L’inchino di Brusca a Falcone e Borsellino

Vi sveliamo i segreti dello scoop realizzato da Franco Lannino e Michele Naccari in occasione dell’arresto del boss di San Giuseppe Jato. La storia di una foto resa possibile grazie ad una Polaroid regalata alla Polizia

Tutti gli scoop hanno un prezzo. Le interminabili giornate di lavoro, l’ansia di non essere il primo, la necessità di verificare le fonti. Difficile quantificare quanto costa una “primizia”. A volte però è anche possibile, come nel caso dell’arresto di Giovanni Brusca, il boss che azionò il telecomando e fece saltare per aria Falcone, Morvillo e la scorta. Una macchina Polaroid e una notte insonne, è il prezzo che il 20 maggio del 1996 consentì a Michele Naccari e Franco Lannino di realizzare uno degli scatti ancora oggi più simbolici di quella stagione. L’inscindibile coppia di Studio Camera fece un investimento che fruttò 100 volte il costo di quella macchinetta portatile capace di allentare la resistenza della Questura e di generare una delle foto più importanti che un fotoreporter possa sognare.

Giovanni ed Enzo Brusca furono arrestati ad Agrigento dalla “Catturandi” di Palermo

Il racconto del trasferimento nel capoluogo di due dei mafiosi più ricercati del mondo è di Franco Lannino che, poi saprete come, fu il regista e lo stratega dell’operazione “foto in Questura”.

“Eravamo stati avvisati dell’operazione della Polizia, noi come altri reporter eravamo raggruppati davanti alla Squadra Mobile di Palermo. Le auto, con i due Brusca dentro, prima di arrivare fecero un giro davanti alla sede dei Carabinieri di piazza Verdi, una maniera per sottolineare ai loro colleghi/rivali il primato dell’operazione. Quando arrivarono alla Squadra Mobile riuscimmo a stento a vedere dai finestrini la figura dei fratelli Brusca ammanettati e piegati in avanti. Poi niente più. Anzi, per essere precisi, dopo arrivò anche un’altra macchina, quella di un fabbro…”

E cosa c’entrava…

“Ci raccontarono che quando a Giovanni Brusca furono messe le manette ad Agrigento, le chiavi volarono via nella vallata. Per capire meglio il gesto, bisogna ricordare che Brusca era ricercato, fra l’altro, per essere coinvolto nella strage di Capaci. E con Falcone morì Montinaro, uno che era stato a lungo nella Catturandi…”

Torniamo in Questura. Entrano i Brusca e poi che succede?

“Passano le ore, si stava facendo sera e noi chiedevamo almeno le foto segnaletiche per mandarle ai giornali. Ci dissero che bisognava aspettare perché s’era guastata la loro macchina fotografica. Allora mi venne un’idea: andai in moto a comprare una Polaroid e la portai in Questura chiedendo in cambio di avere le foto in anteprima. Ad accordo raggiunto ci fecero entrare nell’atrio della Questura. Ad un certo punto, un collega si fece da parte per far passare un uomo che chiedeva il permesso di entrare in una stanza di cui involontariamente ostruivamo l’ingresso. Mi si gelò il sangue : era proprio Brusca. Verso sera riuscimmo ad avere le foto segnaletiche, feci le copie e le mandammo al Giornale di Sicilia e all’Ansa. Poi andammo tutti a casa, ci dissero che i Brusca sarebbero stati trasferiti l’indomani mattina. Michele Naccari fiutò che qualcosa di meglio poteva essere fatta, che un’altra foto era possibile, non si accontentò di quella segnaletica e passò tutta la notte in Questura. Alla fine ebbe ragione e alle 4 del mattino realizzò una foto straordinaria. Si aprì una porta e accanto ai poliziotti c’era Giovanni Brusca. Nella stanza di fronte, appesa alla parete ci stava una foto di Falcone e Borsellino. Fu proprio davanti a quella parete che Brusca fu immortalato, una sottolineatura di grande effetto. Naccari di fatto ebbe il tempo di scattare un intero rullino della stessa posa. Posso solo immaginare la tensione di quel momento. Portò la pellicola in studio, io stampai e presi di corsa il primo volo per Milano per andare a vendere le foto con il nostro agente, Giacomo Anfuso. Panorama le rifiutò, vendemmo la prima uscita a Gente che fece una doppia pagina”.

Posso chiedere il prezzo?

“Tre milioni. Successivamente la foto fu ceduta almeno ad altre 100 testate fra Italia ed estero. Ovviamente a prezzi inferiori”.

E che fine fece quella Polaroid? Oggi avrebbe un certo valore sul mercato del collezionismo. Pensa, la macchina fotografica che al primo scatto immortalò Giovanni Brusca…

“Restò in Questura e non se ne seppe più nulla. A conti fatti fu comunque un grande investimento. Senza considerare la soddisfazione di avere firmato uno scoop del genere”.

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