Di Matteo in udienza: “Riina è lucido e cosciente”

Il boss dei boss Totò Riina non sembrerebbe affatto in fin di vita. Ad avvalorare questa tesi è stato il Pm Nino Di Matteo che nell’udienza di oggi, sul processo che riguarda la trattativa Stato-mafia, è stato chiarissimo: “Riina è perfettamente lucido e orientato nel contesto. Sappiamo di alcune dichiarazioni del boss che sono state scritte nella relazione di sevizio depositata in segreteria, perchè ci sono state riferite da un agente penitenziario”.

In particolare Riina, il 30 marzo scorso a margine della videoconferenza del processo sulla trattativa Mafia-Stato e, ovviamente, a microfoni spenti, avrebbe fatto riferimento ai rapporti intercorsi tra Ciancimino e Gelli e anche tra l’ex sindaco di Palermo e il boss Bernardo Provenzano. Su questa vicenda la Procura di Palermo ha chiesto l’immediata presa in carico nel processo della trascrizione della relazione dell’agente, con la riserva di ascoltare anche Riina.

Non è la prima volta che il capo dei capi utilizza questi metodi. Lo fece il 16 novembre del 2013 quando dal cortile del carcere milanese di Opera, parlando con Alberto Lorusso, esponente della Sacra Corona Unita, lanciò la sua “fatwa” di morte nei confronti dello stesso Di Matteo: “E allora organizziamola questa cosa. Facciamola grossa e non ne parliamo più. Perché questo Di Matteo non se ne va, ci hanno chiesto di rinforzare, gli hanno rinforzato la scorta. E allora se fosse possibile ad ucciderlo, un’esecuzione come eravamo a quel tempo a Palermo”.

Anche questa volta, probabilmente, Riina ha voluto mandare un messaggio all’esterno per affermare che chi comanda in cosa nostra è ancora “vivo e vegeto”.

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