Ippodromo chiuso, protesta dei lavoratori in corteo dal Teatro Massimo alla Prefettura

Hanno raggiunto la sede della Prefettura in via Cavour dopo aver manifestato davanti il Teatro Massimo. Sono i lavoratori dell’ippodromo di Palermo chiuso per “mafia” dall’8 marzo scorso. In tutto 400 persone che adesso si trovano senza lavoro. A chiedere la riapertura della struttura sono anche i driver e quelli che si occupano della manutenzione dei cavalli.

Sulla vicenda interviene Giovanni Cascio presidente della Ires, società di gestione delle corse che ribadisce la necessità di riaprire l’Ippodromo. “Noi – spiega Cascio – chiediamo un aiuto alle autorità e alle Forze dell’Ordine per contrastare il rischio di infiltrazioni. Non abbiamo ancora avuto risposte. E anche Giovanni La Rosa rappresentante dei guidatori parla di misura eccessiva: “Le indagini esistono da un vita, e si possono anche fare con l’ippodromo aperto”.

Per Enzo Campo della Cgil servono risposte certe. “L’ippodromo di Palermo – dice Campo – rappresenta un punto importante per lo sport palermitano ma deve agire dentro un quadro di legalità e nel massimo di pulizia. Noi torneremo a chiedere al Prefetto che si faccia un tavolo per avere certezze. Perché fermo restando le indagini che ci sono in corso, vorremmo sapere qual è la situazione e se sarà possibile  ricorrere agli ammortizzatori sociali per i lavoratori”.

E parla anche il sindaco di Palermo Leoluca Orlando. “Nel confermare, anche in questa occasione, il nostro ringraziamento e sostegno alla magistratura ed alle forze dell’ordine, perché le verifiche siano attente, capillari e scrupolose, auspichiamo che questa vicenda possa avere percorso netto e veloce,  affinché l’ippodromo cittadino possa riprendere, in tempi ragionevolmente brevi,  la sua attività, all’interno di un indispensabile alveo di legalità e trasparenza. Non si può trascurare – aggiunge Orlando – che al di là del fenomeno sportivo e ludico, l’ippodromo costituisce l’unica fonte di reddito e di sostentamento  per la maggior parte degli operatori dell’indotto e per i rispettivi nuclei familiari, che proprio in un percorso di legalità devono trovare garanzie e tutele”.

 

 

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