Assicurare a Riina una morte dignitosa, l’urlo indignato di Salvatore Borsellino: “Non è possibile, non è possibile…”

Salvatore Borsellino si scaglia ancora una volta contro lo Stato. Senza allusioni, con parole inequivocabili che ripropongono la sua posizione sulla tragica fine del fratello. La possibile scarcerazione di Totò Riina, il volergli garantire una morte dignitosa, così come indicato dalla Cassazione, ne ha fatto scattare ancora una volta la reazione rabbiosa. Passano gli anni e sempre di più nella mente di Salvatore Borsellino si radica la convinzione di un coinvolgimento di un pezzo dello Stato nella strage di via D’Amelio. Oggi, più che verosimilmente, ciò che ha scatenato la sua indignazione, è stato anche il concetto di “morte dignitosa” da assicurare al boss corleonese. “Hanno avuto forse una morte dignitosa – scrive Salvatore Borsellino – quelli che sono stati fatti a pezzi in via D’Amelio?”

E come nel caso di Sonia Alfano, il perdono è fuori discussione. In questa invettiva, c’è tutta la morte interiore che Salvatore ha ereditato il 19 luglio di 25 anni fa, la sensazione che la verità sia ancora lontana, che i misteri che hanno circondato la tragica fine del giudice e della sua scorta – dalla scomparsa della borsa e dell’agenda rossa al tentativo di depistaggio delle indagini – abbiano responsabili per nulla ascrivibili a Cosa Nostra. Una tesi che Salvatore Borsellino porterà con sè, con immensa sofferenza, sino alla fine dei suoi giorni.

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