Totti se ne va. E io detesto gli addii…

L’ultimo tempo di Totti, l’ingresso in campo nella partita finale con la maglia della Roma, il boato dell’Olimpico e l’omaggio al campione più amato del calcio italiano

Detesto gli addii. Provo tutta la tristezza dei congedi definitivi, dei rimpianti per quello che si perde o a cui bisogna rinunciare, il rammarico di fronte allo svanire di qualcosa. Detesto il concetto di chiudere, concludere, finire, recidere. Il distacco, l’ultimo saluto, la separazione definitiva.

Addio è un groppo in gola, è il trasferimento della maestra in seconda elementare, è la compagna di banco che emigra in Germania con tutta la famiglia, è Totò in Nuovo Cinema Paradiso, sono le partenze alla fine delle feste di Natale, è un amore che si consuma. Addio è mancanza, è perdita, è qualcuno o qualcosa che si lascia definitivamente.

L’ultima partita di Francesco Totti con la maglia numero 10 della Roma è un addio. Un piccolo addio ad un pezzo di vita che è passata ed è passata per sempre. Con dentro tutto quello che c’è stato in questo quarto di secolo che finisce, idealmente, nel trionfo sacrosanto di un campione come lui, un campione vero, e non solo dentro al campo.

Totti e la Roma, una vita sempre con la stessa maglia, la stessa bandiera, la stessa fede. E’ come amare sempre la stessa donna, tutta la vita, di un amore esclusivo, totale, sempre con la stessa passione, ricambiata e reciproca. Fino alla fine.

Totti è il capitano, è un simbolo, una leggenda. E’ un campione che tutti hanno amato, con il suo calcio, il suo cucchiaio, la sua faccia, i suoi congiuntivi, il pollice in bocca, il quattro con le dita, le barzellette, il candore, il suo essere vero, sincero, com’è. Resterà sempre il Pupone, come Baresi sarà sempre il capitano, Baggio il codino, Del Piero Pinturicchio.

Totti è una parentesi che si chiude, un sipario che cala, un riflettore che si spegne, è l’ultimo minuto del secondo tempo supplementare. Poi si va ai rigori. Fino al triplice fischio finale. Ma per fortuna gli addii non contano, conta solo quello che c’è stato.

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