Le Province seppellite in diretta Tv dall’Arena di Giletti

Le Province in Sicilia morirono di domenica, un giorno davvero insolito per i tempi della politica nostrana. Ma quello era il giorno de L’Arena di Giletti a Domenica In. La ricostruzione di quelle ore che, dopo oltre mezzo secolo dalle prime elezioni democratiche, misero fine alle Province, è di Giovanni Avanti, ultimo presidente a Palermo e a quel tempo a capo dell’Unione delle Province Siciliane. Ne parla sulle colonne de La Stampa di Torino, rievocando persino la casualità di un argomento che probabilmente non era all’ordine del giorno nella scaletta di Giletti.

Era il periodo in cui Crocetta “vendeva” il suo essere diverso dal tradizionale scenario siciliano. Se c’era da abolire e (teoricamente) risparmiare voleva essere in prima linea. E possibilmente in diretta e sul canale amico.

Giletti quella domenica gli disse: “Ma come, a livello nazionale si sta parlando di abolizione delle Province e voi preparate un testo di riforma?”. La risposta del Governatore fu secca e immediata: “Ah sì, sarò io il primo ad abolirle”.

E così il testo di una buona riforma, predisposto da un assessore dello stesso Crocetta, a cui da più di un anno collaborava più che fattivamente proprio L’Unione delle Province, fu sacrificato sull’altare del palinsesto televisivo. Un testo che eliminava sprechi finanziari e sovrapposizioni con Comuni e Regioni, che razionalizzava l’area degli interventi e disegnava meglio il cosiddetto governo di area vasta. Tutto seppellito, una storia cancellata in diretta tv.

“Un’operazione di pure demagogia – ricorda Giovanni Avanti – che non è servita neanche a contrarre la spesa fissa. Gli oltre 5000 dipendenti delle Province siciliane sono rimasti al loro posto a fare poco e niente, il governo del territorio è stato ridotto a zero, nessun servizio”.

Insomma l’inizio del caos. E Avanti non è ottimista neanche sulle aree metropolitane che dovrebbero assicurare una maggiore capacità di intervento. Le giudica poco più che un rattoppo. “Mi chiedo come potrà fare il sindaco di Palermo a gestire oltre il capoluogo, anche altri 81 Comuni del territorio provinciale. Un’area che comprende due coste, le Madonie e un entroterra: come si fa a tenere tutto insieme attorno a Palermo?”.

Il fatto che se ne riparli adesso non è per niente casuale. Da tempo, nei corridoi del Parlamento siciliano, spira un vento favorevole alla ricostruzione dell’Ente intermedio perché il fallimento gestionale del post Province a davanti agli occhi di tutti. Una formula light che possa ripristinare una corretta erogazione dei servizi, soprattutto nelle aree della pubblica istruzione, della viabilità e della tutela dell’ambiente. Si attenderà l’estinzione del governo Crocetta e probabilmente con il prossimo Parlamento si affronterà la questione senza pregiudizi.

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