Il Monte Rosa

Santa Rosalia di Anton Van Dyck rivisited
La prima immagine a sinistra è il particolare di una tela che raffigura Santa Rosalia, opera di Antoon van Dyck, 1625, Museo del Prado

Un campionario di storie di donne e il tema della prima volta. La scalata di Caronia e Figuccia, il destino che accomuna ancora La Colla e Scafidi, le compagne di banco Orlando ed Evola. E la domanda di Massimo Milani a cui forse è meglio non rispondere…

Sei donne, un piccolo campionario di storie che hanno un comune denominatore. Il tema è quello della prima volta. È la prima volta che una donna porta al successo una lista e la trascina a forza di voti a superare la soglia dello sbarramento. Per Marianna Caronia altro che quote rosa, sono i maschietti della sua lista a doverle dire grazie perché il “lavoro sporco” l’ha fatto tutto lei. Ha preso più del triplo dei voti del secondo arrivato e così facendo è diventata la donna più votata di queste elezioni. Non ha il primato assoluto perché, come era lecito immaginarsi, i Cinquestelle hanno fatto cadere una valanga di preferenze su Ugo Forello, il loro candidato sindaco.

E pensare che Marianna Caronia, che incarichi politici ne ha sommati tanti, è quasi partita ad handicap. Poco più di un mese fa è stata coinvolta nello scandalo che ha portato all’arresto dell’armatore Morace e del candidato sindaco di Trapani, Mimmo Fazio. Un caso che non ha scoraggiato il suo elettorato particolarmente radicato nel settore dei trasporti marittimi.

Lady preferenza ha anche il volto di Sabrina Figuccia, seconda erede politica di Angelo, il capostipite che dopo avere contribuito alla scalata alla Regione del figlio Vincenzo, ha preparato la dose anche per la “figlia del cuore”. Che a dire il vero ci ha messo molto di suo. Estroversa e capace di imbastire relazioni in ogni strato sociale di Palermo, in coerenza con la seconda laurea in scienze della comunicazione (la prima è in filosofia), ha messo a frutto anche la sua esperienza quasi ventennale nel mondo del sindacato (Ugl, di cui è dirigente). Ambita e corteggiata dentro Forza Italia, con i suoi quasi 3.000 voti s’è piazzata alle spalle del “divo” Giulio Tantillo. È certo che grazie a questa performance, probabilmente dalla prossima volta, potrà rinunciare al “Sabrina detto Angelo” che guarniva la scheda elettorale.

Assai diversa la storia di Katia Orlando. La sua candidatura in Sinistra Comune ha la matrice di tante altre presenze in quella lista: lo spirito di servizio. Giusto Catania, ispiratore della pattuglia, si giocava una partita mica da poco, dopo avere fallito l’ingresso in Consiglio 5 anni fa per una manciata di voti. Tutti hanno lavorato pancia a terra, l’obiettivo comune superiore a quello individuale. Katia deve avere lavorato davvero tanto perché zitta zitta, forse sfruttando anche il suo cognome, è riuscita a piazzarsi alle spalle di Catania, lasciandosi dietro l’altro assessore, Barbara Evola. Che magari avrà sorriso, ma solo un po’. Se per Evola (come del resto per Catania) la candidatura era quasi un referendum sul suo operato, il successo della lista certifica che l’esame è stato superato. E poco importa se Orlando, Katia s’intende, per qualche giorno le ruberà la scena. Magari in Consiglio saranno anche compagne di banco…

Restano invece fuori da Sala delle Lapidi due storiche figure della politica al femminile dell’ultimo decennio. Non ce l’ha fatta Giusy Scafidi e con lei la ex “gemella” Luisa La Colla. Hanno cominciato insieme dal meno rilevante gradino istituzionale, dalla Provincia. Consigliere del partito di Tonino Di Pietro, hanno poi seguito Orlando nell’avventura della scorsa legislatura. Facevano parte di quel Consiglio monocolore di marca Idv. Poi La Colla, compagna di vita di Elio Bonfanti, figura storica dell’orlandismo a Palermo, abbandonò il sindaco per accasarsi nel Pd. Non le è stato sufficiente il suo record di voti per superare una concorrenza resa ancora più temibile dalla presenza di candidati molto competitivi di area popolare. E anche Scafidi si è difesa bene ma è rimasta al palo.

L’ultima storia è la più tenera da raccontare. “In centinaia mi hanno volontariamente detto che mi avrebbero votato. Chissà allora dove sono finiti tutti quei voti…”. La dichiarazione è di Massimo Milani, per cui ogni tentativo di definizione di genere è superfluo. È il transgender più celebre di Palermo. Chi vuole conoscerlo di persona può andare nella sua deliziosa bottega a Casa Professa. Negli anni è stato punto di riferimento per tutta la comunità gay ed Lgbt, anima del Gay Pride di Palermo. Sensibilità civica talmente elevata da sospendersi dal ruolo di coordinatrice per via della sua candidatura a consigliere comunale. Dove sono finiti tutti quei voti? Sono finiti in chiacchiere. Caro Massimo, la tua domanda, al limite dell’ingenuità, rivela una meravigliosa visione romantica dell’essere umano. Fai come hai fatto da sempre, caro Massimo, ignorali questi uomini che usano le parole sbagliate. Imbraccia la tua bici e buona vita.

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