Sindaci a confronto

La cronaca “marziana” di una serata particolare. Le pagelle ai candidati sindaco di Palermo e una foto costruita ad arte che dovrebbe ricordare cosa Palermo si aspetta dal suo primo cittadino. E nel frattempo impariamo ad apprezzare sempre di più il nostro don Corrado…

Miracolo di don Corrado. Li ha messi tutti in fila – o per meglio dire ai suoi fianchi – in una disposizione che mischia le carte. Per Lorefice non c’è destra e sinistra e, quindi, da un lato  La Vardera e Forello e dall’altro Orlando, Lomonte e Ferrandelli. Non c’è Nadia Spallitta, arrivata in ritardo e per questo assente nella foto istituzionale. Un peccato mortale “bucare” l’immagine che per diversi giorni ballerà sulle pagine di giornali e siti, specie per una candidata che certamente dovrà fare una corsa al recupero del voto porta a porta, schiacciata, almeno in partenza, dal peso elettorale di Orlando e dall’esuberanza di Ferrandelli che qualcosa le rosicchia sul fronte della sinistra delusa.

Sala gremita ma troppe truppe cammellate che applaudono per fede il candidato di riferimento e rendono teso un clima che don Corrado aveva saputo sapientemente addolcire con un discorso da… sindaco. Parole di inclusione e di accoglienza, cita, commuovendosi sino alle lacrime, Pino Puglisi, ormai patrimonio di ogni sponda, sia essa laica o cattolica.

Sotto il profilo della comunicazione passa un messaggio forte e chiaro: questo è il sindaco che la Chiesa auspica e vuole. Un sindaco che sappia rappresentare la città intera e non frazioni di essa. E né fazioni, come purtroppo è avvenuto in questo primo confronto pubblico. Non ha destato sorpresa la maggiore razione di dissenso nei confronti di Orlando, nemico comune di tutti gli altri candidati, non fosse altro che per il fatto di essere l’uscente.

È un limite tutto italiano, non riuscire a comprendere che in certe occasioni non può esserci tifo. Ma del resto, se la stessa cosa capita a X-factor…

Soltanto la presenza carismatica di Lorefice ha evitato che il dissenso superasse i limiti del sopportabile. E pur tuttavia l’effetto derivato è un clima non proprio disteso.

I dettagli. Sorteggio per assegnare l’ordine di intervento. Esce la lettera Z, si va per ordine alfabetico e dalle prime file sorridono forse pensando ad un intervento dall’alto che dirime la faccenda.

Le pagelle. Il 6 “politico” non si nega a nessuno, ovviamente con piccole varianti

Fabrizio Ferrandelli, voto 6+

Non si lascia condizionare da un pomeriggio in cui minaccia querele verso Giusto Catania, reo di insinuazioni sul finanziamento della campagna elettorale. Positivo il riferimento ai giovani e alla loro fuga da Palermo che deve essere fermata.

Ugo Forello, voto 6,5

Non approfitta di una platea che non gli è contro per pregiudizio (come spesso accade ai grillini). Parla al pubblico ma si capisce che il suo vero uditorio sta in rete dove continua a fare numeroni. Centra il richiamo all’emporio solidale e al garante della disabilità.

Ismaele La Vardera, voto 6 (premio alla giovinezza)

Si parte dal look, informale come del resto il linguaggio. È giovane e vuole evidenziarlo senza se e senza ma. Si gioca la carta del “Se quello che sa fare il sindaco ci ha portato a questo punto…”.  È un gol a porta vuota…

Ciro Lomonte, voto 6 (e un pezzetto)

“Tutti i partiti ci hanno trattato da colonia”: solleva i temi a lui cari dell’indipendentismo e si scaglia contro i partiti. Due piccioni con una fava, avrà pensato. Vuole l’assessorato alla famiglia e da architetto si ricorda dell’esigenza di un nuovo piano regolatore.

Leoluca Orlando, voto 6 (e un abbraccio)

Sa di essere al centro dell’attenzione e “gioca facile” specie quando cita Dossetti e La Pira in onore del padrone di casa. Difende il tram, of course. “Palermo in passato era una palude”. Sindrome da Comunardo Niccolai: sarebbe stato meglio specificare l’epoca per evitare facili ironie…

Nadia Spallitta, voto 6 (meno)

Entra in ritardo, roba da cartellino giallo. Poi tenta il recupero sui temi ambientali e sulla trasparenza. Vuole la Biennale del cinema Mediterraneo e gli orti urbani. Sobria nel look, indossa la maglia da trasferta, forse condizionata dal campo in cui si gioca.

Tony Troia, non giudicabile

Non scende in campo, lui dice per colpa di chi non l’ha invitato per tempo. Ma un’occasione del genere non avrebbe dovuto perderla. Specie per un’intervista programmata in precedenza, pretesto ufficiale della sua assenza. Un gesto che prelude alla squalifica

Corrado Lorefice, voto 110 (laudato sii)
Rassicurante, coinvolgente, empatico.  Ha carisma e non ne riduce il dosaggio nemmeno davanti agli illustri ospiti. Comunicare non sarebbe la sua missione primaria ma coinvolge come nessun altro in platea. Lo voteremmo, peccato porti il clergy…

I cronisti, voto 9
La postazione loro riservata non si trova neanche allo stadio di Giarre. Eppure hanno sopportato in silenzio. Giancarlo Macaluso sembrava in “posa Montanelli”. Sembrava, sia chiaro.

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