Gwyneth Paltrow, odio te e le tue Sliding Doors

Oggi ho rivisto un film che nella sua semplicità (superficialità) mi costringe tuttavia a riflettere su una cosa su cui forse è meglio soprassedere. Mi sono sciroppata per la quarta volta Sliding doors e per la quarta volta ho cominciato a pensare agli effetti del caso, del destino, del disegno astrale o divino – per chi ci crede-.

Le porte girevoli che possono cambiare il corso della nostra vita in una maniera così determinante, in una percentuale così consistente da ridurre ai minimi termini la convinzione che siamo noi, con le nostre azioni quotidiane e il nostro impegno a disegnarci presente e futuro. Signori, entra in scena sua Maestà il caso. Certo, se avessi scelto di fare l’eremita e non scendere mai più da quel pizzo di montagna che tanto amo sarei stata veramente io a ridurre a zero l’incidenza del caso. Ma se escludo, come il 99,99% dell’umanità, una scelta così estrema sono costretta ad ammettere che le grandi scelte della mia vita sono state regolate dal caso. Nella classe del mio liceo non sono finita per scelta e lì ho trovato le amicizie della vita e qualcosa di più. Buone o meno ma ancora quelle sono. E in amore? Se non fossi andata a quella festa chissà con chi avrebbe copulato Giancarlo sino ad oggi e la cicogna a chi avrebbe destinato i miei bambini. E se al concorso fossi arrivata quinta invece che seconda avrei davvero intrapreso una carriera artistica invece di diventare una funzionaria pubblica? Caro diario, la cara Paltrow ogni volta mi fa questo scherzo, tenermi sveglia una notte intera sul dilemma del cazzo per farmi concludere che a certe domande è meglio non rispondere. Anzi, che certe domande è meglio non farsele. E per sicurezza non prenderò mai più la metrò e non tornerò a casa prima del previsto. Così anche la Paltrow è servita.

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