PROVENZANO BLUES

I pizzini diventano la preghiera di Bernardo Provenzano a cui presta la voce Vincenzo Pirrotta. L’opera è tratta dal libro di Salvo Palazzolo e Michele Prestipino, il magistrato che coordinò la cattura del boss

Padre Nostro che sei nei cieli, sia fatta la tua volontà. Ma pure le mie parole sono ordini, così in cielo come in terra. La terra che calpesto. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, il 3% basterà. Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori. Ma chi sbaglia deve pagare, prima o poi. Non ci indurre in tentazione, il peccato è là fuori, in questa casa tutto è benedetto. Ma liberaci dal male. Io non sono di questo mondo di peccatori, io non sono stato, non sono e non sarò. Nessuno mi vide, non c’ero e non ci sarò. Amen

La preghiera di Bernardo Provenzano, scritta a quattro mani dall’attore e regista siciliano Vincenzo Pirrotta e dal giornalista di Repubblica Salvo Palazzolo, è andata in scena all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Lo spettacolo teatrale ‘Il Codice Provenzano’ si ispira proprio all’omonimo libro di Palazzolo (edito da Laterza), scritto insieme con Michele Prestipino, il magistrato che coordinò le indagini per la cattura del padrino corleonese nel 2006. Un debutto di successo cui seguirà una tournée.

“E’ un ‘Binno Blues’ – spiega Vincenzo Pirrotta – una rappresentazione un po’ grottesca di questo personaggio feroce, in cui canto i suoi pizzini. Rendendo tutto il ridicolo di un uomo che non sa neanche parlare in italiano e tanto meno scrivere. Tuttavia, dietro questa cifra ridicola e ironica c’è tutta l’amarezza per chi è riuscito nonostante tutto a tenere in scacco un intero Paese. Un doppio binario: l’ironia e l’urlo di dolore. Ecco perché ho scelto il blues”.

Una messa in scena essenziale, con la chitarra di Charlie Di Vita ad accompagnare Pirrotta che ripercorre gli affari di Provenzano, gli ordini di morte, la falsa religiosità, la trama dei rapporti con gli insospettabili. Uno spettacolo che ha anche una funzione educativa, perché i giovani conoscano la storia del nostro passato e non dimentichino.

“L’interrogativo attorno al quale ruota tutto questo progetto – dice Pirrotta – è: morto Bernardo Provenzano, tutti i suoi segreti sono morti con lui? Oppure resta un grande mistero italiano? Per esempio, la moglie ed i figli del boss non lavorano da dieci anni, come vivono? E’ chiaro che c’è un tesoro nascosto, è chiaro che ci sono delle complicità, ma sono stati seppelliti con lui? Tutti questi interrogativi restano aperti”.

“Teatro ed impegno civile sono una parte della mia drammaturgia, mi ha sempre accompagnato – sottolinea l’attore – la trovo necessaria. In quanto artista voglio da sempre fare un teatro rivoluzionario, perché i teatri di impegno civile sono una forma per fare delle piccole rivoluzioni”.

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