Elezioni comunali, le precisazioni di Francesco Messina, candidato sindaco di Palermo

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la precisazione dell’avvocato Francesco Messina, candidato sindaco di Palermo.

Faccio seguito alla recente conversazione telefonica mediante la quale lamentavo sia il taglio giornalistico nonchè una serie di divergenze tra quanto da me dichiarato e ciò che è confluito nell’articolo del 25 aprile c.a. a Sua firma.

E’ fuori dubbio che il giornalista possa esprimere delle opinioni perché esse costituiscono la parte nobile del libero pensiero ma non gli è consentito, in campagna elettorale, sminuire la portata di un movimento che tenta di contrapporsi a logiche tradizionali che hanno lacerato un tessuto sociale finanche distrutto una intera collettività.

Affermare che “gli altri rosicano, ma mentre fanno gli inseguitori di sogni non hanno tempo per pensare all’ipotesi – del tutto reale – della sconfitta. E in fondo è bello così perché, al netto di ideali e ideologie che contrabbandano quali verità assolute, ci regalano l’opportunità di raccontare storie di uomini che fanno i conti con sé stessi e con il futuro. Storie come quella di Francesco Messina, avvocato, classe 1961, l’ultimo in ordine di tempo ad iscriversi al palio di Palazzo delle Aquile. E’ un sillogismo inopportuno che parte da una comunicazione ingannevole nei confronti degli elettori in quanto è permeato dal “rosicare”, dall’”inseguire sogni”, dalla “sconfitta”, e da “ideali e ideologie che contrabbandano quali verità assolute”. Egregio Dott. Angelo Scuderi, chi afferma i diritti fondamentali, così come sono stati plasmati dalla Carta Costituzionale, non insegue ne sogni ne mai è sconfitto. L’elemento numerico è assolutamente neutro: un voto o mille voti sono niente rispetto alla dignità della persona che aspira che gli altri rispettino le proprie piccole e preziose azioni. Io non faccio, per mia natura il contrabbandiere ne, tanto meno, posso immaginare che la mia, la nostra “Carta Costituzionale” generi ideali e ideologie da contrabbandare.

Quanto ai Suoi virgolettati, per parole che io avrei detto, ci sarebbe da riscrivere l’intero articolo stante una assoluta divergenza tra le mie dichiarazioni e lo scritto.

Andrò per sintesi cercando di correggere i punti dal profilo sostanziale:

  • Rigo 12 dell’articolo: “…Orlando è il simbolo del postergare” la frase che io avrei labiato è la seguente “il Sindaco Orlando si è mosso nella logica della postergazione”. Il termine è sinonimo di posticipare, riversare i debiti presenti alle generazioni future;
  • Rigo 21 dell’articolo: “….Tenga conto, tra l’altro, che storicamente la politica l’hanno inventata gli avvocati”. Niente di più errato. Sarebbe offendere la mia identità culturale ed il ruolo ricoperto nella polis dai cittadini. Mi sono limitato a rimarcare che l’attuale politica è in crisi perché sono in crisi gli attuali politici che gravitano dentro essa. La mia frase, di tutt’altra portata, rimarcava il disinteresse della classe forense per le questioni sociali e per le questioni politiche. Essa si limita alla mera “lamentazione” senza strutturare un’idea di azione, di proposta alternativa alle logiche partitiche. La mia posizione è un lid rivolto ai colleghi “a fare politica”, assumendosi le proprie responsabilità culturali e riaffermare il ruolo storico di costruzione sociale proprio della classe forense;
  • Rigo 27 dell’articolo: “Io sono cresciuto all’interno dell’Azione Cattolica, nel mio paese d’origine (Santo Stefano di Quisquina, ndr) mi definivano catto-comunista, definizione di moda all’epoca. Frequentavo il liceo classico, compagno di quegli anni fu il magistrato Marzio Sabella”. E’ un virgolettato su parole da me non pronunciate. Mai nessuno mi ha mai definito “catto-comunista”. Ho solo comunicato una esperienza personale: vissuto nell’azione cattolico ma incluso nelle realtà pluralistiche del paese. Tra esse la segreteria del PCI. Ho anche precisato che il mio percorso formativo è passato per il liceo classico di Bivona, in un periodo culturale straordinario in cui l’insieme dei discendi e degli insegnanti era portatore di grandi ideali per affermare l’idea aurea, di natura antropologica, dell’intangibilità dell’uomo. E’ stato il periodo in cui il liceo-classico Luigi Pirandello di Bivona ha prodotto intellettuali, professionisti, magistrati di alto spessore tra i quali Alfonso Sabella, Marzia Sabella, ecc.;
  • Rigo 64 dell’articolo: “Il sindaco di Palermo guadagna troppo, il mio stipendio non supererà mai quello di un magistrato di Corte d’Appello. Diciamo non più di 100.000 euro lordi, compreso il costo della segreteria (stia tranquillo, quello è compreso nelle spese dell’amministrazione, ndr). In ogni dettaglio voglio essere un sindaco che deve stare bene con la propria coscienza”. Niente di più errato. Ho sollevato una questione morale che il politico non può ignorare soprattutto guardando agli attuali problemi sociali. A una Sua domanda, sull’abbattimento dei livelli retributivi, ho espresso la mia idea di un ridimensionamento di essi nella misura del 50% . Prendendo come parametro di riferimento uno stipendio di 200 mila euro annui, tale somma deve essere ricondotta a livelli sostenibili (per l’appunto, a 100 mila euro) e così in via decrescente per tutto il comparto dei politici. Rimane fermo il principio che ciascuno è libero di destinare parte o l’intero stipendio per risanare le lacerazioni sociali e per aiutare i più deboli.

Sorvolo su altre inesattezze ma, come Le ho detto per telefono e per onestà intellettuale, me ne assumo parte di responsabilità in quanto, al Suo invito di leggere l’articolo prima della pubblicazione ho, come è mia natura, riposto massima fiducia al mio interlocutore.

Non gliene faccio una colpa in quanto l’errore cresce con noi ma è sempre emendabile.

Credo di farLe cosa gradita trasmettendo il mio programma politico.

Con affetto.

Avv. Francesco MESSINA


Egregio avvocato, il dialogo è forma da noi assai gradita e quindi ecco pubblicata la versione integrale della sua precisazione. A lei, uomo di legge, chiedo solo il diritto di replica, anche per chiarire alcune osservazioni.

Sono d’accordo con lei, la dignità non si misura in voti e non capisco dove e quando avrei affermato il contrario. Nell’introduzione all’articolo non era espresso alcun sillogismo, piuttosto credo che ogni candidato (comprensibilmente) ritiene verità assolute l’insieme di idee che propone. Sottolinearlo – cosa che rientra nell’ambito delle opinioni – non reputo sia offensivo per alcuno. Nessuna intenzione di sminuire la sua azione e il suo movimento, prova ne sia che ho dedicato lo stesso spazio e la stessa dimensione di foto riservata, per esempio, al sindaco Orlando. Riguardo al virgolettato. 1) postergazione è l’azione del postergare, lo dicono i dizionari; 2) credevo di avere espresso, forse in estrema sintesi, il suo invito alla classe forense a riaffermare il ruolo storico di costruzione sociale. Sul ruolo dei cittadini nella polis sono, ancora una volta, d’accordo senza riserve; 3) Faccio ammenda sulla sede del suo liceo, Bivona, e sul nome di Sabella (prontamente corretto). E anche sul termine catto-comunista che, a quanto sembra, non spiega al meglio le sue esperienze sociali dell’epoca. Ma anche questo non mi sembra offensivo; 4) sulla retribuzione dei sindaci, stabilita da una norma, parlando di riduzione mi sembrava implicito il suo riferimento alla questione morale. È vero, sul quantum ha risposto ad una mia domanda e reputo la sua risposta chiara ed efficace.

Non dubito della sua onestà intellettuale e spero che lei non dubiti della mia. E qualora così fosse l’offerta di leggere il virgolettato (di un’intervista realizzata via cavo e senza testimoni) ne è ampia prova. Apprezzo Mounier – moderno ancora oggi – a cui lei s’ispira e di conseguenza ho particolarmente gradito il suo secondo allegato. Al di là degli equivoci, spero chiariti, sappia che le porte della nostra redazione sono sempre aperte. Ricambio l’affetto.

Angelo Scuderi

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