Pazienti affetti da sclerosi multipla, date un’occhiata al metodo Kousmine

Non è solo una dieta, è uno stile di vita. Il Metodo Kousmine si basa sulle ricerche cliniche e sugli studi scientifici della dottoressa Catherine Kousmine, che dedicò tutta la sua vita alla cura dei malati. Non è una medicina alternativa, ma è compatibile con le terapie mediche convenzionali. Si è rivelato efficace nel migliorare la risposta a una serie di malattie. Il dottore Fabrizio De Gasperis, piemontese, è un medico chirurgo e nutrizionista. Presiede l’Amik, Associazione medica italiana Kousmine. Ha deciso di svolgere la sua attività in Sicilia, dove sarà presente a cadenza mensile. Tutto questo grazie anche all’Associazione Elementi Creativi, ideata da Amelia Bucalo Triglia per il benessere fisico e psichico delle persone. Un luogo speciale nato a Palermo in un bene confiscato alla mafia.

Dottore De Gasperis, come funziona il Metodo Kousmine?

E’ una versione – se possiamo usare questo termine – riveduta e corretta della dieta mediterranea. Va bene per onnivori, vegetariani e vegani. Di severo non c’è nulla e dal punto di vista pratico basta solo organizzarsi in cucina. I quattro salti in padella no, non sono ammessi. La dottoressa Kousmine aveva avuto l’intuizione – poi confermata dai molti studi fatti nei decenni successivi nelle Università di tutto il mondo – che le fibre sono irrinunciabili per la salute dell’uomo. Il metodo è fondato su quattro pilastri e uno di questi è l’intestino. E quindi sono molto importanti le verdure crude, da mangiare all’inizio, come entrèe. Verdure ovviamente biologiche e ovviamente di stagione. Poi il primo piatto è composto da cereali integrali, biologici e preferibilmente in chicco. Un bel risotto fatto con il farro o con il miglio o con l’orzo è buonissimo. Voi siciliani, per esempio, avete un patrimonio di grani antichi preziosissimo. Quindi anche la spaghettata o la pizza sono salvi. A meno che lei non faccia la pizza con una farina doppio zero, che è arrivata nel porto di Bari con una nave che viene dall’Ucraina. Allora gliela sconsiglio. Come le sconsiglio tutte quelle verdure che troviamo nei supermercati, insaccate come profilattici.

E la carne?

La carne rossa è esclusa, perché contiene una quantità di grassi saturi che è troppo elevata. Meglio il pesce. Preferibilmente azzurro, che è quello che contiene più Omega 3. Pesce di mare e non di allevamento, fresco e non di grossa pezzatura, che è un discorso legato all’inquinamento da metalli pesanti, mercurio in testa.

Vanno bene anche le uova, ma che siano assolutamente di provenienza controllata. L’olio dev’essere extravergine di oliva, spremuto a freddo, quattro cucchiai al giorno. E’ molto importante mangiare abbondantemente la mattina, un po’ meno a pranzo e ancora meno a cena.

Il vino è previsto?

Per chi non è portatore di patologie, assolutamente si. Ma anche lì bisogna vedere che vino. Se è un vino degno di questo nome può fare solo bene, al sangue e all’anima.

Quali sono esattamente le patologie che risentono dei benefici del metodo Kousmine?

Mi verrebbe da dire tutte. Una dieta del genere non può che fare bene. Ma la dottoressa Kousmine si occupava di oncologia pediatrica e il suo metodo nasce per questo. La Società Europea di Oncologia, che nulla ha a che fare con la dottoressa, appena 15 anni fa ha affermato che un terzo dei tumori esistenti sulla faccia della terra è di origine alimentare. Beninteso, nei casi irreversibili i miracoli non li fa nessuno. Ma è efficace contro moltissime malattie autoimmuni. Io ho tantissimi pazienti affetti da Sclerosi Multipla e hanno enormi e indiscutibili benefici. Quindi, malattie oncologiche, croniche o degenerative, e malattie autoimmuni. Sono queste le patologie che risentono dei maggiori benefici. Mediamente una persona che fa prevenzione e segue il metodo Kousmine ha più energia, dorme meglio, lavora meglio. Per chi soffre di una di queste patologie, i tempi sono un po’ più lunghi. L’importante è continuare a farlo. Ma noi siamo italiani e appena stiamo bene, smettiamo.

Adesso ha deciso di dedicarsi anche ai pazienti siciliani, una volta al mese. Perché?

Per amore, la mia compagna è di Marsala. E poi perché conosco bene i pazienti siciliani. Ed i pazienti siciliani, come tutti i meridionali, sono dei grandissimi mediatori. Della serie ‘cerchiamo di metterci d’accordo’. Ci provano sempre a trovare un escamotage. Sono quelli che mi dicono: ‘tanto di qualcosa dovremo morire’. Ma le nostre cellule sono come i muri di casa nostra. Se sono costruiti con ottimi mattoni, va bene. Ma se sono costruiti con materiale scadente, prima o poi crollano.

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