Lei sa chi sono io

Orlando punta sul suo omonimo. E poi ancora su Mangano e il “doppio Russo”. Ferrandelli ha con sé il pezzo da novanta Giulio Tantillo e il fedelissimo di Ciccio Cascio. Provano ad entrare in Consiglio anche Santoro e Terranova. La Vardera schiera un altro Russo, già assessore di Cammarata. Vito Raso testerà la popolarità di Cuffaro, Nadia Spallitta scommette su se stessa. Per Giusto Catania sarà la prova del fuoco: un vero e proprio referendum sulla Ztl

A Palermo si candida Orlando. E questa non è una notizia anche se il nome non è Leoluca ma Totò. Un paio di consiliature alle spalle, l’ultima trascorsa sullo scranno più alto di Palazzo delle Aquile a guidare quel Consiglio Comunale che, stavolta legge alla mano, perderà 10 posti. La battaglia sarà più aspra ma il buon Totò, l’uomo a cui va riconosciuto il merito di avere reso il Palazzo meno ingessato, ha buone speranze di farcela. Il suo cognome, in una competizione comunale, è un vantaggio mica da poco, specie se figura al numero 1 della lista numero 1 di Orlando (quello che lo sa fare, per intenderci).

Il suo amico – nemico più accreditato è Alberto Mangano, già consigliere comunale a più riprese e assessore delle giunte Orlando (sempre quello che lo sa fare) negli anni 1993 -2000. Anche Mangano è in corsa nella lista 139, appoggiato da quel mondo di sinistra storica e ambientalista che fedelmente lo segue ad ogni competizione elettorale. Sempre nel filone degli orlandiani storici si colloca Pippo Russo. Retino della prima ora, non è mai stato come Fabio Giambrone al centro del cuore di Orlando ma quasi, il suo dissenso di tanto in tanto l’ha manifestato provando anche altre strade. Ma poi alla fine torna sempre alla “casa del padre”.

A sorpresa, con Orlando, c’è anche l’altro Russo che di nome fa Mimmo. Radici nella destra, capopopolo e leader dei precari, un recente passato con Lombardo, ha trovato meno complicata una scelta controcorrente piuttosto che il rischio di correre nel frastagliato universo del suo fronte naturale. Oggi è meno “scapigliato” di 10 anni fa ma ha sempre un suo seguito a cui poco importa della recente inversione a U.

Chi invece non ha mai tradito la sua bandiera è Giulio Tantillo, storico capogruppo di Forza Italia. E non solo, sostengono i maliziosi, sottolineando la capacità di dettare la linea anche nel campo opposto. Le partite non si vincono mai prima di giocarle ma se dovessi suggerire una giocata punterei su Tantillo eletto e più votato a Palermo. Peraltro sarebbe anche la migliore maniera per convincere Miccichè a dargli una chance per le prossime Politiche: con il voto di preferenza Tantillo si lascerebbe dietro parecchi big del partito. E intanto dovrà portare la sua dote alla causa di Ferrandelli.

Un altro che si gioca una partita importante, anche per conto terzi, è Alessandro Anello. Con Forza Italia è stato consigliere e assessore provinciale e comunale. Poi ha seguito Francesco Cascio in Ncd e, fedele al suo leader, ha detto no ad Orlando sposando la causa Ferrandelli. Nell’Ottava Circoscrizione – di cui è anche stato vice presidente – ha il suo bacino elettorale e può contare anche sulla spinta di Cascio, uno che, in termini elettorali, non ha mai fallito un colpo. Anche per Anello potrebbe trattarsi di una prova generale in vista di un futuro ben diverso: a novembre ci saranno le Regionali e Cascio potrebbe puntare su di lui.

Un altro che ha lo sguardo allungato verso il futuro è Giacomo Terranova, per decenni anima di Forza Italia, già senatore e assessore provinciale. Torna in lizza con il desiderio di fornire il suo contributo a Ferrandelli ma anche per dare l’ennesima prova di fedeltà al suo partito. Con Forza Italia era e con Forza Italia è rimasto. Se dovesse andar bene non è escluso che si aprano portoni ben più importanti di quella di Palazzo delle Aquile.

E poi c’è Stefano Santoro – come dice Miccichè – l’unico a portare dentro Forza Italia i valori della antica destra (intesa come eredità del Msi e di An). Santoro conosce bene sia il partito che la competizione elettorale, è già stato consigliere e assessore con Diego Cammarata. Ha un suo “pubblico” di fedelissimi e per questo è tra i più accreditati per un seggio anche se i posti non sono più quelli di inizio anni 2000 e la concorrenza è assai agguerrita.

Ex sodale di Santoro, oggi schierato al fianco di Ismaele La Vardera, è Raoul Russo. Già consigliere comunale e assessore (anche lui con Cammarata), espressione della destra sociale, è rimasto con i Fratelli D’Italia sapendo che non sarà facile l’impresa di portare oltre il 5% la lista a sostegno della ex Iena. Di fatto, senza nulla togliere agli altri protagonisti di questa avventura, la responsabilità grava principalmente sulle sue spalle e su quelle di Giampiero Cannella, il regista dell’adesione al progetto La Vardera.

Nel Cantiere Popolare di Saverio Romano e Toto Cordaro c’è una presenza che non può passare inosservata, quella di Vito Raso. Per anni è stato l’ombra di Totò Cuffaro, uno dei collaboratori più affidabili ed efficienti. Si dice – e non facciamo fatica a crederlo – che dietro la sua candidatura così simbolicamente forte ci sia proprio Cuffaro. Ecco perché la partita di Raso ha un valore doppio: corre per sé e anche per dimostrare che il suo Presidente è più vivo (elettoralmente parlando) che mai.

Rischia tutto Nadia Spallitta, candidata sindaco quasi esclusivamente per dare maggiore visibilità alla lista dei Verdi di cui è anche capolista. Vice presidente uscente del Consiglio Comunale, difensore (e non perché è avvocato…) delle cause ambientaliste per le quali diverse volte è entrata in conflitto con i suoi ex “amici del Consiglio”, la Spallitta sa che senza il raggiungimento del quorum potrà tornare a fare politica nei circoli e nelle associazioni. Una dimensione per nulla deprecabile ma lontana dalle istituzioni.

In Democratici e Popolari troviamo due vecchie conoscenze della politica comunale: Salvo Italiano e Salvatore Palma. Il loro sarà un derby in famiglia perché l’area di riferimento è quella degli alfaniani (sponsorizzati rispettivamente da Simona Vicari e Piero Alongi), anche se Italiano vanta un passato nella Rete e nel Partito Popolare, prima del suo approdo in quella parte di Dc trapiantata in Forza Italia e nella definitiva trasmigrazione in Ncd.

Citazione finale e oscar per il coraggio, ex aequo, a Giusto Catania e Barbara Evola, due assessori uscenti che non hanno voluto evitare, come hanno fatto gli altri colleghi di Giunta, il confronto con gli elettori. Anzi hanno costruito una lista attorno a loro, quella che una volta si sarebbe chiamata extraparlamentare e che oggi vuole tentare di catalizzare il voto a sinistra del Pd. Soprattutto Giusto Catania, l’uomo delle pedonalizzazioni e della Ztl, con la candidatura difende il suo operato in una sorta di referendum il cui esito non è affatto scontato. Nel 2012 la lista non superò lo sbarramento per una manciata di voti, adesso ci riprova sapendo che centrare l’obiettivo probabilmente gli garantirebbe altri 5 anni di governo in caso di vittoria orlandiana.

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