Taxi Uber, sospeso lo stop del servizio prenotazione via app. Governo prepara norma

Rivoluzione del settore della mobilità urbana e più in generale dei trasporti non di linea come i cosiddetti Taxi Uber. Il governo ha presentato lo scorso 22 marzo ai sindacati la bozza di un decreto interministeriale che regolamenta l’utilizzo di tecnologie di chiamata a distanza, anche con l’intento di contrastare pratiche di esercizio abusivo dei servizi di taxi e di NCC, noleggio con conducente.
Il provvedimento dovrebbe colmare il vuoto normativo evidenziato dalla vertenza Taxi Uber, che ha contrapposto i sindacati dei tassisti contro la Uber. La società multinazionale con sede a San Francisco negli Usa ha brevettato nel 2010 un sistema di intermediazione attraverso un’applicazione mobile (app) in grado di mettere in collegamento diretto passeggeri e autisti, questi ultimi anche soggetti privati, non necessariamente provvisti di licenza o patente speciale. Chiunque può chiedere di diventare autista Uber, dichiarando di possedere i requisiti stabiliti dall’azienda attraverso il suo sito web. Il servizio uberTAXI si differenzia da quello di radiotaxi, in cui non vi è alcun rapporto diretto tra utente finale e tassista.
L’Uber difende il suo servizio a prezzo pre-concordato, sostenendo che “liberalizzare il settore”, in linea con i principi generali delle norme europee, porta ad abbassare il costo di taxi e altri servizi di mobilità urbana. In Italia però il T.A.R. del Veneto ha stabilito con la sentenza n. 1373/2014 che le liberalizzazioni nelle attività commerciali, introdotta dalla cosiddetta Direttiva Bolkestein della CE, non si applica ai trasporti terrestri.
Alcune associazioni dei consumatori hanno sottolineato che, secondo l’autorità dei trasporti, i “Servizi tecnologici per la mobilità” (STM) configurano “la creazione di un nuovo e specifico segmento del mercato della mobilità urbana non di linea”, non inquadrato nella legge quadro esistente.
Il Tribunale di Roma qualche giorno fa ha ordinato di sospendere il servizio Uber in Italia accogliendo un ricorso per concorrenza sleale della categoria dei tassisti, con sentenza depositata il 7 aprile 2017. La Uber Italia a sua volta ha fatto ricorso ottenendo la sospensione dell’ordinanza. La prima udienza è fissata il prossimo 5 maggio.

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