I segreti di Montalbano

Un matrimonio con la Sicilia che dura da quasi vent’anni. Le parole del regista Alberto Sironi: “I siciliani ci hanno accolto in maniera straordinaria. La politica invece… ” La scelta di Zingaretti, la sfida con Sanremo, il successo internazionale. E quella frase di Camilleri…

È una storia lunga diciannove anni quella del commissario Montalbano. Lo è anche per il regista Alberto Sironi, che dal 1998 ad oggi ha girato quasi 40 episodi per la serie televisiva italiana più longeva di sempre. E che è di nuovo sul set in questi giorni, sempre tra Scicli e Marina di Ragusa, per le riprese dei nuovi episodi che vedremo su Rai Uno.

Casa commissario MontalbanoSironi, un successo senza precedenti, un matrimonio che va avanti con lo stesso amore di sempre…

Esatto. Ho una troupe che per il 90% è la stessa dall’inizio, ci conosciamo bene, c’è una grande unione. E poi siamo stati accolti dai siciliani in maniera straordinaria. Non dalla politica, ma dalla gente comune. Mi hanno già dato tre cittadinanze onorarie, mi telefonano, mi portano regali, ormai sono considerato un siciliano anch’io, anche se sono un lombardaccio. Ma ho trovato dei rapporti con persone in gamba, intelligenti. E se devo essere sincero, il primo anno che non verrò più a girare qui, mi mancherà.

Diciannove anni sempre con lo stesso protagonista, Luca Zingaretti…

All’inizio feci i provini a tre attori. Uno non poté venire perché la sera prima aveva litigato con la moglie che gli fece un occhio nero. Un altro, molto bravo, non aveva il carisma di Zingaretti. Scelsi lui perché la verità è che era molto diverso dal personaggio previsto nel copione: più anziano, ricciolone, robusto. Per un commissario ci vuole un malandrino, uno con la faccia un po’ pericolosa. Perché mi hanno insegnato che devi sempre rivoltare il calzino. Se è già rivoltato, non arriva niente.

Le donne invece sono sempre cambiate, perché?

Non avevamo intenzione di cambiare Livia. Abbiamo dovuto farlo per una serie di motivi. Ma i ruoli fondamentali non sono cambiati. E se lo abbiamo fatto è perché purtroppo nel frattempo qualcuno muore. Come il Questore l’anno scorso, il nostro amico Giacinto Ferro che ci ha lasciati e che non dimentichiamo.

Quando passa tanto tempo, le persone inevitabilmente cambiano. E’ cambiato anche Montalbano?

Beh, sì. E’ diventato un po’ più duro, come gli ultimi episodi che avete visto in tv. Uno sull’incesto e l’altro sulla violenza di gruppo sulla ragazza, che è quello che ha fatto l’ascolto più impressionante. Del resto invecchiamo tutti. E lo stesso Camilleri tempo fa ha detto una frase che non dimentico mai: “Sto accompagnando Montalbano sull’orlo del baratro”. Lo vuole portare lì, a vedere le cose più scure.

Ma una cosa è certa, Montalbano continua…

Finché Camilleri scrive, noi andiamo avanti. Finché il pubblico dice di sì noi giriamo. E il pubblico sta dicendo di sì. Abbiamo battuto il Festival di Sanremo nei dati di ascolto, un fatto straordinario. Ma il successo è nel mondo. Noi il commissario Montalbano lo vendiamo dappertutto, non immaginavo così tanto. Ma un po’ di fortuna non dà fastidio.

Cosa dobbiamo aspettarci dal cast di quest’anno?

Quest’anno abbiamo un cast molto ma molto bello. Non posso anticiparti nulla, ma è un cast forte, importante. E gli episodi che stiamo girando sono molto poetici.

Grazie a Montalbano questa parte della Sicilia adesso è molto più conosciuta. I luoghi del commissario sono meta di turisti. La Sicilia vi deve ringraziare molto…

Sì, però non esageriamo. Anche noi dobbiamo ringraziare la Sicilia. Se non era così bella, dove lo giravi Montalbano?

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