Diverso ma non troppo

Lo scandaletto a sfondo sessuale dopo le batoste di Pif. Il crollo di Crocetta è anche la fine di un sogno e di quella diversità nella quale i siciliani avevano puntato cinque anni fa…

Rosario Crocetta, quasi cinque anni dopo la sua elezione, fa pubblicamente i conti con la sua diversità. Il racconto che Repubblica.it fa del suo interrogatorio in Procura sullo scandalo dei trasporti marittimi, sfuma ma non può celare una caratteristica che emerge sempre più chiara nella narrazione che il presidente, se vogliamo anche con coraggio, ha fatto di sé. Ogni volta sembra quasi una seduta psicoanalitica e non sorprende che, uscendo dal Tribunale, abbia detto di sentirsi “sollevato”.

È diventato personaggio (suo malgrado?) perché portatore di diversità in una politica siciliana che ha sempre preferito l’omologazione. La diversità, quella morale che lo avrebbe dovuto distinguere dai suoi predecessori, e a seguire quella sessuale, esibita quasi come un biglietto da visita in quei primi giorni dopo la sua elezione. Il messaggio che doveva passare era semplice: un uomo diverso, un politico diverso. Quasi un rapporto di causa-effetto. Semplice ma banale, se vogliamo persino sessista, ma questo era il concetto. I “fini” osservatori di politica e costume facevano opportunamente rilevare che gli unici due governatori gay dichiarati erano uomini del sud, alla faccia della sottocultura e dell’omofobia con cui veniva spesso dipinto il meridione d’Italia. Crocetta come Vendola, un accostamento per il quale oggi si rischia una querela da parte del leader di Sel.

Il racconto della sua difficile adolescenza in una città come Gela, entrato nei verbali dell’interrogatorio e che talvolta si è ripresentato in questi anni, è un pezzo di storia con il quale Crocetta sembra ancora dovere fare i conti. In tanti suoi comportamenti, che purtroppo la politica ha reso pubblici, emerge la sensazione di qualcosa dovuto a mo’ di risarcimento. Siamo nell’anticamera della doppia morale: ciò che agli altri non è concesso, a me…

Come se la vita che è andata avanti alla grande e l’essersi affrancato con coraggio e fatica dalle grette dicerie paesane, non avessero gratificato abbastanza un ego già di suo ipertrofico. Un certo provincialismo di fondo non è stato lenito neanche dagli anni europei di Bruexelles, dalle belle frequentazioni e dalle tante chiavi di accesso ad un mondo meno rinchiuso su se stesso che la politica gli ha garantito. È rimasto, per certi aspetti, il sindaco di Gela (detto senza offesa) che nomina chi vuole e quando lo ritiene opportuno (l’ultimo è il caso di Ben Abdelaali all’Ircac), che per gli amici ha sempre un occhio di riguardo (vedi Patrizia Monterosso), che affronta il cammino istituzionale come fosse una passeggiata nel corso principale del paese, in attesa di uno sguardo d’ammirazione che non arriva da troppo tempo.

È trascorsa più di una settimana dalle intercettazioni che hanno fatto venire fuori la sua assurda pretesa di prolungare in inverno il collegamento con aliscafo da Palermo a Filicudi e i pruriginosi (e a tratti boccacceschi) commenti del sindaco di Lipari, dell’armatore Morace e soprattutto dell’Assessore Pistorio. Ebbene, una settimana dopo avere sentito il suo assessore dire, senza sapere di essere intercettato, che la richiesta di prolungare la tratta marittima era determinata dalla voglia di prenderla nel c… del presidente, arriva la richiesta di dimissioni. E ci voleva una settimana per chiedere a Pistorio di farsi da parte? Va bene che la Giunta è politica, ma un tipetto del genere andava messo alla porta senza dover passare dai partiti. Diverso anche in questo caso, pensate se al posto suo ci fosse stato Lombardo…

Forse ha ragione Crocetta che è tutto da dimostrare il rilievo penale delle argomentazioni emerse nel pettegolezzo eoliano; potrebbe anche gridarlo forte che la vita privata ha un buon motivo di chiamarsi così. E noi grideremmo assieme a lui e ancora più forte di lui. Con un distinguo che vale per Crocetta, omosessuale, come per Berlusconi, attivista del genere opposto: non si mescola il pubblico con il privato. Chiarita la regola generale, rimane un problema. La richiesta del traghetto di Filicudi è apparsa talmente assurda (persino a Morace che ne avrebbe beneficiato) che è quasi lecito pensare che Pistorio e compagnia bella abbiano raccontato una versione verosimile (almeno sino ad ora). Ed è questo il punto, un silenzio di una settimana che ricorda quello delle prime ore del caso Tutino. Perché si genera smarrimento quando il verosimile si può sovrapporre al vero, anche se aveva ragione allora e forse anche adesso.

In questo caso, caro presidente, anche se le parole di Pistorio fanno ribrezzo, l’omofobia non c’entra, perché ti hanno trattato alla stregua di qualsiasi politico ingrifato, che manipola attraverso il potere e senza distinzione di genere (sessuale). E poco importa chi la prende, dove la prende e chi la dà.

Pistorio, se lo lasci dire, paradossalmente le ha fatto un favore che neanche s’immagina: l’ha classificato uguale a qualsiasi altro anche se così facendo ha gravemente ferito la sua diversità (morale). Verrebbe da dire che è il prezzo da pagare alla mediocrità politica, perché quando le decisioni sono poco comprensibili diventano automaticamente sospette. E che se si comincia a scavare, in genere, qualcosa si trova. Magari buono solo a mascariare, ma qualcosa si trova.

Crocetta spesso si è lamentato che quanto di buono è stato fatto dai suoi governi in questi anni è sempre stato messo in secondo piano. Forse è vero, come è vero che in prima persona e con l’aiuto dei suoi governi, ha fatto di tutto perché accadesse.

La sua partita giocata sulla diversità è stata persa. Ci mancava solo lo scandaletto a sfondo sessuale per dargli “la botta del mastro”. E stavolta nessun Giletti, che ben conosce il peso e la potenza del gossip, potrà venirgli in aiuto. Il colpo di Pif lo ha fatto barcollare da un lato all’altro del ring, quello di Pistorio ha decretato la fine dell’incontro. E di un sogno. Perché, inutile negarlo, la diversità di Crocetta all’inizio aveva attirato più d’una simpatia. Diverso nell’essere e nella rappresentazione pubblica, diverso da Cuffaro e Lombardo, dal clichè dell’uomo di potere. In cinque anni ha bruciato un patrimonio di credibilità, della sua diversità è rimasta la parte per noi meno interessante con cui dovrà continuare a fare i conti. E a noi non resta che sperare in un normale, normalissimo futuro presidente.

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