Nino Di Matteo e il muro di Palermo

La storia dello striscione a Palazzo delle Aquile a favore del magistrato, l’idea di realizzare un’esposizione a cielo aperto sulla legalità. E come a Cinisi con le “mattonelle” di Peppino Impastato, rendere omaggio alle figure dei nostri eroi contemporanei. Di Matteo in politica? Il post di Piero Melati, un condensato di stile e raffinatezza

Palermo sta con Di Matteo e il pool Antimafia”: è il testo dello striscione esposto da qualche mese nel balcone centrale di Palazzo delle Aquile. La decisione di esporlo, ovviamente, la prese Orlando. Era il periodo della scorta civica e dell’allarmante notizia dell’arrivo del tritolo, il regalo che la mafia voleva recapitare al magistrato. La reazione istituzionale fu tempestiva ed efficace. Lo stesso messaggio finì su un secondo striscione esposto nella terrazza panoramica dell’aeroporto Falcone-Borsellino.

Anche noi, nel nostro piccolo, stiamo con Di Matteo e lo diciamo forte e chiaro per poterci permettere a ruota di fare una domanda. Non sarebbe ora di cambiare soggetto?
Non per sminuire la solidarietà al magistrato, ma per ampliare il modello di sostegno pubblico, facendo della facciata di Palazzo delle Aquile il muro della solidarietà e dell’impegno civico di Palermo.
Un po’ come il marciapiede di Cinisi che collega la casa di Peppino Impastato a quella di don Tano Badalamenti, dove i “militanti” di Radio 100 Passi, con il progetto delle mattonelle antimafia, hanno creato un museo della legalità a cielo aperto. Ogni mattonella dedicata ad una figura di impegno civico, quarantadue mattonelle, un percorso netto e visibile.

Palazzo delle Aquile come il percorso di Cinisi, non sarebbe un’idea? Dopo Di Matteo, avremo altri uomini di legge e della società civile “affacciati” al balcone? Sosterremo con le stesse lettere altre battaglie e l’impegno di altri eroi contemporanei? Intanto Di Matteo è di nuovo al centro della cronaca per le dichiarazioni che molti hanno letto come il preludio ad un suo prossimo impegno in politica. Come già Di Pietro, De Magistris, Casson, Palma, per citarne alcuni. O Antonio Ingroia che con Di Matteo ha condiviso alcune delle più scottanti inchieste della Procura di Palermo.

Sull’argomento vi proponiamo il pensiero del giornalista siciliano Piero Melati, penna raffinata de La Repubblica e del Venerdì. Un post che rappresenta un capolavoro di stile e di sostanza.

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