Falcone Social Band

La commemorazione della strage di Capaci vissuta su Facebook a ritmo di post. Dalla mamma defunta il giorno 23 (“ma non è stata una buona mamma”) a Jovanotti, al dialogo immaginario con il giudice che ha sbancato il web.

Un’esplosione di post, di foto, di commenti e condivisioni. Il 23 maggio sui social network riserva anche sorprese. La parola d’ordine, ovviamente, è Falcone. Ma già dal primo mattino si sviluppa un filone autonomo da cui vengono fuori anche tratti più personali se non addirittura intimi.

Chi sbanca, in questa gara di like e condivisioni, è Alessia Randazzo. Il suo è un vero e proprio articolo che sarà letto da un numero di utenti superiore alla media stagionale degli spettatori di una squadra di media classifica in serie A. Il suo dialogo immaginario con Giovanni Falcone chiude la giornata poco sotto le 15.000 condivisioni.

Poi c’è anche chi ama comunicare che la sua mamma è morta lo stesso giorno di Falcone, 13 anni fa. “Non è stata una buona madre e del resto neanche io un buon figlio…”.

Maria Sole Vizzini riprende e rilancia l’amarezza del giudice Alfonso Giordano, presidente della Corte al maxi processo, non invitato alla manifestazione all’aula bunker. Franco Lannino, reporter di Studio Camera, ricorda che sua è stata la prima foto della strage di Capaci e Allega il prezioso documento.

Poi c’è Laura Giampiccolo che ricorda con il suo post le parole di Paolo Borsellino che immagina l’orazione funebre dell’amico Giovanni, il famoso discorso sulle teste di minc…

E c’è anche Jovanotti che ricorda la sua canzone Cuore scritta pochi giorni dopo la strage e ne ripropone una suggestiva versione unplugged per sola voce e chitarra .

Esalta i giovani il post di William Anselmo con la sua foto davanti all’albero Falcone, si concede una sottile nota di sarcasmo Andrea Tuttoilmondo che stila la sua personale agenda della legalità, dal “risveglio delle coscienze alle ore 6 alla barba della legalità e al rompete le righe della legalità delle ore 19”.

Un tazebao di parole in libertà che hanno accompagnato questa giornata commemorativa, fatta di sentimento, memoria, emozioni e anche retorica.

Alessia Randazzo

Dottore Falcone,

venga, si accomodi, scusi il disordine, il caffé è già sul fuoco!
Le ho raccolto due gelsi dall’albero, quest’anno è carico, stracolmo!
Mi deve perdonare se l’accolgo in pigiama ma so che, per questo 25° anniversario, di gente in grande spolvero, ne vedrà tanta. (leggi commento e post originale)

Maria Sole Vizzini

Io credo che pochissimi avevano pieno di titolo di commemorare sul palco Falcone tra questi senza dubbio il Presidente Alfonso Giordano che non ha solo presieduto il Maxi processo ma è stato anche l’unico che con grande coraggio ha accettato di presiederlo. Erano così tanti i vili che si rifiutarono nel penale che dovettero cercarlo nel civile.
Tra tanti lacchè una dimenticanza fin troppo rilevante e grave … che merita sdegno di tutti !!
Al presidente Alfonso Giordano dobbiamo tanto, tantissimo per aver fatto un grande lavoro con coraggio e determinazione.

#questopaesevaalcontrario
#cosedapazzi

William Anselmo

Ho ascoltato dei ragazzini mentre venivano intervistati. La loro innocente fiducia nel cambiamento mi ha emozionato.

Libera contro le mafie

Il 23 maggio 1992, sull’autostrada A29, nei pressi dello svincolo di Capaci e a pochi chilometri da Palermo, persero la vita il magistrato antimafia Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e i tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro. Se non sentiamo che quel tritolo ha ucciso anche noi, allora la memoria diventa solo celebrazioni e retorica. Queste morti graffiano dentro le nostre coscienze e ci costringono a fare di più, tutti quanti a fare di più. Per noi il 23 maggio è una lezione di vita e di coraggio, una lezione di cui non conosciamo ancora tutte le verità. In Italia, purtroppo, non c’è una strage di cui si conosca a pieno la verità

Laura Giampiccolo

Francesco Palazzo

Le parole stanno a zero. Molti di quelli che oggi si battono il petto, e che appena gli levi il due più due vanno in tilt, a meno che non debbano difendere la propria casacca del momento, crocifissero Falcone da vivo perché aveva accettato di andare a Roma al ministero della giustizia. Dopo la morte fu tutto un fiorire di caro Giovanni di qua e di là, che nemmeno un esercito di sciacalli avrebbe osato tanto. Ma senza quel coraggio di chi seppe fidarsi dello stato sino alla fine, oggi non avremmo fondamentali presidi contro le mafie come la Direzione Nazionale Antimafia e la Direzione Investigativa Antimafia. Avevo 26 anni e ricordo benissimo cosa dicevano di Falcone molti antimafiosi ancora oggi tutti chiacchiere e distintivo. Loro e gli accoliti di ieri e di oggi hanno dimenticato. Ma la memoria serve soprattutto a questo. Ciascuno si presenti con la propria storia e con i propri pensieri, parole e azioni nei luoghi della memoria. Senza sgomitare, se possibile, senza coccarde o liste di proscrizione. A meno che non vogliamo riempire questa giornata di inutile retorica. Picchì cca, come dicono a Stoccolma, nisciuno è fesso.

Franco Lannino

Il primo.
Sono stato il primo fotoreporter ad arrivare in autostrada a Capaci.
Ho abbandonato la mia auto nella borgata di Tommaso Natale e sono balzato sulla moto del collega giornalista Franco Nuccio dell’Ansa.
Assieme siamo arrivati sul luogo della strage e, come un automa, ho scattato.
Decine di scatti, molti dei quali in bianco e nero, per far presto, per inviarle velocemente come telefoto alla redazione romana dell’Agenzia Nazionale dalla Stampa Associata.
Mia è la prima fotografia – rigorosamente in bianco e nero – che ha annunciato al mondo intero quel terribile evento (quella che correda questo post)

Andrea Tuttoilmondo

Ore 6: risveglio delle coscienze.

Ore 7: La “Barba della legalità”. Freschi e puliti nel segno del 4 lame.

Ore 7,30: la “Colazione della legalità”. Cornetto e cappuccio per non dimenticare (che la colazione è il pasto più importante della giornata).

Ore 9: le autorità incontrano gli studenti all’aula bunker.

Ore 11: Incatenamento con tema a scelta tra: cittadinanza per la magistratura; fuori la mafia dallo Stato; scorta civica;

Ore 13: il Pranzo al sacco della legalità. Prosciutto e salame nel segno del rinnovamento.

Ore 15: istituzione gruppo di studio dedicato alle dichiarazioni dell’onorevole Lumia dal 2002 ad oggi.

Ore 16: marcia in via Notarbartolo (lungo il percorso sarà consumata la “Frugale merendina della legalità”. Le “Choco speranze” con più latte e meno cacao).

Ore 18: la “Pedalata della legalità”. Tonici e forti contro la mafia.

Ore 19,30: il “Rompete le righe della legalità”.

Lorenzo Jovanotti Cherubini

Oggi sono 25 anni da quel 23 maggio 1992, giorno della strage di Capaci in cui morì Giovanni Falcone insieme alla sua compagna e agli uomini della scorta. Mi connetto con l’atmosfera di quella stagione del nostro paese, e lo faccio attraverso una cosa che scrissi di getto nei giorni dopo quella strage di mafia. Non era una canzone vera e propria, erano solo parole e le registrai con un microfono su un battito di cuore senza sapere neanche bene perché e che cosa farne, era come una cosa scritta su un diario, un “post” diremmo oggi. Claudio Cecchetto l’ascoltò e decise di stampare 1000 cd e li spedì a tutte le radio (non c’era internet ancora, nemmeno la mail, MP3, social network, niente). Tutte le radio italiane nei giorni dopo lo passarono a ripetizione e ancora oggi c’è chi se lo ricorda. Specialmente quando vado in Sicilia non manca mai qualcuno che me ne parla, che ha legato un suo ricordo personale a quei giorni e a quella specie di canzone.
Mi ricordo benissimo Palermo in quelle ore successive, mi invitarono a fare questo pezzo allo stadio che era pieno di ragazzi e ragazze e mi colpì il silenzio, che in uno stadio è una cosa che si fa notare (segue)

Palermo 23 maggio 1992-2017

Oggi sono 25 anni da quel 23 maggio 1992, giorno della strage di Capaci in cui morì Giovanni Falcone insieme alla sua compagna e agli uomini della scorta. Mi connetto con l'atmosfera di quella stagione del nostro paese, e lo faccio attraverso una cosa che scrissi di getto nei giorni dopo quella strage di mafia. Non era una canzone vera e propria, erano solo parole e le registrai con un microfono su un battito di cuore senza sapere neanche bene perché e che cosa farne, era come una cosa scritta su un diario, un “post” diremmo oggi. Claudio Cecchetto l'ascoltò e decise di stampare 1000 cd e li spedì a tutte le radio (non c'era internet ancora, nemmeno la mail, MP3, social network, niente). Tutte le radio italiane nei giorni dopo lo passarono a ripetizione e ancora oggi c’è chi se lo ricorda. Specialmente quando vado in Sicilia non manca mai qualcuno che me ne parla, che ha legato un suo ricordo personale a quei giorni e a quella specie di canzone. Mi ricordo benissimo Palermo in quelle ore successive, mi invitarono a fare questo pezzo allo stadio che era pieno di ragazzi e ragazze e mi colpì il silenzio, che in uno stadio è una cosa che si fa notare. Più dei discorsi di chi era sul palco, più delle musiche che qualcuno suonava quella sera era il silenzio a parlare. Quel tipo di silenzio che si racconta arrivi tra i soldati prima di una giornata decisiva, che dopo non sarà più lo stesso per nessuno, e tutti lo sanno ma non se ne parla, perché il silenzio serve di più.Penso ancora che quei giorni furono fondamentali per molti italiani, per me lo furono di sicuro. Io sono stato ragazzo negli anni 80, la politica e l’utopia “sociale” non sono parte della mia formazione, anzi forse non ce l’ho neanche avuta una formazione, l’unica idea forte in me era quella di un mondo aperto, e mi sa che lo è ancora. Quei giorni del 1992 mi aiutarono a sentirmi parte di qualcosa di molto più grande di me, di una lotta strana, che non si combatte con i proclami o le prese di posizione plateali e vittimiste ma con le scelte quotidiane spesso invisibili, quando si studia, quando si fa un lavoro, nei rapporti con le persone, quando si fa la spesa, quando si progetta un futuro, quando si sta semplicemente al mondo, senza nemmeno essere visti da qualcuno. E' la lotta per un mondo migliore non secondo un’idea assoluta da perseguire ma in quanto migliorabile attraverso la vita che uno fa, le scelte di ogni giorno, i desideri, le inclinazioni, le proprie forze, i punti deboli. In questo Falcone e Borsellino c’entrano, perché la loro vita racconta una cosa che è più evidente di altre: non facevano gli eroi, lo erano. Per agire da veri uomini di Stato erano spesso costretti a passare per “rompicoglioni" all’interno degli stessi ambienti che li avevano incaricati, perché facevano bene il loro lavoro, che era un lavoro pericoloso, ma che avrebbero potuto svolgere molto al di sotto della soglia del pericolo, e nessuno si sarebbe lamentato, anzi.Ma questi sono discorsi che lascio a chi li sa fare meglio di me, io oggi voglio solo legarmi a quei giorni e sentire cosa è rimasto in me, come si è sviluppato, cosa è cambiato. Oggi Falcone e Borsellino sono due “santi laici” ed è giusto che lo siano, ma per me sono prima di tutto due persone che hanno interpretato alla perfezione e in modo eroico il primo articolo della Costituzione che dice che "L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro". E' per questo che sono stati uccisi, loro e gli altri, perché facevano bene il loro lavoro, la cosa più importante che c’è. E infatti il lavoro è proprio la terra di conquista della criminalità, il lavoro prima di tutto il resto, a me sembra così, è quella bugia per cui ti fanno credere che il lavoro sia una favore, mentre invece è un diritto, e se uno oggi ce l’ha un lavoro da fare, che già non è una cosa scontata, e non lo svolge bene, finisce per essere complice di chi distrugge tutto. In questa canzone la parola che ripetevo (e che ho ripetuto suonandola stamattina dopo 25 anni) è “ragazzi”. Se la riscrivessi oggi probabilmente non cambierei una virgola, e ripeterei di nuovo “i ragazzi” perché nel silenzio di un giorno che comincia, è così che ci si sente, a tutte le età. La famosa immagine in cui Falcone e Borsellino sono insieme e si dicono qualcosa sorridendo la scattò un fotografo, Toni Gentile, che aveva 28 anni e loro due poco più di 50 a testa, in questo scarto generazionale c’è il racconto di un paese (di un’ Europa direi, perché la criminalità organizzata e la corruzione sono diffuse ovunque) che aveva un futuro e che, dopo 25 anni, mi azzardo a dirlo, ce l’ha ancora, anche grazie a quei “ragazzi” e al loro “cuore”.Oggi in piazza a Palermo ci saranno nuovi ragazzi, e ci saranno molti di quelli di allora. Falcone e Borsellino sono vivi, sono vivi dentro di me, dentro di noi.

Pubblicato da Lorenzo Jovanotti Cherubini su Lunedì 22 maggio 2017

Francesco Pignato

Tredici anni fa nello stesso giorno dell’attentato a Giovanni Falcone moriva mia mamma. So che non importa a nessuno. Ma va bene così. Non è stata una buona madre. E io non sono stato un buon figlio. In ogni caso… Ciao mamma.

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