I giovani, la mafia e la lezione di Pio

La scopertura di un busto, il Presidente Mattarella e l’impegno degli studenti per onorare la memoria di La Torre, il primo a capire come colpire i beni dei mafiosi

Trentacinque anni fa la mafia uccideva Pio La Torre assieme al suo collaboratore Rosario Di Salvo. Fu un omicidio simbolo dell’offensiva che Cosa Nostra lanciava verso gli uomini delle Istituzioni che tentavano di aprire una nuova fase nella lotta contro la criminalità organizzata.

Oggi a rendere omaggio al sindacalista, parlamentare e padre della legge per la confisca dei beni ai mafiosi, è sceso a Palermo il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha partecipato, accanto ai figli di La Torre, alle manifestazioni commemorative, prima fra tutte la scopertura di un busto bronzeo collocato nella sede di Giurisprudenza a Palermo.

Ci perdonerà il Presidente Mattarella – ma sappiamo che condividerà la nostra scelta – e con lui il ministro Fedeli e tutti i rappresentanti istituzionali della Regione, se alla cronaca delle manifestazioni ufficiali noi oggi anteponiamo, come omaggio all’ex segretario regionale del Pci, le parole semplici e straordinariamente efficaci di uno degli oltre 3000 studenti che hanno partecipato all’indagine sulla percezione mafiosa condotta, per il decimo anno, dal Centro Studi che di La Torre onora il nome con un’azione quotidiana e capillare sul territorio.

“ Il mafioso è irrazionale perché non agisce da uomo negando, con i suoi comportamenti violenti e delittuosi, il fattore distintivo dell’uomo che è la ragione e il concetto di legalità più che il semplice rispetto della legge deve essere legato alla dignità e alla moralità dell’essere umano”.


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