Orlando e la mappa del nuovo potere

La nuova Giunta dovrebbe contare su altre due new entry. Valentina Chinnici alla Pubblica Istruzione? Derby Catania – Cusumano per la presidenza del Consiglio Comunale. E alla Rap già si pensa al successore di Dolce

Ventiquattro ore di pace e di festa, tutti stretti attorno ad un risultato esaltante. Orlando il favorito numero 1 lo è sempre stato ma il premio di maggioranza era un traguardo per nulla scontato. Lo 0,07, proprio quel numero che privato della virgola è sinonimo di fascino e avventura, consente alla coalizione matrioska del sindaco di avere anche in Consiglio Comunale forze sufficienti per non andare all’avventura.

Tale esigua percentuale permette di risolvere non pochi problemi in vista dell’appuntamento nel quale leader e sotto capi del variegato mondo orlandiano presenteranno. È un bel dire il mio partito è Palermo, Orlando sa bene che senza l’apporto del gruppo Cardinale – Tamajo (soprattutto quest’ultimo, in termini di consenso) o privato del quasi 9% portato in dote da Democratici e Popolari, oggi dovrebbe rifare i conti con le insidie del ballottaggio. E anche senza i numeri di Totò Lentini, la cui lista non ha superato lo sbarramento ma ha concorso al raggiungimento del risultato finale.

La presidenza del Consiglio

È il primo problema che dovrà affrontare una maggioranza e dai tempi della sua soluzione si potrà comprendere il suo livello di coesione. C’è da decidere chi sarà il presidente del Consiglio e già, in maniera sotterranea, sono cominciati i giochi. Fuori concorso Totò Orlando (mai è stato riproposto il presidente uscente), se fosse stato eletto, la prima scelta di Orlando sarebbe stato Pippo Russo, fedele alla linea e con buoni rapporti con le altre componenti. Paradossalmente meno problemi avrebbe recato il non raggiungimento del premio di maggioranza. La presidenza sarebbe andata liscia liscia a Giulio Tantillo, la più autorevole espressione dell’opposizione ma uomo di cui Orlando si fida. Oggi la scelta nobile di assegnare il comando dell’aula alla parte avversa sarebbe ostacolata da più di una fazione.

Se Orlando potesse decidere in autonomia la soluzione sarebbe bella che pronta. Una bella virata a sinistra ed ecco pronto il presidente: Giusto Catania. Sinistra Comune ha avuto un risultato notevole, Catania ed Evola, unici tra gli assessori, non hanno esitato a mettersi in gioco, e il partito fa parte della precedente coalizione. Il premio sarebbe più che giustificato. La presenza di Catania a Sala delle Lapidi sarebbe per il sindaco garanzia di continuità e, cosa da non sottovalutare, libererebbe un posto in Giunta. È prevedibile qualche resistenza, di sostanza da parte di qualcuno, di forma da parte di altri. I democratici e popolari non hanno dimenticato che proprio Catania ha fatto di tutto per tenerli fuori dalla colazione e faranno pesare, per quanto possibile, il loro iniziale dissenso. Sicilia Futura spenderà sul tavolo delle trattative il suo eventuale consenso pensando alle altre caselle che dovranno essere riempite, dalla Giunta ai cda delle municipalizzate.

L’alternativa di Orlando, che logicamente preferirebbe pescare tra i consiglieri rieletti per garantire un minimo di esperienza, sarebbe Giulio Cusumano, il più votato tra i candidati delle liste “ortodosse”. È giovane, fidelizzato, ambizioso, lo stuzzica la storia delle primarie che durano 5 anni per la designazione del prossimo candidato sindaco – quale miglior viatico? – e le sue precedenti esperienze di partito (ex An, Udc, Mpa) gli consentono di trovare sponde fondamentali nell’area moderata che in questa nuova Aula è iper rappresentata. Si prepara un derby mica male per Catania contro un rivale che il consenso può costruirselo in maniera trasversale. Anche se, come sempre, la parola di Orlando avrà un peso determinante. Il totalizzatore segnala anche Paolo Caracausi e Francesco Bertolino quali possibile sorprese.

La Giunta

La regola di Orlando è fare presto. Sa bene che più tempo si perde e più spazio si dà alle trattative. Pratica noiosa quanto insidiosa quando si ha a che fare con troppi interlocutori. Non si deve leggere come un atteggiamento di superiorità, ma questo è un genere di cose che gli procura l’orticaria. E per questo i preliminari, di solito, li affida a Fabio Giambrone, più munito di pazienza e diplomazia. Mezza Giunta è fatta, quattro assessori sono già stati nominati: Peppe Mattina, Antonino Gentile, Gaspare Nicotri e Jolanda Riolo. Solo quest’ultima avrebbe uno sponsor politico (si dice che la designazione sia stata suggerita da Sicilia Futura). Le competenze di ciascuno di loro fanno capire che per alcuni degli assessori uscenti difficilmente ci sarà spazio. Mattina è l’ex vicedirettore della Caritas avrà la delega al Diritto alla Casa e ai Beni Comuni. Per Gentile, già direttore dell’Agenzia delle Entrate, la delega naturale sarà il Bilancio. Gaspare Nicotri, che conosce bene la macchina amministrativa per essere stato segretario generale del Comune, sembra destinato al Personale. Resta la Riolo, in bilico tra Sviluppo economico e Municipalizzate (quest’ultima delega è la più probabile magari con qualche altra aggiunta che richiede minore impegno). La quinta casella verrà occupata da Emilio Arcuri, vero uomo macchina, braccio destro da sempre del sindaco, l’ideale per rappresentare la sintesi necessaria in una nuova esperienza di governo. E, cosa non da poco, Arcuri non ha mai avuto timore a giocare il ruolo del “poliziotto cattivo”, capace di fare la voce grossa per interposta persona senza esporre direttamente il grande capo.

Resterebbero 5 posti per dare rilievo alle istanze delle liste che l’hanno sostenuto. L’unica analogia la si può trarre dalla giunta che lo accompagnò alla fine del mandato degli anni 2000: allora palesemente assegnò un posto ciascuno ai partiti che lo sostenevano. Già accontentata Sicilia Futura, rappresentando egli stesso le sue liste, oggi di fatto dovrà valutare le richieste di Democratici e Popolari che, già alla vigilia del voto, con garbo e senza strilli, reclamavano un maggiore coinvolgimento nel governo della città. Un assessore sarà, con buone probabilità, espressione di quest’area.

La sensazione è che Orlando proverà a proporre i nomi di qualche uscente, tipo Marino, Gini e Ciulla, come direbbe Jannacci, per vedere l’effetto che fa. E poi avvierà una trattativa lampo mettendo sul piatto della bilancia tutto ciò che resta – e non è poco – del potere del sindaco metropolitano. L’unica cosa che non è in discussione è la galassia Giambrone: Teatro Massimo e Gesap saranno ancora appannaggio degli inseparabili Francesco e Fabio. Alla fine si potrebbe raggiungere un equilibrio con una Giunta composta per sei decimi da new entry e quattro riconferme. Attenzione a Valentina Chinnici, potrebbe sedersi sulla poltrona che fu occupata Alessandra Siragusa nelle giunte degli anni ‘90/2000. E se Catania non dovesse restare in Consiglio, ci sarebbe pronto per lui l’incarico delle Attività Produttive.

Le Aziende Municipalizzate

La Rap avrà di sicuro un nuovo presidente. La gestione attuale, che pure ha operato con merito sul versante interno, non sembra avere avuto grande riscontro dalle parti di Villa Niscemi. La sostituzione non è avvenuta prima soltanto per evitare che le critiche di Ferrandelli e Forello fossero in qualche maniera condivise dallo stesso Orlando. Avere salvato l’azienda dal fallimento è stato un successo, non riuscire a farne un modello di efficienza rappresenta una colpa che grava sulle spalle degli amministratori che si sono succeduti. Specie in relazione all’organico. Il presidente Roberto Dolce sta già svuotando i cassetti. C’è chi rimpiange ancora Ettore Artioli i cui rapporti con Orlando sono da decifrare. Senza considerare che al sindaco non sono mai troppo piaciuti i cavalli di ritorno. (Arcuri a parte…) e che già con Artioli aveva derogato affidandogli l’Amat prima della candidatura di quest’ultimo alle Politiche del 2013. Attorno alla Rap si gioca la partita più delicata perché il sindaco s’è proprio stufato di pagare il conto , in termini di consenso, per responsabilità altrui. Chi andrà alla Rap saprà da subìto di essere al centro dell’attenzione del sindaco. Se supererà la prova sarà iscritto di diritto nel registro dei sindacabili.

Meno certa la nomina di un nuovo cda all’Amat, dove siede Diego Bellia, un fedelissimo del professore, monitor costante e sempre acceso sull’operato del presidente Antonio Gristina. La vicenda Tram, pur tra mille difficoltà, non è stata amministrata male, intollerabile invece la gestione dei bus. Sono pochi, per lo più obsoleti, quasi sempre poco rispettosi delle tabelle di marcia. Sembra, a volte, che manchi una logica nei percorsi. A questo si può provvedere con una certa facilità. La presenza del tram ha, infatti, scombussolato la tradizione dei collegamenti. Sanare sarà possibile anche a costo zero. Ma senza investimenti nessun presidente potrà mai garantire una svolta per ciò che riguarda le frequenze e l’efficienza dei mezzi. E di soldi all’orizzonte non ne sono previsti. Una prova d’appello sarebbe più pronosticabile se non si fosse all’anno primo del nuovo governo.

Verso una riconferma Maria Prestigiacomo, presidente dell’Amap e come lei Vincenzo Costantino, presidente di Amg. Resteranno liberi un paio di posti in cda per ogni azienda. Da valutare la Sispi: ha sulla coscienza il caso della simulazione online delle operazioni di voto che ha avuto un più che negativo riscontro mediatico su stampa e social. Basterà per far finire sotto processo il suo vertice? Orlando sa che per uscire di scena tra gli applausi c’è bisogno di una svolta specie per quanto riguarda l’erogazione dei servizi. Se gli saranno sottoposti nomi di qualità, la rotazione al vertice delle aziende potrà considerarsi quasi totale.

E poi c’è da valutare tutto il sottogoverno legato alla posizione di sindaco metropolitano: lo userà come esca per distogliere l’attenzione dal potere vero e per accontentare i tanti alleati che gli sono stati accanto in questa cavalcata trionfale.

 

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