Auguri Nutella: da Moretti a Gaber quanti inchini al genio di Ferrero

Cinquantatré anni fa usciva dalla fabbrica di Alba il primo barattolo della crema al gianduia e nocciole che ha conquistato l’Italia e il mondo. È stata l’antidepressivo di Nanni Moretti e l’antagonista della cioccolata svizzera per Giorgio Gaber. Quanti “inchini” progressisti al genio dei Ferrero…

Che mondo sarebbe senza Nutella? È la frase retorica più straordinaria che in pubblicità sia mai stata partorita per un marchio italiano. La retorica sta nel fatto che siccome la Nutella c’è, vive e lotta insieme a noi, è superfluo chiedersi come staremmo senza. Male staremmo, male solo a pensarci. Ma è solo un attimo, quell’attimo che intercorre tra il cattivo pensiero e lo sguardo che si posa rassicurante sulla dispensa.

La Nutella festeggia oggi il suo 53esimo compleanno. Geniale l’intuizione di Michele Ferrero che volle rinfrescare il marchio della Supercrema, si chiamava così all’origine la “mamma” della Nutella, per imporla in tutta Europa. Genio e un pizzico di follia, visto che allora quel prodotto a base di gianduia a stento varcava i confini del Piemonte. Il nome Nutella era l’unione tra la desinenza nut (nocciola in inglese) e il suffisso ella che richiamava il genere femminile in italiano. Ed ecco servita la Nutella, il cui primo barattolo uscì dalla fabbrica di Alba proprio il giorno 20 di aprile.

Era il 1964. Ci sono prodotti che sono figli di un determinato tempo, alcuni ballano per una sola estate, altri si concedono qualche giro in più ma poi finiscono per cedere il passo. La legge dei consumi, a cavallo degli anni del boom economico, imponeva il fattore novità come principale effetto trainante sul mercato: più eri nuovo e più vendevi. Il nuovo sostituiva l’antico, la tradizione cedeva il passo al moderno. La Nutella rispondeva a questo principio ma poi, come per la legge del contrappasso, ha vissuto una vita assolutamente controcorrente, rappresentando il prodotto più evergreen che si possa immaginare. Dapprima di nicchia, poi persino osteggiata dalle mamme che non vedevano di buon occhio l’uso indiscriminato di cioccolato, infine oggetto di culto. Inquadrata in film d’autore, presente nelle strofe più graffianti sui tic degli italiani, la Nutella da anni ha ormai ha finito di essere una crema. È la prova provata che la linea del tempo può scomparire, lo strumento che  appiattisce le distanze tra padre e figlio, è uno scontato passaggio di testimone che abbatte le distanze generazionali.

È l’antidepressivo di Nanni Moretti e il simbolo della sinistra che Giorgio Gaber contrappone alla cioccolata svizzera (ovviamente di destra). È stato il must che ha messo d’accordo le varie anime del frastagliato mondo della sinistra. Davanti alla Nutella D’Alema e Veltroni, Vendola e Renzi, possono anche sovrapporsi. È l’unguento con cui Tomba alleviava, paradosso dei paradossi, il sapore orrendo delle medicine che prendeva per dimagrire. È l’esercizio di stile che Riccardo Cassini si concede con il suo Nutella Nutellae, fenomeno editoriale da un milione e mezzo di copie. Delizioso, quanto rievocativo delle sopra evocate abitudini materne, l’incipit del secondo capitolo: “De Inutilitate nascondimenti barattorolum Nutellae ab illusibus mammibus”. È proprio vero, inutile nascondere il barattolo, la Nutella è e sarà sempre con noi…

 

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