L’ape regina

Molti la ritengono già eletta in Consiglio Comunale: ecco perché tutti in Forza Italia ronzano attorno a Sabrina Figuccia, la donna più contesa per un cammino di “coppia”. Un cognome che, nella politica palermitana, funziona come un brand. Tanto che nei poster non compare il suo nome ma soltanto il cognome

È la donna dei paradossi apparenti. Nella società dell’immagine la sua immagine non è mai comparsa, nessuna concessione all’estetica ma nessun vezzo da “grande Gatsby”: non si nasconde e non si esibisce. Non è alla presenza che ha rinunciato e del resto come sarebbe possibile in una campagna elettorale, ma proprio al simbolo della sua identità. Il suo viso, peraltro fotogenico, non è mai comparso nei poster. Figuccia, basta la parola. Un cognome che a Palermo ha la forza di un brand. Oggi in lizza c’è Sabrina ma alle sue spalle spingono e tifano il papà Angelo, un pezzo da 90 della politica palermitana contemporanea, il fratello Vincenzo, attuale deputato regionale, l’altro fratello Marco, consigliere di circoscrizione uscente. Il cognome è un patrimonio da difendere in questa corsa verso Palazzo delle Aquile, la compattezza familiare una virtù da sottolineare.

“Oserei dire anche una bella responsabilità – esordisce Sabrina Figuccia, 39 anni splendidamente portati con la disinvoltura di una ragazzina, due lauree (filosofia e scienze della comunicazione), un presente di sindacalista dura e pura sotto la bandiera dell’Ugl, un futuro già tracciato sulle tracce di quella che può definirsi una vocazione familiare -.
” Ma è un fardello che porto volentieri. Ho 39 anni e vivo la politica da 40… Già dal grembo di mia madre respiravo quest’aria. Campagne elettorali ne ho fatte, ma questa è la prima che vivo in prima persona”.

Che effetto le fa…

“Mi piace il confronto con la gente, in questo credo che i miei studi abbiano influito. Potrò sembrare retrò ma in politica reputo fondamentale il contatto con le persone. Capisco le nuove tendenze tecnologiche, ma se non guardi negli occhi le persone a cui chiedi fiducia…”

Provo a rifare la domanda: che effetto le fa essere l’unica donna che, all’interno di una lista, parte con i favori del pronostico?

“Questo lo dice lei e lo sento dire anche in giro. Io so che nessuna partita è mai vinta in partenza. Però mi fa piacere avvertire la fiducia dei palermitani, significa che in questi anni abbiamo fatto bene”.

Parla al plurale, secondo la regola della famiglia…

“Non sono ipocrita, ho un’eredità sulle spalle e ci sto mettendo anche del mio”.

Sembra una leggenda quella di Sabrina corteggiata anche da lista dello schieramento opposto. Lei ci stupisce dando l’ultima spallata alle ideologie.

“Non esiste più il concetto di destra e sinistra, Ferrandelli e Orlando lo hanno definitivamente archiviato con le loro scelte. Per certi versi avrei potuto essere candidata anche in un’altra lista perché in me coesistono valori tradizionali e la comprensione di temi magari non attribuibili alla nostra area. Sul tema degli immigranti, ad esempio, non si può essere integralisti. Anche se è chiaro che l’Italia e prima ancora la Sicilia non possono reggere la situazione attuale”.

Prova numero 2 di trasversalità: il Gay Pride?

“Lo trovo ridicolo perché anacronistico. Conosco molti gay che non si riconoscono in questa rappresentazione. Dovrebbero ribellarsi. Fermo restando che nel privato ognuno può fare ciò che vuole, la celebrazione in sè è obsoleta”.

Nel rispetto di quel tradizionalismo che contraddistingue il suo brand…

“Su certi argomenti tradizionalista lo sono senza dubbio, non mi sembra di esserlo sul Gay Pride”.

Dove ritiene di essere più in linea con il suo partito?

“Non parlerei di partito ma di ideali. Credo molto nei valori della famiglia e ho ricreato questo clima anche nel mio nuovo nucleo. Mio marito mi supporta. E in questo periodo mi sopporta…”

Il manifesto elettorale recita: Figuccia Sabrina detta…

“Angelo e Vincenzo. Lo so, sembra assurdo ma nel mio caso quello familiare è un marchio d’identità di cui vado orgogliosa”.

Se nel “detto” non ci fosse il limite di due, sarebbe stato presente anche Marco, il terzo fratello.

“Probabilmente si. Sa una cosa? In molti casi l’elettorato mio e dei miei fratelli è diverso, ciascuno di noi ha coltivato rapporti con pezzi diversi di Palermo. Vincenzo è sociologo, Marco ha una forte matrice sportiva”.

E poi c’è papà….

“… Che riunisce tutti”.

Il voto di genere l’ha resa la vera ape regina di questa competizione. In Forza Italia tutti la cercano per camminare in coppia. Il ragionamento è semplice: a lei l’elezione la devono soltanto comunicare a casa, è fuori dalla competizione. Come del resto Giulio Tantillo, il suo omologo al maschile.

“Se posso aiutare qualcuno lo faccio volentieri, sempre che esistano affinità ideali e culturali”.

Provocazione: ha già scelto lo scranno in prima fila ?

“Non sono superstiziosa, so quanto ci stiamo impegnando e il consenso lo misuro per strada. Ma nonostante ciò è un discorso che lascerei perdere…”

Il suo progetto del cuore?

“Mi occupo di progettazione sociale nell’ambito del turismo sostenibile. Un campo che Palermo deve sfruttare ancora meglio cogliendo le attuali condizioni favorevoli. Vorrei incentivare i flussi internazionali, specie con gli USA. E in questi giorni sto lavorando ad alcune iniziative che vanno in questa direzione”.

Cosa farà la sera dell’11 giugno, ad urne chiuse?

“Credo che starò con le persone che hanno condiviso questa avventura e con la mia famiglia. Ma niente segreterie politiche, non è nel nostro dna”.

E il vecchio rito dei risultati acquisiti seggio per seggio?

“Beh, c’è sempre whatsapp…”

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