Scommettiamo sul gol di Dybala?

Arriva la notte della Champions. E il campione che sentiamo ancora un po’ nostro affronta Cristiano Ronaldo. E c’è più di un motivo per ritenere che la sfida potrà essere decisa da una sua prodezza

Scommettiamo sul gol di Paulo Dybala contro il Real? Proviamo a ricondurre il gusto dell’azzardo al piacere del ragionamento e spiegare perché siamo convinti che nella notte Champions, contro il Pallone d’Oro Cristiano Ronaldo, farà centro.

È un predestinato, questo dicono di lui nei salotti sportivi di Sky, adducendo a qualità innate il talento che ha saputo coltivare negli anni di Palermo ma che ha notevolmente affinato con la maglia della Juve. Se non facesse gol nella serata più importante della sua vita, che predestinato sarebbe?

Ma entrando nel merito delle strategie di gioco, Dybala affronta una squadra ideale per le sue caratteristiche. Il Real ha difensori poco abili ad affrontare l’avversario frontalmente e un centrocampo non abituato a presidiare la sua zona di competenza. Più Dybala sarà bravo a utilizzare la trequarti offensiva come riserva di caccia, più potrà crearsi spazi vitali in zona gol.

E poi non dimentichiamo che la presenza di Higuain sarà ben più che una distrazione per la coppia centrale madridista.

Terza considerazione: il loro portiere, di livello non proprio galactico, è storicamente vulnerabile dalla media distanza, la misura di tiro che solo Dybala ( e in parte Pijanic) possiede nella Juve. Facile pensare che l’ordine di scuderia sarà quello di consentire a Dybala di provarci quante più volte possibile. E non dimentichiamo le punizioni che Cuadrado sa conquistarsi partendo dalla fascia destra. E chi tira le punizioni da destra? Il nostro amico Paolino, of course.

Infine, il quadro astrale che gli è favorevole dalla nascita. E il popò, il celeberrimo fattore C, nel calcio come nella vita in generale, è cosa che conta. Zamparini è uno inossidabile, l’unica cosa che lo colpisce al cuore è dirgli che di calcio non capisce nulla. Allora, Zamparini di calcio non capisce nulla, i talenti sbarcati a Palermo sono frutto della straordinaria capacità di chi sapeva scovarli posto casa. Decine di investimenti, uno straordinario surplus (con Pastore), tre buone differenze attive (Cavani, Vazquez e Dybala), decine di flop.

Dybala sbarca in Sicilia nella fase della decadenza, il tempo di mettere piede in campo e segnare la prima doppietta che arriva la retrocessione. È costato tanto (12 milioni più non si sa quanto di mediatori), difficile anche venderlo (perché l’idea era balenata…). In B parte male, non si capisce con Gattuso. S’infortuna e salta il periodo in cui Iachini (ma soprattutto Vazquez) rivolta la squadra. In sua assenza fanno bene Belotti e Lafferty, entrambi esordienti in B e veri protagonisti dell’assolo rosanero. Torna in tempo per la festa promozione. Il resto è storia recente. Ma se fosse costato meno e non si fosse fatto male in serie B, la probabilità di un suo ritorno in patria sarebbe stata elevatissima. Una serie di coincidenze che, unite ad un carattere di ferro e all’attitudine al lavoro, gli hanno consentito di arrivare alla Juve. Non al Milan o all’Inter che pure s’erano interessate, ma alla Juve. Il suo vestito su misura, la Juve che è casa naturale dentro e fuori dal campo. E di cui, ci perdoni Buffon e non si adiri Higuain, rappresenta la pedina tattica insostituibile, la chiave per scardinare le difese e per rinunciare al regista classico. Perché la bacchetta di direttore d’orchestra, sia chiaro, ce l’ha lui in mano. Pochi se ne accorgono e anche per questo è un fuoriclasse. E anche per questo ci attendiamo di vedere la sua impronta sulla Champions nella notte in cui tutti (o quasi, visto che sempre in Italia siamo…) tiferemo per questo ultimo piccolo genio del calcio mondiale.


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