Il lato B della politica

Da Palermo a Trapani un campionario di cose che sarebbe meglio non vedere. Le riunioni di stile clientelare, le minacce di andare in Procura, i filmati “clandestini”. E in questo clima hanno gioco facile gli uomini di Grillo a reclamare spazio. Fioccano gli endorsement e la domanda è: serviranno?

La presenza di Beppe Grillo a Palermo è servita a evidenziare alcuni temi importanti delle due principali sponde della Sicilia occidentale. Il primo sottolineato da una battuta degna della prima serata di RaiUno anni ’80: “Se a Trapani si deve scegliere tra un candidato socialmente pericoloso o uno agli arresti domiciliari, meglio che noi ritiriamo la lista. Non c’è gusto a vincere così”. E alla battuta fa seguito un’ulteriore provocazione: “Certo che se perdiamo sarà una tragedia”. E non intendeva per il Movimento Cinquestelle ma per i trapanesi…

Le vicende di Trapani, un caso davvero unico, fanno riflettere sul perché il M5S ha pieno diritto di cittadinanza. È l’esempio più classico del lato B della politica, quello che se ne frega della decenza e che aizza le tifoserie per difendere l’indifendibile. Perché solo un approccio fideistico e talebano può far sembrare normale ciò che normale non è.

Nella fattispecie, la giustificazione implicita chiama in causa l’apparato di giustizia. E non è un paradosso. E se poi fossero innocenti? Se passato qualche mese, D’Alì o Fazio risultassero del tutto estranei ai capi d’imputazione? Queste sono le tesi che serpeggiano all’interno delle segreterie dei due big trapanesi per mantenere viva la convinzione che si stia facendo la cosa giusta. Anche perché – fanno ancora rilevare – non è che gli esempi manchino…

L’idea che talvolta non basta essere nel recinto della norma tuttavia resta attuale. Se Trapani è il caso più eclatante, spostandosi di 100 km più a sud c’è un altro sistema di esibire il lato B. Da giorni Fabrizio Ferrandelli, tacciato di avere alle spalle il peggio del peggio, si sgola denunciando le varie riunioni che il suo principale rivale, Leoluca Orlando, che di Palermo è il sindaco uscente, organizza con i lavoratori delle varie società collegata al Comune. Le ultime in ordine di tempo: ieri la Reset, oggi il Coime. La giustificazione che arriva dallo staff del sindaco: riunioni organizzate da tempo, servono per verificare la funzionalità delle società.

È questa la politica a cui dobbiamo assistere? Quella delle promesse, dei buoni pasto, di integrazioni di orario di lavoro, di vertenze sanate dopo 10 anni “pur nei limiti delle ristrettezze normative e finanziarie”? Quella delle minacce di andare in Procura e depositare filmati girati (e inviati in forma anonima alle redazioni) da novelli 007 pur di catturare la voce di quelle promesse?

Il metodo sarà diverso ma la sostanza non è dissimile da quella di sempre: mettere a reddito la posizione di potere, far fruttare ciò che si è fatto, promettere ciò che si potrà fare. Nulla di illecito, secondo la legge degli uomini. Resta il fatto che far leva sui bisogni della gente ti manda davanti al tribunale della coscienza e l’assoluzione non è scontata.

C’è un altro motivo che legittima l’esistenza in vita dei Cinquestelle. La sensazione che certe regole non scritte siano nel dna dei professionisti della politica, autorizza Grillo alla facile battuta: “Ci dicono che siamo dilettanti, lasciateglielo dire. E fidatevi di me…”.

Intanto comincia a diventare seriale il ricorso all’endorsement. Il giornalista e scrittore Pino Aprile per Ciro Lomonte, Fulvio Abbate e Santo Piazzese per Nadia Spallitta. La parte del leone la fa Orlando: prima l’appello di Beatrice Monroy, poi un gruppo di giornalisti (tra gli altri, Bolzoni, Fotia, Roccuzzo, La Licata), il sindaco di Tirana, e sotto l’hashtag #ilcambiamentononsiferma ecco le giornaliste Alessia Rotolo ed Eugenia Nicolosi. Le prime a metterci faccia e voce, una performance da sottolineare per il coraggio e la trasparenza. Se credono in quel che dicono, perché no? Ciascuno è libero di “fare squadra” con chi vuole. A volere essere severi, risulta eccessivo il ricorso all’iperbole e la forma lascia a desiderare. Ma questi sono problemi della regia. E resta da dimostrare che sia la formula azzeccata per catturare consenso. Il caso Hillary Clinton è ancora fresco di giornata.

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