Alfano, c’è posta per te

La missiva è del consigliere comunale Alessandro Anello che, conti alla mano, sottolinea un errore di valutazione: “Sbagliato andare con Orlando, tenendo insieme tutte le componenti Popolari avremmo fatto saltare il banco. Lupi, a Milano, non ha appoggiato Sala.” E nella busta consegnata al Ministro c’è anche un altro mittente…

Alla resa dei conti si scopre che avrebbe vinto Alfano. Attenzione al condizionale, perché se è vero che i numeri non mentono mai, è altrettanto sicuro che la divisione – sia in senso aritmetico che politico – dimezza risultato e valutazione finale. A Palermo c’è una parte dell’ex Nuovo Centrodestra che non ha digerito la creazione di una lista con i Dem e ancora meno l’accodarsi ad Orlando. Il loro ragionamento porta alla premessa.

Alessandro Anello“Se sommiamo i voti che la componente Popolare ha portato in dote ad Orlando a quelli ottenuti dalla nostra area in Palermo con Fabrizio, ricaviamo un risultato sorprendente: saremmo arrivati quasi al livello dei Cinquestelle”. Ad esprimere qualcosa di più di un rammarico è Alessandro Anello, capogruppo uscente di Ncd e consigliere rieletto l’11 giugno eletto nella lista Per Palermo con Fabrizio. Come altri, ha portato il dissenso all’interno del partito prima di ricusare le scelte del Ministro. Di fatto sposando la tesi di Francesco Cascio, con cui è da anni “associato” e ne rappresenta la corrente su base comunale.

“Se è parzialmente comprensibile l’alleanza con i Dem – continua Anello – per via dei rapporti nazionali, assolutamente fuor di luogo è quella con Orlando, a cui da sempre abbiamo fatto opposizione. Peraltro le dinamiche locali sono spesso diverse dagli accordi nazionali. Prendete Lupi, a Milano non ha appoggiato Sala ma Parisi. E allora, perché in Sicilia questa scelta?”.

Si potrebbe obiettare che, in nome dell’unità, potevate andare voi dall’altra parte…

“Non sarebbe stata la nostra lista. E poi con Orlando… Potete scommetterci che il sindaco ha già dimenticato che ha vinto grazie ai voti dei Popolari”.

Secondo il vostro schema dovevate andare compatti con Ferrandelli?

“All’inizio, anche considerato che Area Popolare è una formazione inedita e che le Comunali sono una vetrina importante, si era parlato di presentare un candidato sindaco, individuato in Simona Vicari. Tramontata questa opzione la sponda naturale era Ferrandelli. Con questa base elettorale e con questi dirigenti, bisognava avere il coraggio di presentare una lista e rimettersi al giudizio degli elettori. E se permette, pensare che saremmo stati il primo partito a Palermo…”.

Archiviato il risultato delle urne, il ragionamento risulta ideale prologo per le prossime Regionali.

“Molti di noi hanno lasciato Forza Italia scommettendo su una classe dirigente che, in Sicilia e a Palermo, ha saputo fare una buona semina. Area Popolare è la logica continuazione di quel ragionamento ma bisogna avere la forza di puntare sulla nostra identità. Altrimenti i numeri saranno sempre il risultato esiguo di una divisione”.

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