Allarme Rosso

Ismaele La Vardera, un “alieno” in lizza per Palazzo delle Aquile. Dalle Iene alla sfida con Orlando: è il candidato sindaco più giovane e anche il più originale. La campagna elettorale a bordo di un’Ape, gli insegnamenti di Gesù, la difficile convivenza con Salvini. E il ritorno da Milano per colpa delle stigghiole…

Il piccolo rosso lancia la sua sfida ai Golia della politica palermitana. Per completare la citazione biblica ribadisce che userà la fionda per tentare di aprirsi un varco verso Palazzo delle Aquile. E la sua fionda è l’entusiasmo, per molti contagiosi. Ismaele La Vardera, nonostante il suo recente passato di Iena televisiva, parla senza particolare enfasi, per evitare che la passione con cui si esprime possa essere scambiata per presunzione. Ma ciò che afferma, con la sua aria da guascone, si capisce che per lui è verità allo stato puro: “Sono l’unica vera novità di questa campagna elettorale”. Che il tipo è curioso lo si evince già dalla carta d’identità: contate quanti sono in Italia quelli che si chiamano Ismaele. Aggiungiamo una spruzzatina di quella sfrontatezza tipica dell’età che gli consente di spingere sull’acceleratore su ogni tema, anche i più spinosi. Cinque anni fa, all’epoca del plebiscito per Orlando, era un primo votante. Appena un lustro dopo lo sfida senza timori reverenziali.

“Orlando è il limite culturale di Palermo – attacca Ismaele La Vardera , 24 anni giusto tre giorni prima del voto, candidato sindaco di un fronte che riunisce le liste estreme del centrodestra -. Io il sindaco come lo ha fatto lui non lo so fare e non lo voglio fare. Il compito della politica, anche e soprattutto di quella comunale, è di creare il contesto per una vita sociale a misura d’uomo. Da Palermo, invece, i giovani scappano”.

Anche per Ismaele c’è stato il momento della fuga e quello del ritorno.

“Prendetelo come un simbolo ma mi mancava il profumo della stigghiola. Palermo è unica, vederla senza futuro mi faceva male. Dopo 2 anni passati a Milano, in un contesto professionale più che stimolante, il richiamo della mia terra è stato irresistibile. Mi hanno dato del pazzo, ero a Mediaset a 21 anni, avevo un contratto per Open Space (un format televisivo di Italia1, ndr), ho mollato tutto sapendo che in caso di insuccesso tornare indietro non è scontato. Ferrandelli da mesi racconta il suo atto di coraggio delle dimissioni dall’Ars. Io ho davvero lasciato tutto, metto in gioco la mia vita e non ho paracadute di alcun genere. Credo in quello che faccio, la candidatura di Palermo è il primo passo verso un progetto più ambizioso. Io spero di riuscire, nel tempo, a riunire nuovamente tutte le anime nazionali del centrodestra”.

Annunciando la candidatura hai detto di lasciare la porta aperta a tutti. Sei soddisfatto di chi è entrato?

“La mia candidatura nasce su spinta dei movimenti civici ma non ho mai nascosto la mia appartenenza al centrodestra. Se la domanda contiene un’allusione a Salvini rispondo che con lui il confronto è stato aspro e ancora oggi è serrato. Non mi piacciono alcuni contenuti e come li esprime. Ma in una famiglia ci sono fratelli con cui si discute più animatamente. Nell’ottica di un centrodestra unito Salvini ha diritto di cittadinanza. Il 2 maggio saremo insieme in un talk show nazionale (L’Aria che tira, La7). Chiamiamole prove tecniche di trasmissione… In un momento in cui tutti fuggono dai partiti io ne rivendico il ruolo senza infingimenti”.

Come riesca a farli coesistere, così logori e impregnati di potere terreno, con Gesù, suo Maestro e principale ispiratore, resta il più grande dei misteri. Anche se il giovane Ismaele, a livello dialettico, dimostra di avere laurea più master.

“La mia esperienza di vita è segnata dalla fede e l’impegno civile è la conseguenza di essa. L’incontro con Dio ha indirizzato la mia esistenza, Dio è il padre che non ho avuto. Sono cresciuto in una famiglia protestante, sono cristiano e non nascondo la mia fede. Non capisco chi lo fa, come qualche altro candidato (il riferimento è a Lomonte, ndr). Detto questo l’amministrazione pubblica non sarà lesa dai miei principi religiosi. Per me, per esempio, i matrimoni gay non si toccano ma non sarò io a celebrarli”.

Un altro maestro ma con la m ben più minuscola è Pino Maniaci.

“Non lo rinnego e mi rattrista vederlo già condannato ancora prima della sentenza dei giudici”.

Una condanna etica prima che giudiziaria.

“È vero, le intercettazioni che abbiamo ascoltato ha un valore etico che dipingono l’errore di un uomo in un momento di difficoltà. Pino si è scusato e mi sembra perdonabile. Ciò che ho vissuto, a livello umano e professionale, a Telejato è comunque indimenticabile”.

Se dico Segrate…

“Ho l’opportunità di ribadire che l’intenzione non era quella di copiare il programma del sindaco di quel paese. Sarebbe stato stupido oltre il tollerabile. Ne abbiamo volutamente preso parti perché molte di quelle idee ci convincono. C’è stato un errore e lo ammettiamo, nella prima stesura non erano stati tolti i riferimenti lombardi e sembrava un copiato”.

E con il gioco della citazione archivia quella che era sembrata una clamorosa falsa partenza. L’ottimismo, del resto non gli fa difetto e la pagina di Segrate nella sua narrazione è un ricordo ormai lontano. Ben più recente il premio che avrebbe ricevuto dai sondaggi, anche se quando cita i numeri la sua veste di candidato è assai più percettibile.

“Sappiamo che sarà un’impresa contrastare chi da anni è radicato in questa città. Noi ci proviamo con le armi che abbiamo e reclamando trasparenza. Lo vedrete cosa significa per noi trasparenza. Intanto al mio appello di rivelare l’entità e la fonte dei finanziamenti non ha risposto nessun candidato sindaco. Nessuno parla, bella trasparenza. In questo i grillini mi hanno deluso. Mi sa che il vero grillino sono io, libero da qualsiasi condizionamento. Forse è anche per questo che i numeri in nostro possesso ci danno al 9%”.

Credere ai numeri in questo frangente può essere un deterrente per il lavoro a pancia bassa che invece dovrebbe essere essenziale per chi è un esordiente.

“Ci mancherebbe, lavoro h24 e così anche il mini esercito di 50 volontari che non finirò mai di ringraziare. Per noi già superare lo sbarramento e portare la nostra presenza in Consiglio sarebbe un’impresa straordinaria”.

Orlando ha un altro Orlando in lista, Ferrandelli sta ipotizzando la stessa operazione con un parente. Tu designerai un altro La Vardera in cima alla lista?

“Probabilmente andrò io stesso, per spingere la lista. Ma se verrò eletto mi dimetterò già dopo l’insediamento”.

E se invece non dovesse andare come sperato?

“Da settimane giro la città con la mia Ape di seconda mano. Se dovesse andare male la utilizzerò per vendere la frutta”.

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