Di Liberto e le regole del tascio: “Trump supera Crocetta”

Si può amarlo oppure odiarlo, ma gira e rigira Leoluca Orlando un titolo te lo dà sempre. Poi se c’è da sputtanare qualcuno che gli sta sulle scatole il titolo può diventare titolone. Su Crocetta è stato lapidario: “Un tascio”. E ci siamo chiesti cosa avranno capito di questa parola i nostri lettori oltre lo Stretto che ieri a migliaia hanno selezionato l’articolo, tra i più letti della giornata.

Orlando, con il suo giudizio che sembrava più sulla persona che sul governo (che resta un’entità astratta…), ha sdoganato un termine che esprime una categoria dell’anima, una maniera di essere che solo i siciliani capiscono a primo acchito e che pertanto merita di essere spiegata.

L’esperto in materia è Gerardo Di Liberto, pioniere delle trasmissioni televisive siciliane, autore di format nazionali, capo animatore, attore, regista e autore di cabaret. Ma soprattutto presidente dell’Accademia di Tascio Cultura (dalle nostre parti non ci facciamo mancare niente…), l’uomo che ha scritto le regole e tiene il registro universale: i tasci da un lato, il resto del mondo dall’altro.

“Orlando ha ragione, Crocetta è tascio nell’anima – esordisce Di Liberto -. E va fatta subito una premessa: tascio si nasce, bardascio si diventa. Non bisogna confondersi, il bardascio è una qualità del tascio, è quello che si barda. Il carretto siciliano è bardascio, per essere chiari. Il tascio è quello che fa ogni cosa in maniera esagerata, che sta sopra le righe per vocazione. Mia madre che ha 99 anni dice una cosa che esprime bene il concetto. Non so se posso riferirla…”

Quale sarebbe il problema?

“È un’immagine un po’ colorita. Vabbè, in fondo, visto l’argomento… Il tascio è quello che fa il pirito più grande del culo. Non so se è chiaro…”

Chiarissimo. I comportamenti standard del tascio? Per esempio a tavola…

“È quello che in Sicilia, con tutto il ben di dio che abbiamo, ordina il tris fumè. È quello che sta attento alle porzioni e vuole il piatto stracolmo e i resti li vuole incartati per il cane che magari non ha”.

Il tascio a letto?

“Un masculazzo a sentire i suoi racconti. Poi magari il suo massimo è la posizione del missionario. Per il tascio ciò che conta è la rappresentazione pubblica. Come con le auto per esempio…”

C’è una tasciomobile?

“Non una marca o un modello. Conta solo che sia l’ultimo tipo, la partita si gioca su questo particolare”.

Il tascio cosa legge?

“Ma stiamo scherzando? Il tascio non legge, ascolta cosa si dice in giro. In questo non è poi diverso da molti altri. Si accontenta dei titoli dei giornali, magari visti di sgarrubbo al bar”.

Il programma televisivo?

“Non ci possono essere dubbi: Amici. Ma oserei dire che è buono tutto l’universo televisivo di Maria De Filippi. Per i tasci è un’icona, con il suo carico di tronisti e varia improponibile umanità”.

Di Liberto, non è che ci sta diventando intellettuale?

“No, ci mancherebbe. Ma davanti alla De Filippi vacilla anche il tascio che c’è in me”.

Di questa parola, che sembrava in disuso, ne ha fatto un brand…

“In disuso è cianè”.

La differenza?

“Nessuna. Diciamo che cianè ha un’origine più volgare, appartiene più alla tradizione del dialetto. Tascio la supera in curva perché è tascio chi disconosce il dialetto e magari traduce in italiano le parole siciliane. I giovani avevano provato a darne una nuova versione: truzzo. Ma non funziona, suona male e non rende l’idea”.

A Balestrate lei ha creato un Tascio Village

“È un casale di famiglia del ‘600. L’ho rimesso in sesto, si mangia e si sta insieme come una volta nelle osterie”.

Il menù del giorno?

“Pullanche, pani cunzatu, uova rure, tumazzu con alici e olive, frittata chi zucchini, anelletti cu furnu, pasta chi milinciani e ricotta salata, sasizza, pittinicchi, insalata vastasa e cascatelle”.

E niente fumè…

“Direi proprio di no”

E i tasci vengono?

“ Vuol sapere una cosa? Neanche uno. Ho aperto da una settimana, faccio il pieno di borghesia, dirigenti pubblici, accademici. Se si ammette di essere tasci, in fondo, non lo si è. La penseranno così. Era tutto studiato, una grande operazione di tascio marketing…”

Per chiudere, mi fornisce la sua play list di tasci?

“Crocetta e Orlando – nel rispetto della par condicio – ci entrano di diritto. Metterei Donald Trump al primo posto e sul podio Antonio Razzi e Barbara D’Urso”.

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