“Dovevo nascere zingara”, Iolanda Riolo cambia idea. L’assessore designato da Orlando corregge la gaffe

Iolanda Riolo

La marcia indietro era nell’aria, l’alternativa sarebbe stata la rinuncia alla proposta di Leoluca Orlando di far parte della sua eventuale e futura squadra di governo. Iolanda Riolo ha cambiato idea, forse.  “Noi normali denunciati per ogni minima inezia… Dovevo nascere zingara” non ha più ragione d’esistere secondo quanto pubblicato sul suo profilo Facebook. Ha avuto tempo per riflettere dal 19 febbraio, data del suo sciagurato post da noi ieri evidenziato, e solo adesso ha deciso di chiarire meglio il suo pensiero. Decisione quanto mai opportuna, qualcosa di più di una semplice inversione di marcia. Non potendo rinnegare ciò che scrisse, sottolinea di aver cambiato idea, tentando, in un sol colpo, di rettificare l’infausta esternazione di 90 giorni prima e di ingraziarsi chi l’ha nominata. Ecco il post che compare sul suo profilo.
“Sulla importanza della cultura dell’accoglienza siamo in tanti ad aver riflettuto e cambiato opinione grazie all’azione di questa amministrazione e al cambio culturale che essa sta promuovendo. Dobbiamo tutti insieme superare i luoghi comuni e le pur diffuse espressioni semplicistiche che utilizziamo nel linguaggio di tutti i giorni. Fermo restando che il rispetto delle regole e quindi della legalità è un presupposto fondamentale per tutti”.
Prima riflessione: cambiare idea è segno d’intelligenza e bisogna darne atto a Iolanda Riolo. Il ravvedimento, tuttavia, è talmente profondo da poter essere paragonato a quello di Cersey Lannister davanti all’Alto Passero (Il Trono di Spade, cit.): necessario, cioè, per salvare se stessa. Ci sono voluti 90 giorni e un giornale online, ma tant’è…
Seconda riflessione: la forma del post sembrerebbe (spero che si apprezzi l’uso del condizionale…) rivelare l’intervento di un ufficio stampa. Un linguaggio, infatti, assai diverso dal precedente (e dai precedenti suoi post, leggere per verificare) uno stile proprio da comunicato stampa. La successiva sviolinata all’Amministrazione sembrerebbe (secondo condizionale e seconda richiesta di apprezzamento) indirizzarci verso questa direzione.

E infine,  il primo dei 3 commenti al post è di Fabio Citrano, pubblicista e addetto stampa del Comune e fan (per fede e forse anche per riconoscenza) di Orlando. Sperava di indirizzare un dibattito in positivo, non c’è riuscito: solo altri due commenti successivi al suo. Sintetico il suo script: “ottima riflessione”. Tre indizi fanno una prova?

In ogni caso è opportuno sottolineare l’implicita ammissione di colpa della Riolo anche rispetto allo stile del linguaggio. Nel suo ravvedimento dice: “Dobbiamo tutti insieme superare i luoghi comuni e le espressioni semplicistiche che utilizziamo nel linguaggio di tutti i giorni”. Noi, nel nostro piccolo, crediamo di averla aiutata a fare il primo passo. Chi non lo fa è l’autore del terzo commento al post della Riolo. Elio Ciccarelli, infatti, scrive: “Facebook può diventare un guaio quando quel che si scrive viene malignamente decontestualizzato…”.
Caro Ciccarelli, d’accordo sul fatto che Facebook possa diventare un guaio perché porta a conoscenza dell’universo mondo le confidenze che prima venivano scambiate al telefono con le amiche. Il cazzeggio che diventa pubblico è assai pericoloso perché a volte svela la vera natura delle persone. Nessuna malignità e nessuna decontestualizzazione, abbiamo pubblicato per intero una dichiarazione della quale l’autrice ha successivamente e pubblicamente preso le distanze.  È più facile pensare al complotto che a una clamorosa gaffe, lo comprendo. A naso lei mi sembra una persona ragionevole con cui ha senso scambiare qualche opinione. E per questo la invito ad una riflessione: secondo lei esagerava Umberto Eco quando diceva che internet (e per estensione i mezzi che gravano su esso) ha dato diritto di parola a una pletora di imbecilli? Sottoscritto compreso, così le paro l’eventuale stoccata…

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