Notte Champions, la Juve e l’Italia becera che tifa contro

Un’altra Champions fantasma nella bacheca della Juve. E questa rappresenta un dolore ancora più grande di quella di due anni fa. Allora c’era una diffusa consapevolezza di non essere ancora allo stesso livello del Barcellona di Messi, stavolta il Real di Zidane sembrava meno galactico. Almeno alla vigilia. L’ottimismo che Buffon e compagni si sono portati dietro da Torino si è diluito con il passare dei minuti e ciò nonostante il capolavoro di Manduzkic. Quando in una Champions fai un gol di quel genere è segno che la buona stella ti accompagna. E invece il film della partita racconta un’altra storia. Non un deficit tecnico ha creato le distanze tra le due squadre quanto una diversa mentalità. E su questo piano la Juve ancora una volta ha pagato pegno. Più del risultato si analizzi come a questo si è arrivati se si vuole provare a trarre un pur minimo beneficio dalla sera di Cardiff e far sì che sia una sconfitta e non una disfatta. Sui dettagli la Juve ha saputo costruire la sua recente catena di vittorie, non cambi metodo e ricominci un processo di autocritica spesso benefico. Lo è stato l’anno scorso dopo la sconfitta con il Sassuolo e quest’anno dopo il duro ko con la Fiorentina. Cominci la Juve a colmare un deficit di personalità che la affligge dalla cintola in su, a trovare (e non sarà facile) un leader a cui appoggiarsi in mezzo al campo, a pensare che il muro difensivo non è eterno e ad accelerare la sua ricostruzione.

La notte di Champions rivela un altro aspetto che i social network hanno ancora una volta messo in evidenza. Viviamo in un Paese in cui è rituale tifare contro, una becera abitudine figlia di una mancanza di cultura sportiva. Anche stavolta è andata così. È vero che chi perde è in genere più simpatico di chi vince (sempre o spesso), ma in questo caso non è stato così. Già dal triplice fischio dell’arbitro si è sviluppata, via internet, una catena di insulse reazioni che hanno “sporcato” qualche sfottò degno di Lercio e di Spinoza. Quel che è grave, dimenticando ciò che era accaduto in piazza San Carlo, proprio a Torino. E questo non ha giustificazione alcuna. Al netto di tutto ciò, la Juve non fa simpatia neanche quando perde, proprio come ai tempi di Moggi e Giraudo. E qualche domanda la coppia Agnelli-Nedved dovrebbe cominciare a farsela.

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