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I tanti volti della vittoria di Renzi. Funziona il ticket Faraone-Cracolici. Il messaggio di Beppe Lumia e l’affermazione di Andrea Orlando a Corleone. La tattica di Apprendi: appoggia Emiliano ma ha un figlio in lista con Leoluca Orlando. Terrasini bulgara: il 90% vota Matteo. Gela, il caos e Crocetta che perde anche a casa sua…

Vale anche per le primarie la regola che tutti vincono e nessuno perde? Per alcuni aspetti sì, in assoluto è incontestabile la vittoria di Renzi, anche se in Sicilia rispetto alla media nazionale perde quasi 10 punti percentuali. È vero però che in Sicilia i molti distinguo tra diversi pezzi del partito sono derivati dalle imminenti elezioni regionali. Per capirci, a nessuno conviene marciare compatti sotto la bandiera dell’ex premier in vista della preparazione delle liste, realizzate tenendo conto anche delle posizioni minoritarie. E questo ragionamento varrà anche in seguito, in caso di vittoria, quando si dovrà ricominciare a dare un volto meno monocratico al sottogoverno per ora occupato quasi militarmente dai fedeli del governatore Crocetta.
Sorride Faraone e stavolta ne ha buone ragioni. Le partite non si vincono mai prima di giocarle e il recente esito del referendum non gli lasciava grandi margini: senza una vittoria convincente il suo ruolo di “garante” del renzismo siciliano sarebbe stato messo in discussione. Così come la sua strategia costruita sull’aggregazione delle varie anime dei dem regionali (Cracolici, Lupo e Cardinale su tutti, Bianco merita un discorso a parte) che possono considerarsi i big del consenso. Il risultato è arrivato, con punte d’eccellenza a Trapani (75%), Siracusa (66%) e Palermo (63,8% in provincia e 70% in città ). Andrea Orlando e Michele Emiliano hanno raccolto, voto più voto meno, quanto in partenza gli garantivano alcuni ras locali. Il governatore della Puglia è arrivato primo a Bagheria e Termini Imerese, un “distretto” ancora oggi presidiato da Beppe Lumia, nel 2013 sbarcato in Senato con il Megafono, lista d’appoggio al Pd creata con Crocetta che gli servì anche per eludere il veto sui limiti di mandato. Lumia ha ancora una volta dimostrato di avere un peso elettorale di rilievo ponendo così un’altra volta il problema di una sua eventuale candidatura nazionale. Emiliano sbanca anche a Carini dove il peso specifico di Pino Apprendi, altro suo big sponsor, si è fatto sentire. Apprendi, nato e cresciuto nel ventre del vecchio Pci, man mano si è discostato dall’ortodossia di sinistra assumendo posizioni sempre più autonome. Talmente autonome da avere un figlio candidato a Palermo nelle liste di Leoluca Orlando e non in quella mista dem-popolari.
A Palermo il ticket Faraone-Cracolici ha funzionato. Questa era la premessa per un ragionamento sul futuro dell’attuale assessore regionale all’Agricoltura, non più candidabile all’Ars anch’egli per superati limiti di mandato. Ergo, o è candidato alla Presidenza (quì c’è già una folla…) o si opterà per una soluzione nazionale. Intanto Cracolici ha fatto dimettere Rubino dal suo Gabinetto, pronto alla bisogna per una candidatura regionale.
Altre piccole curiosità. Terrasini (altro presidio di Faraone) si rivela “l’Emilia della Sicilia”: voto bulgaro per Renzi che sfiora il 90% delle preferenze. A Corleone vince Orlando, mica male per un Ministro della Giustizia
Alla vigilia delle primarie, ma fiutando bene l’aria che tirava soprattutto a Catania, Enzo Bianco prova a smorzare l’esito delle primarie sulla decisione del futuro candidato alla Presidenza della Regione. La soluzione proposta? Indicare Piero Grasso senza fare ricorso alle primarie di coalizione. La solita furbata (una volta le riservava all’amico-nemico Leoluca Orlando…): quando intuisce di non essere lui “la principessa” tira fuori dal cilindro la trovata da padre nobile della patria mettendo i suoi pari fuorigioco. Faraone, Cracolici, Lupo? Ma quando mai, ecco il presidente del Senato a cui nessuno potrà dire di no. Nessuno meno che Renzi, naturalmente. E la mela avvelenata è servita con il solito consueto tempismo, che tuttavia non può nascondere la buona affermazione di Andrea Orlando nel suo territorio e l’avanzata prepotente delle truppe di Faraone capitanate da Sammartino.
Per ultimo, anzi proprio in fondo, il caso Gela. Riuscire a far annullare il voto per l’apertura di un seggio abusivo è il segno del perché molti in Sicilia voltano le spalle al Pd. Riesce a relegare in secondo piano il caso di Mussomeli (si votava nella sede del partito di Salvatore Cardinale) e l’analisi del voto nel paese del presidente della Regione. Che, detto per inciso, risulterebbe perdente anche in questo caso. A meno che non abbia appoggiato Emiliano al posto di Renzi.


Link esterno correlato: Primarie Pd, la mappa del voto. L’avanzata di Renzi senza avversari: fa il pieno di preferenze dove l’affluenza crolla

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