Non ci sono più i principi azzurri di una volta

Non ci sono più i principi azzurri di una volta. Niente cavalli bianchi, niente mantelli azzurri, niente baci a risvegliare donne moribonde, guadando fiumi e scalando montagne al grido di “io ti salverò”. E vissero tutti felici e contenti. Ma non è così.

Oggi i principi devono essere più grigi e meno azzurri, se perfino le principesse scappano dal castello per andare incontro ad un amore normale, forse banale, che non ha il sangue blu e che fa l’impiegato. Forse il principe azzurro non ha più il fascino di una volta? Che sta succedendo?

È questo che vorrei chiedere alla principessa Mako, della Casa Imperiale di Tokyo. Cosa l’ha spinta a rinunciare ad ogni titolo nobiliare e ad un principe azzurro assicurato, per scappare e fidanzarsi con un semplice assistente di uno studio legale? Come lo spiega a tutte quelle donne che da una vita aspettano il principe azzurro sul cavallo bianco?

La depressione e gli attacchi di panico – mi risponderebbe Mako con molta probabilità. Del resto di principesse tristi la storia ne ha conosciuto diverse: da Sissy a Lady Diana. Protocolli di Corte rigidi, zero libertà. Non sappiamo quanto possa essere pesante l’esistenza di una principessa.

Mako perderà il cognome, il trono, tutti i benefici imperiali. Ma acquisirà, per esempio, il diritto di voto. E soprattutto, l’amore di Kei Komuro, l’impiegato che sposerà. E mentre lei in Giappone è già un’eroina, noi ci chiediamo se abbia fatto bene oppure no. Si vedrà.

Ma una domanda sorge spontanea e si insinua pericolosamente nei meandri di tutta la letteratura che ci hanno raccontato: se il principe azzurro è come Babbo Natale, esiste e non esiste, vuoi vedere che non è poi un granché?

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