Ue, “in Italia sale ancora il debito. Paese che cresce meno nell’eurozona”

“L’Italia è il paese che cresce di meno nell’eurozona. Una previsione che riguarda sia il 2017 che il 2018”. Queste le stime in negativo che giungono da Bruxelles. “Persistono le fragilità strutturali che conosciamo proprio perchè si è passati dallo 0,9% di quest’anno all’1,1% previsto l’anno prossimo”. E’ quanto ha detto il commissario europeo agli affari economici Pierre Moscovici, presentando le nuove stime che confermano quelle che già a febbraio scorso ponevano l’Italia in ultima posizione.

E non solo di crescita si parla, ma anche del debito pubblico che sale ancora “a causa della politica di sostegno alle banche”.

“Un leggero aumento del debito italiano nel 2017 ci sarà – dicono ancora da Bruxelles – che salirà al 133,1% dal 132,6% del 2016”. La Commissione Ue aggiunge che il “debito scenderà poi al 132,5% nel 2018”.  Malgrado questo in Italia sembra intravedersi una “modesta ripresa” e la Commissione Ue lascia invariate le stime di crescita invernali: +0,9% nel 2016 e 2017, e +1,1% nel 2018.

“L’espansione della domanda interna è stato il maggior fattore di crescita” nel 2016, spiegano da Bruxelles, assieme alla ripresa degli investimenti, sostenuta dalla politica della Bce. Nel 2017 accelerano anche le esportazioni. E sul deficit italiano si parla, invece, di una discesa grazie alla manovra-bis a 2,2% quest’anno (a febbraio era dato a 2,4%), e a 2,3% nel 2018 (a febbraio 2,6%).

“Le misure aggiuntive prese ad aprile, soprattutto per aumentare la riscossione delle tasse, manterranno stabile il carico fiscale nonostante la riduzione della tassazione per le imprese dal 27,5% al 24%”.

Continua a scendere la disoccupazione, che nell’eurozona dopo il calo a 9,4% del 2017 arriverà all’8,9% nel 2018, il livello più basso dal 2009. Stesso trend per l’Ue a 28: dopo la discesa all’8% quest’anno, il prossimo sarà record da fine 2008 con 7,7%. Si tratta delle previsioni economiche di primavera della Commissione Ue, dove si sottolinea però che, “nonostante il calo complessivo, la disoccupazione resta alta in molti Paesi. Il calo – si ribadisce – arriva grazie alle riforme strutturali, alla domanda interna e all’attuazione di specifiche politiche”.

 

 

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