Rapporto competitività “Università, Ricerca, Crescita” di Italiadecide. Boldrini: “La conoscenza sarà il petrolio del futuro”

Dieci proposte per ottenere, “in un tempo breve e con risorse finanziarie limitate ma mirate, un positivo effetto sul tasso di innovazione del sistema produttivo” e sull’occupazione, sono state illustrate nella Sala della Regina di Palazzo Montecitorio da Italiadecide, associazione per la qualità delle Politiche pubbliche, presieduta da Luciano Violante,  alla presenza del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, del presidente della Camera, Laura Boldrini, del ministro per lo Sviluppo Economico, Carlo Calenda, e della ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, nel corso della presentazione dell’ottavo rapporto “Università, Ricerca, Crescita“.

“La conoscenza sarà il petrolio del  futuro”, dice la presidente della Camera, Laura Boldrini. “L’Italia può recuperare il grave gap della ricerca rispetto la media europea, ma a tre  condizioni: perseguire una integrazione  politica europea, che porti a una Unione federale di  Stati che assicuri maggiore competitività; maggiori investimenti nella ricerca; maggiore sinergia tra università, centri di ricerca (pubblici e privati) e mondo delle imprese”.

Il rapporto di Italiadecide definisce il livello della ricerca in Italia “mediamente alto”, com’è riscontrabile “dal successo dei nostri ricercatori nei contesti internazionali e la loro eccellenza nelle pubblicazioni scientifiche”. Ma nonostante risultati anche di straordinaria qualità, risultano modesti i volumi di ricerca prodotti. I numeri chiariscono bene il quadro: in Italia la spesa nell’istruzione terziaria vale lo 0,9% del Pil, molto al di sotto della media Ue (1,4%). Insufficiente anche la spesa in R&S: lo 0,5% del Pil per la ricerca pubblica (contro lo 0,6 della media Ue) e lo 0,7% per la ricerca privata (contro l’1,2 Ue). Il settore della ricerca pubblica ha dedicato molta attenzione ai temi legati a start-up innovative, spin-off della ricerca e incubatori universitari. Ma i tassi di disoccupazione per i laureati tra i 25 e i 39 anni superiori al 10% (contro il 2% della Germania) e a un tempo di transizione scuola-lavoro doppio rispetto alla media Ue, indicano la necessità di attivare lauree professionali, più orientate all’innovazione.
L’Italia è la seconda manifattura d’Europa, ma nel triennio 2012-14, si legge nel rapporto, solo il 44,6% delle imprese con 10 o più addetti ha svolto attività finalizzate all’introduzione di innovazioni, e la spesa privata in ricerca in Italia si ferma al 54% (contro la media Ue del 63%). Sono inoltre basse le percentuali di datori di lavoro in possesso di un titolo di istruzione terziaria (22%) come la quota di dipendenti laureati: per ridurre questo gap, propone Italiadecide, è necessario potenziare le iniziative di alternanza università/lavoro e i dottorati industriali.

In Italia “le imprese non sanno cosa producono i centri di ricerca e i centri di ricerca non sanno cosa serve alle imprese”, ha detto Luciano Violante, presidente di Italiadecide. “L’obiettivo dell’edizione 2017 è di mettere in comunicazione questi due mondi. Da qui l’idea di uno showroom sull’innovazione in cui gli atenei e gli enti di ricerca possano illustrare i loro prodotti alle aziende, che a loro volta possono rivolgere la loro domanda di innovazione ai centri di ricerca. Ne stiamo riflettendo con Confindustria”.

Queste in sintesi le 10 mosse per “rilanciare la crescita” secondo Italiadecide: 1. Riformare le lauree professionali creando innovazioni sui requisiti di docenza, definendo un modello di governance aperto a imprese, professioni, pubblica amministrazione; 2. Monitorare gli effetti delle nuove norme per verificare l’opportunita’ o meno di ulteriori interventi correttivi; 3. Riordinare il sistema dei finanziamenti, oggi “troppo polverizzato”, stabilendo i fondi ordinari per consentire agli enti una adeguata programmazione; 4. Definire lo stato giuridico dei ricercatori e dei tecnologi che preveda il superamento dell’incompatibilità fra attività di docenza e ricerca e attività d’impresa; 5. Istituire un sistema di governance della ricerca più unitario, nel quale siano identificate sedi di indirizzo strategico delle attività di ricerca e di coordinamento per lo sviluppo delle grandi infrastrutture di ricerca; 6. Istituire una linea dedicata al finanziamento della validazione dei risultati della ricerca e una linea di finanziamenti paralleli ad H2020, al fine di avere maggiore omogeneità nei finanziamenti a fondo perduto e terzietà di valutazione; 7. Realizzare una iniziativa ministeriale per la certificazione delle competenze acquisite in esito ai percorsi di tirocinio presso i luoghi di lavoro (anche in termini di crediti formativi); 8. Costituire un partenariato fra università e imprese per l’inserimento professionale dei dottori di ricerca; 9. Promuovere la creazione di una holding di investimento quotata che investa con una prospettiva di medio periodo nel meglio della ricerca italiana, coinvolgendo nel capitale e nell’affiancamento alle start-up grandi gruppi industriali, italiani e multinazionali; 10. Valorizzare il ruolo degli atenei, quali elementi fondamentali dei processi di innovazione, incentivando forme di collaborazione con le start-up.

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