Perché Orlando non prende la strada per Catania

La delusione è quella di chi ritiene di essere stato tradito. Nessuno, se non i due diretti interessati potrà dirlo, ma la sensazione è che a Giusto Catania, più o meno esplicitamente, fosse stato assicurato un posto in Giunta. Il passaggio (non obbligato) dalla candidatura, che rientra nell’etica dei comportamenti, avalla questo ragionamento. In pratica, l’assessore più contestato dei 5 anni di governo appena conclusi, ma anche quello che ha dovuto assumersi l’onere dei provvedimenti più impopolari per convinzione e per ordini di scuderia, ha scelto l’arma della legittimazione popolare. E mai una lista di “sinistra sinistra” (una volta il termine giusto sarebbe stato extraparlamentare…) ha raggiunto a Palermo questa percentuale. Come dire, esame superato.

E invece è arrivata una decisione che ha sorpreso la base di Sinistra Comune, meno chi conosce le “varianti” di Orlando.

La strategia del sindaco è quella di tenere quanto più lontano possibile le espressioni più ascrivibili ai partiti: niente posto in giunta per Sinistra Comune o per i Democratici, almeno sino al dopo Regionali quando sarà possibile analizzare i primi rendiconti. Il progetto della lista dei territori di ispirazione orlandiana entra in conflitto con le presenze più marcatamente politiche. Lo hanno compreso di dem (che infatti non fiatano) e forse anche le truppe di Catania a cui però questo gioco non piace. Le Regionali sono un’altra partita e la riproposizione dello “schema Palermo” è il prologo per un isolamento futuro che non predice nulla di buono.

Si lamenta la base ma anche i vertici. Il segretario di Rifondazione, Vincenzo Fumetta, sottolinea come “Giusto Catania candidandosi si è assunto responsabilità e si è esposto ad un grande rischio, incassando il consenso dei palermitani. Catania ed Evola sono stati votati non solo per quello che avevano fatto ma anche per ciò che avrebbero voluto realizzare”. La rivendicazione della continuità politica è la premessa per lanciare ad Orlando la più pesante delle accuse: “E’ un altare basso quello a cui Orlando sacrifica la precedente esperienza amministrativa”.

Certo è che adesso Giusto Catania, sceso nell’agone elettorale lancia in resta perché forte anche del carisma e degli sbandierati successi del suo “socio”, si trova in mano le mazze di plastica di carnevale, quelle che fanno boing e poco altro. Ha vinto la sua battaglia e su questo non c’è dubbio ma non può portare a casa neanche una quota parte del bottino. E più andranno avanti le lamentele e più si daranno argomenti ad Orlando per non prendere in considerazione le rivendicazioni che arrivano dalla sua sinistra. A Catania è forse imputabile una mancanza di lungimiranza: se a poche ore dal successo avesse chiesto la presidenza del Consiglio Comunale invece della postazione di governo, non è escluso che Orlando avrebbe convinto la sua variegata truppa. Oggi, in posizione di debolezza, la presidenza sembra più lontana, destinata ad esponenti dell’area moderata. In pole ci sono Cusumano, Bertolino o Scarpinato, sempre se dovesse essere confermato il premio di maggioranza. Nel caso di sconvolgimenti derivati dal conteggio dei voti (ancora i consiglieri non sono stati proclamati) non è escluso che torni di moda l’ipotesi di affidarsi ad un esponente dell’opposizione. Uno a caso, il cui nome è Giulio e il cognome finisce in tillo…

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