Addio a Villaggio: Fantozzi, De Andrè e la Sicilia nella sua vita controcorrente

La scomparsa di Paolo Villaggio mette tristezza, perché è vero che quando ci lasciano alcune persone è anche un pezzo di noi che se ne va. E non c’entra l’arte e la sua carica “mostruosa” che seppe cambiare la maniera di far ridere quando erano la televisione e il cinema a dettare la linea. È qualcosa che ha più a vedere con la familiarità, come quando un vecchio zio che ha accompagnato due terzi della tua vita decide che è ora di passare la mano. E da quel momento in poi sopravvive nei ricordi e nelle citazioni, il vecchio zio.

Nel caso di Villaggio questo processo di distacco era cominciato da tempo, perché il suo corpo soffriva pene non inferiori a quelle che già l’anima gli infliggeva. Di tanto in tanto qualche apparizione, per testimoniare la sua esistenza terrena, qualche intervista che sembrava un commiato anticipato. Non parlava di Fantozzi o di Fracchia, ma della sua Genova dei tempi andati, degli amici che non c’erano più, del più amico di tutti, Fabrizio De Andrè al quale regalò la poetica “Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers”, una lirica in strofe dove puttane e cavalieri medievali assurgevano a simboli del disagio sociale di quell’Italia che entrambi provavano a cambiare.

E a noi veniva da ridere solo a pensare a quella strana coppia di sognatori e visionari, apparentemente agli estremi e invece così vicini, tanto da far fatica a riconoscere nell’io narrante il protagonista di quei personaggi che hanno segnato il costume dell’Italia per trent’anni abbondanti. Una vita sempre controcorrente, rivoluzionario nell’Italia perbenista, popolare nella stagione dell’impegno.

Villaggio amava la Sicilia, diceva di vedere la stessa luce di casa sua. E quei colori che soltanto il sole e il mare sanno regalare. Dei siciliani apprezzava l’accoglienza e la cucina. Il suo battesimo culinario fu al Carlos Primero, un ristorante di gran moda negli anni ’60 perché di fronte alla Rai di via Cerda, dove talvolta faceva tappa. Alternava la novelle cuisine e i piatti della tradizione siciliana, l’alto e il basso proprio come Villaggio, un giorno Fantozzi e l’altro paroliere “dell’amico fragile”.

Noi vogliamo salutarlo con il ricordo della sua battuta cinematografica forse più celebre (“Per me la corazzata Potëmkin è una cagata pazzesca“) e richiamando in scena il cattivissimo professor Krantz che, nella storica trasmissione Quelli della Domenica, indicò la nuova strada della comicità italiana. Era il 1968 e si vedeva.


Il video è tratto da Teatro 10, un varietà trasmesso in tre edizioni dalla Rai tra il 1964 e il 1972. Ogni settimana la trasmissione proponeva personaggi del mondo del cinema, della musica e dello sport. Paolo Villaggio ripropose uno sketch di Kranz, che il grande pubblico aveva apprezzato in Quelli della domenica, nel 1968.

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