Edoardo Caldarella: “Nuovo Consiglio comunale, ruolo centrale per la rinascita di Palermo e la formazione della classe politica che l’amministrerà”

Palermitano classe 1958, dipendente di Poste Italiane, laureato in Giurisprudenza e avvocato. Chi ha visto Edoardo Caldarella giocare a pallone da ragazzo ne ha potuto riconoscere gli stessi elementi, carattere volitivo e passione, emersi poi nel corso della sua esperienza politica. Socialista di origine, dopo la Primavera di Palermo aderisce alla Rete di Leoluca Orlando. Dal 1994 consigliere provinciale di Palermo per due mandati, fino al 2003, transitando – dopo lo scioglimento della Rete – nei Democratici, approdando infine al Partito della Rifondazione Comunista.
In queste competizioni elettorali di Palermo 2017 si candida per il Consiglio comunale nella lista Mosaico, che sostiene il sindaco uscente Orlando.
Nonostante la pluralità dei contendenti in lizza per la carica di primo cittadino, la consultazione elettorale dell’11 giugno somiglia sempre più ad un referendum cittadino pro o contro Orlando. Anche la posizione di Caldarella incarna questa netta divisione in due schieramenti.

Che qualità deve avere chi si candida ad amministrare Palermo?

Tre debbono essere secondo me le caratteristiche da valutare per scegliere chi sia in grado di assumersi la responsabilità di amministrare la quinta città d’Italia: un progetto per Palermo, la cultura politica per coinvolgere l’intera comunità nella sua attuazione, le competenze per realizzarlo.
Da cittadino ho osservato governare Orlando come le amministrazioni di centro-destra che gli sono succedute. Nessuno può negare che dell’operato di Orlando sindaco di Palermo vi è ancora memoria anche in ambito internazionale. Delle amministrazioni di centro-destra nessuno si ricorda più.

Palermo soffre di problemi cronici, in buona parte analoghi a quelli di altre città metropolitane, alcuni in misura più accentuata. Citando a caso: traffico caotico, parcheggi inesistenti, servizi a rete inefficienti, un apparato burocratico avvertito come lento e inadeguato, degrado del centro storico come delle periferie, assenza soluzioni urbanistiche mirate allo sviluppo culturale e commerciale. Quali sono  le strategie possibili d’intervento?

Tutti i “grandi temi” per la ristrutturazione urbanistica e dei servizi fanno già parte da tempo delle politiche di gestione della Giunta Orlando. Basta ricordare l’attenzione e le iniziative per rivitalizzare il centro storico. La Ztl, la cui prima applicazione è fisiologicamente ancora oggetto di modifiche per sintonizzare l’emergenza inquinamento con la fruizione del centro da parte dei cittadini e le esigenze delle imprese commerciali. La necessità di una progressiva pedonalizzazione per il recupero delle zone degradate del “ventre di Palermo”. Il tram e la metropolitana, la cui presenza influirà d’ora in poi in maniera decisiva, tracciando le vere e proprie direttrici di sviluppo dal centro alla periferia. Il progetto è già in atto, bisogna rafforzarne l’attuazione e assicurarne la continuità.

In che modo, in particolare, queste direttrici di sviluppo potranno assicurare una crescita economica per la città?

La più banale, ma di immediata realizzazione in tempi brevi, potrebbe essere la valorizzazione dei borghi marinari. A partire da Mondello e Sferracavallo, sostituendo le congestionate passeggiate tra bancarelle abusive e pagodine con soluzioni urbanistiche e commerciali organizzate per una seria fruizione turistica. Ma pensando a uno sviluppo dei servizi di aggregazione in loco funzionanti tutto l’anno, che contrastino l’emarginazione delle borgate passata la stagione estiva.

Una delle critiche mosse a Orlando dai suoi avversari è il modo accentrato di governare. Ogni progetto politico che si rispetti presuppone la creazione di una classe dirigente che ne assicuri la continuità, non di fiduciari, anche di tutto rispetto ma senza autonomia. La squadra di Orlando, il “partito di Palermo”, senza Orlando non ha identità. Com’è possibile costruire una strategia a lungo termine con questi presupposti?

La risposta è esattamente uno dei motivi più forti che mi hanno convinto a candidarmi. Il progetto che Orlando ha iniziato in questi ultimi cinque anni è ciò di cui la città ha bisogno. Lo condivido e intendo lavorare sodo per la sua attuazione. Ma il prossimo quinquennio sarà anche una fase “costituente” in cui dovrà formarsi la classe dirigente che dovrà esprimere la nuova leadership che amministrerà la città. Sinceramente, non vedo come possa essere credibile l’assoluta inesperienza di governo del Movimento Cinque Stelle e trovo molto incoerente e priva di prospettive concrete la recente coalizione di centro-destra che sostiene Ferrandelli.
Credo molto nel ruolo del prossimo Consiglio comunale che, spero con una più ampia presenza femminile, dovrà esprimere necessariamente una maggiore funzione propositiva e propulsiva, di intenso dialogo con la Giunta.

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Dario Fidora

Direttore editoriale