Zampa di gallina

Maurizio Zamparini

Il sogno rosanero che è diventato un incubo che non accenna a finire. Il Palermo claudicante come un anziano, come il suo presidente che oggi fa il compleanno: ecco la torta che gli inviamo per i suoi 76 anni. E intanto ci culliamo nei ricordi di 7 anni di indimenticabili campioni…

Si può affermare senza timore di smentita che in questo momento Maurizio Zamparini è l’uomo più odiato di Palermo. È riuscito a diventarlo coltivando con pazienza e meticolosità l’arte sopraffina della presa per il culo. Un peccato che in Sicilia diventa mortale, se e quando ti sventano. E siccome l’imprenditore, a cui l’arroganza non manca, non ha fatto nulla per celare i suoi misfatti, la reazione di Palermo è stata ineluttabile. Una reazione popolare, non solo quella della curva nord che, con straordinaria maturità, si è limitata a fischi e piriti. A Bologna, come a Firenze, Bergamo o Verona, non avrebbe più potuto camminare per strada senza essere sommerso di insulti.

Chi ha rinnegato il gran visir è stata la borghesia del pallone, quelli che si sistemano in gradinata o in salotto rapiti da Sky, e che lo criticavano ai tempi di Pastore (“Perché l’ha venduto? Perché non potremo mai vincere lo scudetto”), figuriamoci adesso. Ma anche nel calcio è la borghesia che guida la rivoluzione e il messaggio di critica è passato di casa in casa facilitato da una politica suicida che non ha precedenti nel mondo del calcio. E, se vogliamo dirla tutta, dal fatto che a una certa età e dopo una vita vissuta sempre in prima linea, forse non si è più lucidissimi. Specie se si parla di calcio, una droga che il vecchio Zampa ha assunto per trent’anni sino all’overdose.

Oggi è il suo compleanno – ne compie 76 – e dalla torta virtuale che Palermo gli consegna nostro tramite non uscirà Marilyn cantando Happy Birthday, bensì un cetriolo gigante.

Più di questo non si poteva, il vecchio Maurizio lo comprenderà. È vero, prima di lui il Palermo non ha vinto scudetti. Anzi è fallito, ha bivaccato per anni in terza serie, ha conosciuto per 2 volte l’onta del calcio scommesse e la dignità l’ha persa più volte in campi improponibili. Ma stavolta è diverso. Salvatore Matta non scelse di fallire, né Polizzi e Ferrara di retrocedere. Nel loro piccolo, piuttosto, si impegnarono per stare a galla. Zamparini ci ha trovati in B e – facendo gli scongiuri e se tutto va bene – in B ci lascerà.

A Palermo ha scritto pagine forse irripetibili per la storia del nostro calcio. Ha impegnato risorse personali (in grande parte nei primi due anni di serie B) per riportare Palermo nella mappa del calcio vero. Ne ha guadagnato in gloria e considerazione, cosa che avrà esaltato la sua smisurata vanità. Se volevi fartelo amico, bastavi dirgli che di calcio ne capiva. Era quello che, per anni, hanno fatto dirigenti, allenatori e calciatori, spuntando ingaggi di almeno un terzo superiori alle rispettive quotazioni di mercato. Non è un dispetto – ho buoni testimoni – ma personalmente ho sempre pensato che fosse una balla colossale. Zamparini per anni ha giocato a chi ce l’ha più lungo con tutti i presidenti italiani, colpevoli di non curare adeguatamente le relazioni con il mercato sudamericano e argentino in particolare.

Buona intuizione, bisogna ammetterlo, ma solo se hai il personale tecnico che sa distinguere un potenziale campione dalla mandrakata. Finchè il gioco l’hanno retto Foschi e Sabatini, tutto bene. Poi il buio totale. Sette anni di grandi sfizi, sino al 2011, campioni come Pastore, Amauri e Cavani (e Zaccardo, Grosso, Barzagli, Corini, Barone, Santana, Ilicic, Nocerino, Sirigu, Cassani, Balzaretti e forse ne dimentichiamo qualcun altro), la Champions sfiorata, le qualificazioni europee, la finale di Coppa Italia. Il canto del cigno sono stati Dybala e Vazquez, ultimi giocolieri che solo per fortunate coincidenze abbiamo potuto ammirare a Palermo. Poi una discesa progressiva e immotivata perché, con il background acquisito e con le finanze garantite dalla presenza in serie A, una squadra stile Chievo si poteva metterla su ogni anno.

Cosa ha influito di più nel crollo, la crisi finanziaria o i limiti del presidente nel cercare soluzioni astruse ad un problema semplice semplice? Bastava fare un passo laterale e prendere un direttore a cui delegare il potere vero. Non quello finto, appannaggio di tutte le mezze figure nostrane ed estere di cui si è circondato. Zamparini oggi somiglia a certi attori d’avanspettacolo passati di moda che raccontano “però ai miei tempi vi facevo ridere”. È vero, ci ha fatto godere ma ci ha anche umiliati e presi in giro. E quest’ultimo spettacolo è stato talmente pietoso da non meritare altre repliche

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