Il Pride è una lezione di come si deve fare politica se si vuol cambiare il mondo

Mi interessa la politica ma chi si ricorda di come giocavo ai tempi miei sa benissimo che non brillo per costanza ed abnegazione , eppure c’è un evento che mi solletica e fa venire voglia di scattare (?) come ai bei tempi, tra giugno e luglio: il Pride.
Evento estremo, almeno nella parata finale, divisiva… Dio che schifo, bravi ma eccessivi, meravigliosi. Io mi schiero tra coloro che trova il Pride una splendida esibizione di libertà, di civiltà, di democrazia, ma non solo… è una lezione di come si deve fare politica se si vuol cambiare il mondo in una fase dove la Politica sembra aver perso le coordinate .
Il coordinamento del Pride è da sempre composto da un arcipelago di associazioni, non necessariamente legato al mondo lgbt, che hanno come caratteristica la assoluta diversità di vedute politica, di campo d’azione, di linguaggio. Sono certo del fatto che durante l’anno gli scazzi, le divisioni anche accese, le discussioni infinite costituiscono il pane quotidiano (e non ne sono certo solo per sentito dire…) , ma al momento di quagliare, di puntare all’ obiettivo comune, di far sul serio… vualà… si inizia a marciare dopo aver trovato magicamente la sintesi delle posizioni… e anno dopo anno si arriva ad una settimana fatta di dibattiti, incontri, iniziative, fino al meraviglioso corteo. Ho sempre sostenuto che la Sinistra deve imparare da questo mondo, deve apprendere come ci si possa accapigliare su tutto per 10 mesi all’anno… per colpire Uniti nei due mesi che contano. Oddio a pensarci bene la faceva anche la vecchia DC… hai visto mai che il Pride abbia una genealogia politica più complessa di quanto non pensiamo e alla fine dobbiamo tutti diventare un po’ più democristiani ?

Con affetto Mariolino

Mariolino Corso

Direttore editoriale