La mafietta al tempo del voto

La mafietta, quel piccolo sopruso che in Sicilia molti subiscono e a cui purtroppo ci si rassegna. Il racconto di tanti siciliani che ci conducono per mano alla scoperta della “mafia di tutti i giorni”. Quinta puntata della nostra inchiesta.

La mafietta

Le regole che vengono calpestate, l’arroganza che cresce a dismisura: dal mancato rispetto della par condicio all’affissione abusiva e alle accuse di fake news. Ecco come il sopruso diventa regola. E tornano all’opera persino i finti call center…

Angelo ScuderiAngelo Scuderi, giornalista
La mafietta in campagna elettorale ha tante facce. Quella dei finti call center utilizzati con modalità induttiva per finti sondaggi in cui in realtà non si chiede l’intenzione di voto ma si promuove un candidato (“Lei lo conosce? L’ha mai votato? E se no, perché”). Veramente originali, lo faceva 20 anni fa il guru di un partitone per promuovere un candidato sindaco non particolarmente conosciuto…

La mafietta ha anche le sembianza di quella Tv nazionale che se ne frega della par condicio e invita gli aspiranti sindaci che vuole. Dal punto di vista giornalistico, niente da dire, trasmissione essenziale. Ma le regole? E così Nadia Spallitta, esclusa dalla diretta televisiva come Ismaele La Vardera e Ciro Lomonte, ha fatto un esposto al Prefetto di Palermo, all’Agenzia Nazionale per le Comunicazioni e al Corecom Sicilia chiedendo “un immediato intervento” per quanto di loro competenza” al fine di ristabilire le regole democratiche. Sarebbe mafietta anche ignorare questa richiesta o intervenire a tempo scaduto

Mafietta è inserire in un sondaggio un candidato sindaco nella generica voce “altro”: noi vintage abbiamo nostalgia della Doxa che, oltre alla Hit Parade di Lelio Luttazzi, faceva anche le previsioni elettorali per la Rai prendendo in esame persino le percentuale al di sotto dell’1%.

Mafietta è senz’altro occupare illegalmente tutti gli spazi per l’affissione pubblica; e lo è altrettanto far sopravvivere quei poster senza che nessuno li oscuri e senza che sia elevata una sola multa per questa affissione abusiva che spesso non indica neanche il committente (configurabile, quindi, tra i reati di stampa, ndr).

Alla voce mafietta si classifica, secondo i Cinquestelle, la disputa in pubblica piazza con i supporters di Orlando. All’origine della baruffa la segnalazione dei volontari pentastellati ai vigili urbani sul comportamento dei rivali, rei di inserire i fac simile nei tergicristallo delle macchine. Colti in flagranza, ne sarebbe nata una accesa discussione con accuse reciproche: per gli orlandiani si trattava di aggressione, per i grillini di violazione della legge. E quest’ultimi che bollano come fake news il comunicato stampa dell’opposta fazione dove, di fatto, li si accusava di squadrismo.

Mafietta è violare le regole del buonsenso e fare delle cose che, pur essendo ai confini della legge appaiono egualmente indecorose (indire concorsi pubblici in piena campagna elettorale e programmare, in questi ultimi giorni prima del voto, inaugurazioni a raffica di cose che potevano serenamente farsi prima).

Mafietta è fottersene perché tanto non esiste un’antimafietta che te lo fa a strisce…


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