Palazzo D’Orleans, gli indizi che fanno capire perché Grasso accetterà la proposta di Renzi

A Piero Grasso piacciono le scadenze naturali. Lo ha rivelato durante l’intervista della trasmissione “Un giorno da pecora” che babbiando babbiando sta diventando la “terza camera” radiofonica, luogo dove la leggerezza del clima consente più d’una confidenza.

Il Presidente del Senato s’è concesso una articolata confessione, più su vicende personali che istituzionali, ma il suo riferimento sulle elezioni (“da tempo affermo che la legislatura debba concludersi a scadenza naturale e credo che così sarà…”) non può essere lasciata cadere senza un pensiero relativo alle prossime Regionali.

Se la regola della scadenza naturale vale per le Politiche, perché non deve essere lo stesso per le Regionali? Ed ecco che così la decisione del Pd di non accelerare la fine del governo Crocetta appare più comprensibile. Ma Grasso, come un astuto pollicino, ha seminato un’altra briciola che è più di un indizio. “Cosa farò nel 2018? Chi lo sa, tante volte le cose accadono, ti vengono offerte. Io attendo con serenità…”

Chi conosce Grasso, uomo misurato e di parole più che mirate, non può che rilevare che nel suo linguaggio quella dichiarazione vale quasi quanto un sì. Nessuno vuole tirarlo per la giacchetta, ma se il Pd (e stiamo parlando di Matteo Renzi, ovviamente…) vuole provare a ripetere l’operazione Orlando e cucire addosso ad un  candidato forte una coalizione su misura, i presupposti per potere arruolare il Presidente del Senato ci sono tutti.

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