Trapani, fine del duello Fazio – D’Alì. È il doppio quorum l’avversario di Savona

Girolamo "Mimmo" Fazio
Girolamo “Mimmo” Fazio, deputato all’Assemblea regionale siciliana, già sindaco di Trapani 2001-2012

La vicenda di Trapani mostra con chiarezza il lato peggiore della politica. E, senza mezze misure, di alcuni dei suoi principali protagonisti. Mimmo Fazio avrà avuto i suoi buoni motivi (e ci piacerebbe sapere quali siano stati) per non abbandonare subito la contesa elettorale dopo il coinvolgimento nello scandalo dei trasporti per cui ha dovuto subire misure restrittive. La stessa cosa ha fatto Antonio D’Alì, coinvolto in altra inchiesta giudiziaria e con altri provvedimenti a carico.

Ragioni etiche avrebbero dovuto ispirare i due contendenti ad abbandonare il campo, ma anche considerazioni di natura pratica. Non c’erano le condizioni minime per affrontare una campagna elettorale, in termini di serenità e di ricerca del consenso.

Fazio si è assunto la responsabilità di continuare un percorso che non aveva vie d’uscita. Non serve vincere se in realtà sai che non potrai mai esercitare il mandato per il quale chiedi fiducia. Non si può pensare di governare 5 anni con un’incognita così pesante rappresentata da questo genere di capo d’imputazione .

Superato lo scoglio del primo turno, ancora più indecifrabile resta la successiva decisione di autosospendersi dalla competizione, prima con un appello al non voto, poi non presentando deliberatamente la squadra di assessori per essere dichiarato inadempiente a norma di legge. Non ha voluto ritirarsi dal ballottaggio per non dare spazio a D’Alì, terzo classificato al primo turno.

La sensazione è che la corsa di Fazio avesse il rivale D’Alì come punto di riferimento, l’altra faccia della stessa medaglia. Provenienti dalla stessa sponda moderata, grande consenso in città, entrambi gravati da problemi con la giustizia alla vigilia del voto. Nessuno dei due si è ritirato. Si sono fatti la guerra per tutta la campagna elettorale. Nessuno dei due ha ceduto, tenendo in alcuna considerazione il fatto che Trapani avrebbe dovuto accettare, in un caso o nell’altro, un sindaco con una spada di Damocle sulla testa. D’Alì però non è arrivato al ballottaggio e così la moderna versione dei Duellanti non ha avuto l’epilogo.

Messo a tacere il rivale, Fazio non se l’è sentita di continuare la sua sfida lasciando a Piero Savona l’incombenza di costruirsi in pochi giorni il suo destino passando da scenari imprevisti.

Se vorrà diventare sindaco, Savona dovrà superare il doppio quorum: convincere la metà dei trapanesi ad andare alle urne e racimolare oltre il 25% dei consensi (in termini assoluti quasi il doppio dei voti ottenuti a primo turno). Se sarà così avrà vinto la più assurda delle corse a sindaco e potrà dire di avere comunque realizzato un’impresa. Forza Italia ha fatto appello al non voto, i grillini sono già al mare a guardare l’esito sconcertante di questa situazione. I suoi unici alleati saranno i consiglieri comunali già eletti in quanto il Consiglio resterebbe in carica solo per il tempo necessario per predisporre nuove elezioni (probabilmente nella primavera del 2018). Se Savona non ce la farà, sarà tutto da rifare e arriverà un commissario. Cosa che, per il bene della democrazia e il rispetto delle regole civili e del buonsenso, i trapanesi meriterebbero, visto il risultato del primo turno e il consenso complessivo di Fazio e D’Alì.