La forma dell’acqua

Il giornalista terrestre che non c’è più, il romantico marinaio che l’ha sostituito. Saliamo a bordo della vita di Giovanni Chiappisi e impariamo cosa significa lasciarsi il tempo dietro alle spalle. “Il mare è senza filtri, non conta da dove vieni, se sei ricco o povero. Forse ho ritrovato l’amore, su Horus  il mio equilibrio”. E sentite il consiglio che dà a noi umani…

La libertà è una barca, è una pipa, è una piantina di menta esposta al sole, è una piccola lavatrice, è l’orologio sfilato dal polso e mai più portato. Mollare tutto, cambiare vita e non tornare più. Lui l’ha fatto davvero. Da cinque anni vive su una barca. Da solo. Anzi no, con la sua ‘bambina’ di dieci metri, Horus. Con lei ha girato – e continua a farlo – tutto il Mediterraneo, miglio dopo miglio, ormeggiando in mille porti, attraversando qualche tempesta, dormendo cullato dalle onde del mare. Due vite, forse anche di più. Quella da giornalista, prima. Quella da cittadino del mare, dopo.

Il tempo non esiste. Giovanni Chiappisi te lo spiega candidamente tra una risata e un bicchierino di passito. Lui che il giorno stesso in cui è andato in pensione ha comprato la barca. Lui che ha girato buona parte dei porti siciliani per scegliere quello in cui attraccare. San Nicola L’Arena – a Trabia – è la sua città. Horus è la sua casa.

Hai fatto il giornalista per tutta la vita, al Giornale di Sicilia. Ora sei sempre in ciabatte…

Per me il giornalismo è morto. Ho passato gli ultimi due-tre anni del mio lavoro soffrendo. E’ come stare nello stesso letto con una moglie che non ami più.

E’ questo che ti ha spinto a cambiare completamente vita?

Anche, non aveva più senso.

Ma com’è davvero la vita su una barca?

E’ una vita da Dio. Mangio quando ho fame, dormo quando ho sonno. Non ho i vicini che mi scocciano con i loro rumori. Non mi annoio mai. E non mi sono mai pentito della scelta che ho fatto. Anzi, la rifarei altre mille volte. In navigazione, poi, è ancora meglio. Inserisco il pilota automatico, mi siedo davanti all’albero, oppure mi sdraio sull’amaca e mi godo lo spettacolo. Il mare ti dà anche la possibilità di conoscere un sacco di persone, persone che non rivedrai mai più nella tua vita, delle quali non conosci nemmeno i nomi. Rapporti che a terra non potresti avere mai. Mentre in mare sono aperti, senza filtri, non mi importa se sei italiana o norvegese, se sei ricca o povera. Per mare mi sono fatto tanti nuovi amici e ho rafforzato le amicizie storiche, grazie al fatto che probabilmente sono molto più aperto. Insomma, io qui vivo la mia libertà. E poi, altra cosa che non dispiace, vivendo in barca si risparmia tantissimo.

Cos’è per te la libertà?

Non dovere rendere conto a nessuno. Poter fare quello che si vuole in qualsiasi momento, incontrare solo chi si ha voglia di incontrare. Libertà, ma sempre con senso di responsabilità.

Sei cambiato?

In meglio, sicuramente. Su Horus ho trovato il mio equilibrio. Ma la verità è che ero già cambiato quando sono venuto a vivere qui. Nel 2006 sono iniziati i miei problemi di salute e un calvario che è andato avanti per dieci anni. Ho subito due interventi al cervello e quattro al cuore. Ho visto la morte molto da vicino. Ho avuto il tempo per rivedere tutta la mia vita, per chiedere scusa ai miei genitori, ai miei figli. E questo ha cambiato inevitabilmente la mia scala dei valori. Oggi supplisco alle carenze fisiche con la forza di volontà, ma mi voglio molto più bene. Ed è questo il consiglio che do a voi umani…

Voi umani…? E tu?

Io sono un ‘chiappisiano’, una via di mezzo tra un umano e un marziano. E non è la stessa cosa.

Il consiglio esattamente qual è?

Amatevi, viziatevi, coccolatevi. Fate per voi stessi quello che fareste per il vostro più grande amore. Invitatevi a cena, apparecchiate bene la tavola, siate il vostro ospite d’onore. E’ molto utile. Se non ti vuoi bene tu, non puoi pretendere che ti vogliano bene gli altri.

L’amore, ecco…

Io ho avuto due grandi amori nella mia vita: Michaela che è la madre dei miei figli e Rejane. Una tedesca, l’altra brasiliana. E sono sempre rimasto in ottimi rapporti con loro.

Ma non hai il desiderio di un nuovo amore, magari italiano?

Certo. E credo di averlo trovato.

Adesso ‘Horus’ è anche un libro, il tuo terzo libro. Il 10 giugno alle ore 18 lo presenterai al Museo del Mare di Palermo, in via dell’Arsenale…

Esattamente. E’ un libro che ho scritto in meno di tre settimane. Edito da Qanat. Non è un diario di bordo, non è un romanzo, non è un’autobiografia. E’ un libro che ho scritto prima dell’ultimo intervento al cuore che ho subito. Avevo bisogno di distrarmi. E’ successa la stessa cosa anche con i primi due libri, per motivi diversi. Per me scrivere significa questo, non pensare.

Sai di essere considerato un mito dagli ‘umani’?

Se è per questo ci sono anche quelli che mi considerano un poveraccio. La verità è che non sono né un mito né un poveraccio. Sono solo uno che ha fatto una scelta. E non pretendo di convincerti che la mia scelta sia migliore della tua. Sono solo uno che crede veramente nella libertà. Non solo quella mia, ma anche la tua.

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