Viaggio nella Costa Sud: Romagnolo e quel divieto che tutti ignorano

Metti un sabato mattina di inizio estate, ma estate di quella vera, che l’asfalto brucia e sudi pure se stai fermo. Direzione Romagnolo che oggi fa più fine inserire nella più anonima dizione Costa Sud, quella che tutti, da Orlando a Forello, durante la campagna elettorale hanno messo tra le priorità della riqualificazione urbana. Romagnolo, i mitici bagni Virzì e Italia dei racconti dei nonni, delle bancarelle dei polipari che sino agli anni ’60 facevano concorrenza a Sferracavallo e Mondello, la borgata marinara dentro la città, dove sarebbe bello potere fare un bagno senza correre rischi.

Prima di addentrarci nei rischi, crediamo opportuno fare un passo indietro.

Durante la campagna elettorale la retorica è appena sopportabile, dopo proprio no. Il tempo degli spot è finito. Romagnolo non potrà mai essere la nuova Mondello, chi lo afferma non è in buona fede. Non potrà esserlo nemmeno dopo tutta la riqualificazione di questo mondo, è il contesto urbanistico che lo relega ad altro. Potrà diventare un’alternativa e non una copia, un nuovo punto di riferimento della balneazione cittadina: ma ci vorranno decine e decine di anni prima che le abitudini sociali cambino.

Tuttavia oggi è più che legittimo attendersi che le acque della Costa Sud siano di nuovo balneabili. Attualmente non lo sono e il cartello che evidenzia la zona inquinata con tanto di ordinanza sindacale è visibile al’inizio della pedana che una volta era il belvedere. Il fatto che le acque siano da decenni non balneabili è la più severa condanna per i sindaci che si sono succeduti. Il fatto che si tenda, già da qualche anno, a esporre il divieto di balneazione con una certa “timidezza” appare ipocrita e al limite della responsabilità penale.

C’è stato un periodo che i cartelli di divieto erano piantati anche nella spiaggia a distanza di poche decine di metri l’uno dall’altro. Oggi niente più. Anzi, il sindaco Orlando, nel corso del’ultima puntata della trasmissione televisiva “Casa Minutella”, ha rassicurato i palermitani dicendo che “per la balneabilità c’è solo da risolvere una questione burocratica” ma che tutto è a posto. E ha aggiunto che “la gente già si fa il bagno, ma io non lo so…”. Una battuta, ma che, se ci pensiamo bene, non fa proprio ridere.

E allora al sindaco glielo facciamo sapere ufficialmente: c’è gente che si fa il bagno nonostante la sua ordinanza sindacale e glielo certifichiamo con un video. E c’è chi – in questo caso i vigili urbani – quella ordinanza sindacale non la fa rispettare, dimenticando che la trasgressione si configura tra i reati penali, come indica l’articolo 650 del codice laddove fa riferimento “all’ inosservanza di provvedimenti in materia di salute pubblica e igiene adottati dall’autorità”, che nella fattispecie è il sindaco.

Quindi, riassumiamo. C’è un divieto di balneazione che viene trasgredito. Ci sono i vigili che si tengono alla larga da quella zona per evitare di farlo rispettare. Alcuni cittadini si assumono il rischio del reato e delle conseguenze di fare il bagno in acque sinora dichiarate non balneabili. Noi vogliamo credere che il sindaco abbia ragione e che le analisi delle acque riportino dati rientranti nella norma. Se così fosse faccia tutto ciò che è in suo potere affinchè in tempi brevi possa essere concessa la balneazione. Ma sino a quel momento fare rispettare la legge non è solo opportuno ma obbligatorio.

Jose Marano

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