Forello, si paga alla romana

Forello convocato a Roma da Grillo

Il faccia a faccia con Grillo e Casalino equivale ad un cartellino giallo. Le scuse di Cottone e il silenzio di Cancelleri. E intanto sembra sfumato il tempo di “Tutti per Ugo…”

La convocazione a Roma equivale ad un cartellino giallo. A Grillo e, ovviamente, anche a Rocco Casalino che coordina la comunicazione nazionale, questo can can su Palermo non dev’essere affatto piaciuto. Detto che di Nuti il “direttorio” pentastellato aveva un’opinione (pessima) che la vicenda della registrazione (rubata o no sarà il giudice a stabilirlo) non ha di certo migliorato, comincia a vacillare anche la fiducia riposta in Ugo Forello, alla cui benedizione ha dato un contributo fondamentale la dirompente azione sul fronte antiracket effettuata con Addiopizzo.

In tempi non sospetti abbiamo sostenuto che la candidatura di Forello era la migliore che il M5S potesse mettere in campo, pensiero non diverso da quello di chi lo ha appoggiato durante le “comunarie” e addirittura prima proponendola in alternativa ai “monaci” di Nuti.

In un Movimento che ha fatto dell’onestà il suo vessillo, chi meglio di un protagonista della prima ora di Addiopizzo, conosciuto, apprezzato, giovane e mai schierato in precedenza, poteva incarnare l’identikit del candidato perfetto?.

Anche perché, Grillo e soprattutto Cancelleri, ormai ras incontrastato in Sicilia, forte del vantaggio su scala regionale attribuitogli dai sondaggi, sanno che è molto più raggiungibile Palazzo D’Orleans che Palazzo delle Aquile. Può sembrare un paradosso, ma è una tesi condivisa persino nell’ambiente che circonda Forello. Orlando, più di qualsiasi altro che otterrà l’investitura anti grillina a novembre, è capace di intercettare una buona percentuale del voto di “pancia” che a livello nazionale e regionale sembra esclusiva dei Cinquestelle. Ed ecco perché Forello era, sino a qualche giorno fa, il candidato ideale. Portatore di valori universali quali quelli della legalità e della ribellione al pizzo, profilo non urlante (e bisogna dargliene atto che l’ha mantenuto anche in questi giorni di burrasca), un’aria meno giacobina dello standard nazionale. Quello che una volta si definiva il candidato di bandiera, uno che ti rappresenta bene, che regge il peso dell’incarico e delle aspettative – che a Palermo sono meno alte rispetto al resto della Sicilia – e che potrebbe incarnare il più perfetto degli ossimori: essere cioè il migliore perdente. Un uomo che ti permette serenamente di arrivare in doppia cifra e portare una buona pattuglia in Consiglio Comunale, che ti fa penetrare in quelle zone del capoluogo dove il M5S è oggettivamente assente e che se perde non ne fa un dramma. Un collaudatore, insomma, chiamato a fare il rodaggio ad una macchina che dovrà essere pronta per il Gran Premio delle Regionali. Anche perché, come per Nuti 5 anni fa, ci sarebbe stata dietro l’angolo una eventuale candidatura alle Politiche del 2018. Automatismo, a oggi, tutt’altro che scontato. Non dimentichiamo, infatti, il cartellino giallo. La candidatura di Forello doveva rappresentare un cambio di pagina, la reazione di Nuti era più che attesa ma è anche vero che ha trovato terreno di coltura. Le scuse di Cottone, ovviamente via facebook, come nello stile “ultramoderno” di chi preferisce il monologo (scritto da un avvocato) al confronto diretto con l’opinione pubblica, saranno forse processualmente valide (gli eviteranno la querela?) ma non liberano Forello dalle macerie che la registrazione ha fatto cadere sulla sua immagine. Cottone ha fatto danni che il ravvedimento non rimargina. Se esistesse la corte marziale dei comunicatori vi dovrebbe comparire davanti perché, se è vero (come probabilmente è vero) che è stato strumentalizzato, è anche inoppugnabile che quelle parole le ha dette e l’intenzione non è nascondibile. La guerra interna non è per nulla finita e nemmeno la candidatura di Forello made in Addiopizzo è servita. Anzi, ha scatenato effetti imprevedibili che coinvolgono, seppure marginalmente, chi questa candidatura l’ha sponsorizzata. E cioè Giancarlo Cancelleri, candidato in pectore per la Presidenza della Regione, nella cui strategia la parola chiave era serenità. Forello doveva essere la versione simpatica dei Cinquestelle, la faccia rassicurante e affidabile. Nuti alla fine, grazie a complicità più o meno volute, è riuscito in un solo colpo ad affondare Forello e indebolire Cancelleri e il suo progetto presidenziale. Già dall’inizio la partita contro Orlando e Ferrandelli si presentava complicata, oggi sembra davvero una missione impossibile. Ecco il motivo del cartellino giallo che la convocazione a Roma ha rappresentato e del silenzio assordante di Cancelleri. Il tempo di Ugo per tutti sembra già tramontato. E il conto si paga alla romana.

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