La mafietta secondo loro / 3

La mafietta

La mafietta, quel piccolo sopruso che in Sicilia molti subiscono e a cui purtroppo ci si rassegna. Il racconto di tanti siciliani che ci conducono per mano alla scoperta della “mafia di tutti i giorni”. Terza puntata della nostra inchiesta

Salvatore Amato, presidente Ordine dei Medici di Palermo

Toti Amato, medico

Certi comportamenti da “mafietta”, descritti come una mentalità tipica di un popolo non hanno confini geografici. Allo stereotipo culturale di tipo razzista del siciliano “mafiosetto”, antepongo la visione letteraria descritta da Giuseppe Tomasi di Lampedusa nel Gattopardo, quando il protagonista spiegava al piemontese Chevalley di Monterzuolo cosa volessero i siciliani: “Il sonno, caro Chevalley, il sonno è ciò che i Siciliani vogliono, ed essi odieranno sempre chi li vorrà svegliare”. Il punto è che, per coloro che si sono svegliati manca oggi un dibattito aperto assieme a chi la pensa diversamente, senza per questo appartenere a un gruppo ristretto “antimafioso”, che sta diventando quasi il terreno di conquista che segna la differenza tra chi mette i paletti tra dominanti e dominatori e chi passa avanti con indifferenza.

Maria Falcone, sorella del magistrato Giovanni Falcone ucciso dalla mafia, attivista

Maria Falcone, insegnante

E’ errata convinzione che la violenza e le varie forme di sopruso, tra cui rientra anche quella del bullismo dei giovani, non abbia lo stesso grave peso della mentalità che soggiace al comportamento del mafioso. Talora si parla di questi atti di violenza come di “mafietta”, ma tale diminuitivo non deve indurci a ridurre la gravità del fenomeno, ma a ricordarci che tali soprusi sono i veri prodromi della mentalità mafiosa: l’affermazione dello strapotere di un “io” contro il bene di un “noi”, l’eliminazione di un “avversario” al solo scopo di illudersi di essere forti, temibili e dunque degni di ammirazione e rispetto.

Francesco Miceli, architetto

Francesco Miceli, architetto

La “mafietta ” è una certa cultura che tende a far divenire la prepotenza, dei modi e delle azioni, una consuetudine. Così, come è successo a tanti ed anche a me, rifiutarsi di “pagare il pizzo” al posteggiatore abusivo, determina in questo ultimo una reazione violenta, per affermare il suo diritto alla monetina. Perché il luogo, il parcheggio gli appartiene, perché così lui ha deciso.


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