Dottor Falcone, si accomodi

Alessia Randazzo e il dialogo immaginario con il giudice ucciso a Capaci. Il suo post ha stabilito un record di condivisioni. Un vero e proprio caso nato su Facebook tre anni fa. “E dire che quest’anno avevo deciso di non scrivere…”

Non fa la blogger, non è una giornalista e tanto meno una scrittrice. Ma il suo dialogo immaginario con Giovanni Falcone, scritto e pubblicato sul suo profilo Facebook nel giorno dell’anniversario della strage di Capaci, ha fatto più condivisioni di qualsiasi altro post sul tema. E non sono stati pochi.

Alessia Randazzo è una palermitana di 43 anni, è sposata, ha un figlio e lavora come legale in una casa di cura. Si occupa di malati oncologici e nulla, proprio nulla, la porterebbe mai sulla strada del giudice Falcone, se non la sua sensibilità ed il suo senso di appartenenza alla terra di quei palermitani che il 23 maggio di venticinque anni fa hanno imparato molte cose.

Un post che sembra un monologo teatrale. Alessia ‘accoglie’ in casa il dott. Falcone con l’ospitalità sincera di una casalinga siciliana, gli prepara il caffè e lo aggiorna sui fatti più importanti che hanno coinvolto la città nell’ultimo anno, da un 23 maggio all’altro. Sembra Franca Valeri nei dialoghi telefonici con mammà. Un successo clamoroso di condivisioni e like.

“Un dialogo immaginario iniziato tre anni fa – ci spiega Alessia Randazzo – e cresciuto l’anno scorso come io non potevo lontanamente aspettarmi. E allora ho cercato di ragionare, di capire se era il tema o il modo in cui lo avevo affrontato che avevano così colpito. Ma con la pioggia di notifiche e commenti che ho ricevuto ieri ho capito che forse sono entrambe le cose, in egual misura. E dire che quest’anno non volevo scrivere. Ma poi l’altro giorno, passando per quell’autostrada, ho visto che stavano montando un palchetto. Mi ha fatto una strana sensazione vedere tutte quelle persone impegnate a lavorare lì e ho pensato immediatamente a quelli che venticinque anni fa, probabilmente per un tempo più lungo, erano lì per sistemare il tritolo e nessuno li ha notati”.

Il tema, dunque. E il modo in cui lo affronta. In cucina, in pigiama. “Il mio – dice Alessia – è semplicemente il quotidiano, la vita di tutti i giorni contrapposta alle passerelle di un giorno solo o alle fiction televisive sulla mafia. Sì, c’è anche quello. Ma nel frattempo c’è la vita vera. Falcone era un uomo molto semplice ed io voglio essere come lui. Non condivido la platealità che in tutti questi anni ha caratterizzato questo giorno e non tutti gli altri 364. Non è così che si dà il giusto omaggio ad un servitore dello Stato che ci ha lasciato degli esempi che non rivederemo mai più”.

Il dialogo di Alessia con il giudice Falcone è schietto, non c’è lo zucchero ad addolcire le pillole amare di questi tempi. Nomi e cognomi, fatti, cose e persone. Ma c’è anche l’ironia, e alla fine anche la speranza e qualche buona notizia. “Ci stiamo rialzando, dottore Falcone” – scrive Alessia nel post. “In questi venticinque anni – spiega – molte cose sono cambiate. Lo vedo anche nel mio lavoro, nel contatto con la gente. C’è una nuova consapevolezza, un certo orgoglio, la città è più coraggiosa, meno disposta a farsi mettere i piedi in testa. C’è una Palermo che ce l’ha fatta, che è bellissima, come i suoi palermitani. In fondo con i 13 mila like (destinati inevitabilmente a salire) del post di ieri, è stato come riempire lo stadio di Trapani. Ma il mio sogno resta il Barbera”.


Leggi il post originale di Alessia Randazzo su Facebook

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