Il divorzio e le nuove regole: quando è il caso di “tifare” per gli ex mariti

Il matrimonio non è (più) la sistemazione definitiva: sposarsi è un atto di libertà e autoresponsabilità. E se le cose vanno male, si torna ad essere ‘persone singole‘, senza rendite di posizione, senza parassitismi. Così la Corte di Cassazione spiega la sentenza con la quale rivoluziona il diritto di famiglia in caso di divorzio. D’ora in poi l’assegno di mantenimento dovrà essere calcolato sulla base dell’autosufficienza e dell’indipendenza economica dell’ex coniuge. Non più, quindi, in base al tenore di vita matrimoniale. È un argomento delicato, un campo minato su cui è difficile muoversi. Non sarà la panacea di tutti i mali, lo scontro resta e anche la prudenza. Ma una cosa è certa: io sto con gli ex mariti.

Sto con quelli che non hanno più una vita da quando hanno lasciato il tetto coniugale, che non possono permettersi nemmeno un monovano e che, nella migliore delle ipotesi, tornano a dormire a casa dei genitori, se ce l’hanno. Nell’ipotesi peggiore li ho visti accamparsi in certe topaie che si riconoscono a un miglio di distanza: ‘qui vive un ex marito‘. Hanno un lettino, un piatto, un bicchiere e le pareti incrostate di tristezza. Sto con quelli che ogni mese continuano a pagare il mutuo della casa in cui è rimasta a vivere l’ex moglie, insieme con i figli, anche se non hanno un lavoro, né uno stipendio fisso. Sto con quelli che poi non possono permettersi di comprare anche il regalo per la maestra, o di pagare la retta per le lezioni di danza, o il ristorante per la festa di compleanno. Eppure appena possono fanno anche questo. Ma non basta.

Sto con gli ex mariti onesti, che ce la mettono tutta, che continuano ad anteporre la famiglia a se stessi, ma che spesso devono fare i conti con ex mogli che vogliono solo fargliela pagare, perché colpevoli. Sto con gli ex mariti che non sarebbero mai andati via, ma hanno dovuto farlo. Con quelli che hanno subito una scelta senza potersi opporre. Con quelli che si sono addossati tutta la colpa, quando laresponsabilità del divorzio e di ogni fallimento è sempre fifty-fifty. Sto con gli ex mariti che non possono rifarsi una vita, perché non hanno i soldi nemmeno per offrire un aperitivo alla nuova compagna, tanto meno per mettere su una nuova famiglia, magari allargata.

Sto con gli ex mariti che non possono difendersi da quelle ex mogli che non esitano ad usare i figli per colpire gli uomini che avevano scelto di sposare. Sto con quelli costretti a mentire per non deludere i bambini che non capirebbero mai perché non possono andare a dormire da papà, quando papà non ha nemmeno una casa dove ospitarli.

Ci sono ex mariti detestabili. Che non verserebbero l’assegno di mantenimento in nessun caso, che non sono presenti, che negano ogni loro responsabilità. Ma ci sono ex mariti che non hanno dimenticato di essere prima di tutto padri, che sono disponibili, che portano tutti i giorni i figli a scuola, che cucinano per loro, che li aiutano a fare i compiti. Eppure pagano lo scotto di essere – appunto – ex mariti, uomini colpevoli a priori. Colpevoli di avere lasciato le mogli, di averle tradite o di non amarle più. Io sto con loro, perché non è distruggendoli che le ex mogli troveranno la giustizia che cercano.

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