Non è più la mafia di una volta

Sul web omicidio di mafia

L’effetto dell’omicidio Dainotti alla vigilia della commemorazione della strage di Capaci. E un post che la dice lunga sull’appuntamento del 23 maggio e sull’essere mafioso oggi

Se curassi l’ufficio stampa della mafia avrei preventivamente avvertito del rischio di compiere un omicidio proprio alla vigilia della commemorazione della strage di Capaci. Ovvio che se curassi l’ufficio stampa della mafia ne farei implicitamente parte e quindi tralascerei di censurare gli aspetti etici. Mi concentrerei su quelli, come dire, professionali che mi avrebbero portato a considerare l’omicidio di Giuseppe Dainotti un clamoroso errore. Vuoi che la Questura di Palermo, proprio un giorno prima della più massiccia rappresentazione della legalità in Italia, possa aver gradito una dimostrazione di così elevata tracotanza? Palermo sarà rivoltata come un calzino, potete giurarci, non ci sarà pace per la malavita di ogni genere e livello fin quando i killer non saranno stati individuati.

Un copione già visto e che la mafia di un certo livello dovrebbe già conoscere.  E  guardate il post su Facebook  straordinario per la sua efficace sintesi, redatto da Salvo Toscano, caposervizio di LiveSicilia: “Ti fai 25 anni di galera. Poi esci, stai un paio d’anni in giro e ti sparano mentre vai in bicicletta… Ai ragazzini del 23 maggio invece di fargli vedere Pif raccontate ‘sta storia, così lo capiscono che fare il mafioso è proprio una stronzata”.

Ecco, sotto il profilo della comunicazione e dell’impatto sul contesto sociale, il delitto Dainotti ha prodotto un doppio autogol: far incazzare di brutto la Polizia e fornire il pretesto per farsi insultare. E Falcone, a cui non faceva difetto uno spiccato sense of humor, di certo direbbe: non è più la mafia di una volta…

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