Cuffaro è stato sconfitto, il cuffarismo no

Massimo Costa
Massimo Costa

Voglio intervenire su un dibattito di questi giorni post-elettorali. Il dato che più ha sorpreso è il tramonto di Cuffaro.
Dato per eminenza grigia, ‘u “vasa vasa” non è più quello di una volta.
Il suo candidato di riferimento, Ferrandelli, è stato sconfitto. Il suo partito di riferimento, il “Cantiere popolare”, è sotto lo sbarramento.
Sembra la fine di un’epoca. Eppure solo dieci anni fa era letteralmente il viceré della Sicilia. Tutto passava per quel blocco di potere che pareva inossidabile: la DC, sotto le nuove spoglie dell’UDC, socio alla pari con Forza Italia, e con la stampella di AN e del nascente autonomismo di governo sembravano un sistema granitico.
Dividevano favori e posti, erano i signori del voto.
Col tempo, a poco a poco, questa “banda” ha cominciato ad entrare in crisi, e a giocare un ruolo, per loro impossibile, di “opposizione”. Impossibile, perché lontano dal potere, come insegna Andreotti, si logorano inesorabilmente. Merito di Lombardo, che li ha spaccati, ed ha aperto le porte al PD, in lunga crisi di astinenza da potere. Ma Lombardo è stato solo una transizione. Dopo è venuto Crocetta, e con lui la “dominazione” PD, così dura da fare rimpiangere persino il centro-destra.
Da qui il riorganizzare le fila, pensare che con la fine del carcere tutto sarebbe tornato come prima, e invece nulla.
Si sono contati, sono ancora forti, o meglio lo erano. Avevano ancora un loro seguito, non indifferente, ma non sufficiente a governare, e quindi per loro, e soprattutto per lui, che del clientelismo DC ha rappresentato l’esplosione e la quintessenza, è davvero politicamente la fine.
Non lo rimpiangeremo.
Però non c’è da stare allegri. Se oggi Cuffaro non vince non è perché una nuova Sicilia ne ha preso il posto.
È soltanto perché i suoi metodi sono stati ormai assorbiti in tutto e per tutto dalla cosiddetta sinistra di governo. Il PD, come Orlando (inutile che lui cerchi di prenderne le distanze) sono “uguali” alla vecchia destra.
Stesso feudalesimo elettorale, stessi capannelli di galoppini alle porte dei seggi elettorali, stesse promozioni e assunzioni in prossimità delle elezioni, e così via.
Il cuffarismo oggi veste PD, la “non storia” politica della Sicilia si ripete eterna. Tutt’al più è un susseguirsi di cordate. Cosa c’è dietro le 500, 1000, 3000 preferenze di alcuni candidati consiglieri di Palermo? Luce propria? Reale consenso sulla persona? Ma per favore…
E questo a riprova che i partiti italiani per la Sicilia sono tutti uguali.
A riprova che domani la Sicilia politica sarà feudale esattamente come quella cuffariana. Tu “a chi appartieni”? A quale cordata di potere? “Chi ti benedice”? Mai diritti, solo favori. La Sicilia di oggi non è migliore di quella di Cuffaro, anzi, se proprio dobbiamo dirlo, un po’ peggio, non molto, ma sicuramente un po’ peggio.
“Feudale”, sì, perché il suddito cerca protezione dal potente in cambio di omaggio di fedeltà. E che cos’è questo? Cittadinanza? No, non ancora.
La libertà per i Siciliani sembra ancora lontana.
Ma c’è una speranza, piccola ancora, ma l’unica che c’è in giro: l’indipendentismo.
Solo l’indipendentismo, prima ancora che la vera e propria indipendenza, è garanzia di trasparenza e di nuova cittadinanza. Piccolo? Non importa. Noi non misuriamo il successo come i “cuffariani”, dai voti nei seggi. Noi lo misuriamo con la ragionevolezza dei nostri argomenti. E ancora non ne abbiamo trovato di migliori.

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