Il silenzio elettorale al tempo di Facebook. Il buongiorno dal testimonial di Beep Beep

Una legge ormai superata  che non tiene conto della supremazia di Facebook e degli altri social network. La strategia di Obama nel 2008 e il rischio che noi correremo domani…

Oggi si festeggia la giornata dell’ipocrisia, come ad ogni vigilia di voto. Nell’almanacco della vita pubblica, il giorno prima delle elezioni è dedicato al gioco del silenzio. La legge istituì nel 1956 che 24 ore prima del voto e per tutta la durata delle operazioni di seggio, non si potesse fare propaganda elettorale. Una disposizione ormai anacronistica perché il legislatore non poteva essere lungimirante abbastanza da prevedere internet, le web news, i social network, limitandosi alla televisione, ai giornali, alle agenzie di stampa per ciò che concerne i mezzi di comunicazione di massa.

Le limitazioni riguardano principalmente i comportamenti dei candidati: niente affissioni, comizi, niente che possa più o meno palesemente essere ricondotto ad azione di propaganda. Negli anni non c’è candidato che non abbia fatto qualche furbata, senza capire che è tutt’altro che certo che la reazione provocata sia di approvazione. Il furbo un suo fascino l’ha sempre esercitato, ma chi ne apprezza ed esalta le doti, è il più condizionabile tra gli elettori.

Dicevamo dei social. Questa mattina la prima cosa che Facebook ha avuto il piacere di somministrarmi nella sezione notizie è una dichiarazione di Attilio Bolzoni. Per i pochi che non lo sapessero si tratta di un giornalista de La Repubblica, tra i cronisti più puntuali nei racconti di mafia, autore di inchieste tra le più scottanti, finito in carcere per non avere voluto rivelare le sue fonti d’informazione, uno insomma con lo sguardo acuto e la schiena super dritta. Bolzoni ha usato la gentilezza di comunicarci, con il consueto stile, di non avere più la residenza a Palermo e che proprio per come Beep Beep (censuriamo il nome del candidato, la legge è la legge…) ha saputo cambiare la città, quasi quasi la riprenderà. La dobbiamo considerare una notizia? Domanda retorica, ovviamente no. Rientra nella serie di dichiarazioni a favore di Beep Beep, un ulteriore tassello di una campagna di comunicazione che utilizza testimonial di prestigio e ha il pregio di costare poco o nulla. E proprio perché si tratta di libera espressione del pensiero e perché non c’è passaggio di denaro, anche l’Ordine dei Giornalisti è tacitato.

Ma la stessa dichiarazione di Bolzoni oggi non potrebbe essere ospitata da un giornale e nemmeno da una televisione. Non solo perché, nonostante il suo autore, è una notizia del piffero, ma proprio perché la norma lo impedisce. Per legge non può stare in un mezzo tradizionale di informazione ma può stare sul più grande aggregatore di notizie del mondo. Poco importa se il messaggio fosse stato inserito ieri oppure oggi o l’altro ieri, il fatto è che resta in rete e può essere utilizzato persino sotto forma di sponsorizzazione, qualora il candidato Beep Beep lo ritenesse utile. Ciò per dimostrare che la norma, redatta più di 60 anni fa, lascia ormai troppe finestre aperte. Basterebbe limitarsi al divieto di comizi e affissioni e chiuderla qui. Perché ormai i social imperano.

Nessuno ha il coraggio di ammettere che oltre il 75% del traffico sui siti di informazione proviene dai social network, mettendo questi ultimi nel gradino più alto dei desideri dei politici. Dice niente che giornali e televisioni hanno fatturato poco o niente in termini di spot elettorali? E comunque non considerare Facebook (o twitter o instagram) come un mezzo di comunicazione di massa significa non comprendere la portata del fenomeno e continuare a lasciare disparità sul campo.

Nel 2008 Obama, nel giorno delle votazioni, andò a giocare a basket come un qualsiasi ragazzino, su uno dei tanti campi all’aperto che si trovano in ogni città statunitense. Si disse per scaricare la tensione. In realtà consegnò un’altra sublime immagine fotografica che i suoi creativi ritennero essenziale, a coronamento di una campagna molto giocata anche sui messaggi subliminali. Un’immagine che comunicava la freschezza atletica e la sua identità uguale a quella dei tanto afro che giocano per strada. Un vero capolavoro. Se, per esempio, il nostro Beep Beep, che in rete si sta giocando una partita assai più esplicita, facesse una cosa del genere a urne aperte, sarebbe possibile non considerarlo un messaggio di propaganda? Vale per lui come per gli altri, da Beep Beep ciuffetto a Beep Beep barbetta. Ci pensi il prossimo Parlamento ad aggiungere accanto alla par condicio un’altra legge equa ed efficace. Cominciamo a pensare al futuro, perché meno ipocrisia uguale più democrazia. Archiviata la sottogliezza di Obama, noi a questo giro, al massimo, correremo il rischio del tradizionale segno di vittoria davanti all’urna. Questo, è certo, che lo sa fare. E lo farà.


Una curiosità in tema segnalata sulla loro pagina Facebook dai M5S, che hanno “beccato” una pagina sul sito del Comune di Palermo dove, sicuramente nel corso di prove tecniche di trasmissione, lo staff ha pubblicato i risultati fittizi del voto, rivelando come si augura l’esito delle elezioni l’operatore che ha inserito i dati.

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